martedì 27 dicembre 2011
I castelli in aria dei creazionisti e la noia del dibattito
http://sezione9.blogspot.com/2011/12/il-pelo-sullo-stomaco.html
Supponiamo che voi siate insegnanti di latino, e che amiate molto la materia che insegnate alle vostre classi, ora immaginate che un gruppo socialmente ben fortnito di negazionisti neghi con forza l'esistenza dell'impero romano.
Non solo limitandosi a negare, ma facendo addirittura pressioni politiche e traviando le nuove generazioni che ridacchierannono sommessamente mentre insegnate, dicendo che state raccontando cose mai esistite.
Quando si potrebbe parlare di Ovidio, di Cicerone, dei 5 secoli di impero e della storia di roma, di come molte lingue neolatine come l'ialiano, il francese, lo spagnolo, il portoghese, il rumeno abbiano un'origine comune evidente, dovete spendere molto tempo prezioso per controbattere a chi crede che la storia inizi solo con il medioevo!
Magari questo può sembrare un esempio surreale, facciamone uno reale con l'olocausto, oggi ci sono persone che negano questo evento, che sostengono che il nazismo non ha mai rinchiuso nessuno nei campi di concentramento e soprattutto nessun ebreo ma che sia una fiaba raccontata dagli ebrei per giustificare lo stato di israele
Negazionismo_dell'Olocausto
non importa che ci siano fotografie, filmati e testimonianze dirette di chi è stato in un campo di concentramento, ecco che ci saranno dei negazionisti e che alcuni politicamente supportati proporrano campagne di disinformazione per convincere chiunque della loro assurda idea...proponendo che nelle scuole si dica che l'olocausto è solo una teoria priva di fondamenti e che sia necessario insegnare anche l'altra versione dei fatti.
incredibile, vero?
Questo sostanziamente è quello che succede con l'evoluzione.
Ci sono associazioni che godono, soprattutto in america, di enormi risorse di capitali e che stanno portando avanti battaglie mediatiche violente per screditare quella che ritengono solo una teoria, in alcuni casi cercano di promuoverne anche l'abolizione per vie legali (chi conosce il dibattito si ricorderà 5 anni fa il processo di dover e il tentativo di sostituire l'evoluzione con il disegno intelligente) il tutto supportato da una enorme fetta della politica (basti pensare al partito repubblicano di George W. Bush)
Insomma negazionismo senza se e senza ma, che pretende prove ma che poi bellamente le ignora qualora siano scomode, genera e degenera la grande perdita di tempo per gli scienziati costretti costantemente a dover replicare a tono a tutti questi personaggi, insomma si deve combattere ad oltranza e in difesa contro questi continui attacchi ai quali comunque non si pone rimedio
non per l'invalidità della teoria evolutiva e del fatto evoluzione, ma perchè qualsiasi risposta e qualsiasi argomentazione cadono nel vuoto.
Ad esempio: supponiamo esca un nuovo libro filo-creazionista, qualche biologo o paleontologo si prenderà la briga di smontare tutte le sciocchezze in esso contenute, la risposta degli ambienti religiosi sarà "ecco hanno cercato di sminuire perchè ha scritto cose scomode per la scienza!"
Allora al prossimo libro nessuno si scomoda per evitare di dar adito a polemiche, "nessuno replica perchè si è colpito nel segno e la scienza non sa rispondere!"
Diciamoci la verità, in qalsiasi modo si risponda i creazionisti cercheranno sempre di rigirare la frittata a loro favore.
Il sistema come ho già scritto in altri post è semplice, si porta la scienza sul piano delle mere opinioni.
Mettendo l'evoluzione sul piano dell'ideologia ed affibbiandogli un -ismo la si può negare e sminuire, mettere in caricatura e quindi condannare.
Il fraintendimento intenzionale a questo punto vien comodo quando un evento naturale cozza contro qualcosa di profondamente radicato nelle convinzioni del creazionista e crea di conseguenza un conflitto, questo corto circuito logico è risolvibile solo asserendo che è sbagliato dar retta alla scienza, ecco che questo comportamento negazionista diventa un'ideologia dalla quale le menti chiuse non vogliono uscire...
Infine si fanno passare furbescamente gli scenziati creazionisti come il 50% del mondo accademico, di modo che tutti coloro che sono al di fuori del dibattito pensino ci sia una spaccatura uniforme nel mondo scientifico, invece la quasi totalità degli scienziati sostiene fermamente l'evoluzione.
A sostenere la creazione sono in pochissimi e questi sparuti 4 gatti vengono costantemente sbugiardati a causa della fallacia delle loro idee.
Se i creazionisti cominciassero ad uscire dagli -ismi ed a fare ricerca allora ci sarebbe lo status di scienza, finora si rimane solo nell'ambito dell'arroganza di voler dire in cosa credere cercando di incuneare convinzioni personali tra dati scientifici giocando sporco e pensando che negare basti per cancellare un fatto ed accettare una fantasia.
mercoledì 8 giugno 2011
Perchè IO non voglio il nucleare in italia

http://sezione9.blogspot.com/2011/06/perche-io-non-voglio-il-nucleare-in.html
Tra pochissimi giorni si andrà a votare per decidere sui quattro quesiti referendari dedicati rispettivamente alla gestione del servizio idrico , al nucleare e al legittimo impedimento.
qui un sito che spiega come saranno organizzate le scheda
http://www.ilcambiamento.it/beni_comuni/referendum_2011_come_si_vota.html
Io voterò 4 sì, ma vorrei spiegarvi brevemente perché scelgo di non avere il nucleare qui in Italia,
innanzitutto ci tengo a precisare che non sono mai stato contrario al nucleare in generale, è una fonte di energia che non ha impatti sull'effetto serra, non inquina, e produce relativamente poche scorie.
Ha indubbiamente molti vantaggi, inoltre non penso che in Italia si possa verificare una nuova Chernobyl o peggio, qualcosa di simile al terremoto in Giappone che ha distrutto la centrale di Fukushima, certo abbiamo avuto sismi importanti, come ad esempio quello de L'aquila di un paio di anni fa, ma conosciamo le zone di maggiore rischio sismico... anche se queste sono state rivedute solo di recente in seguito al terremoto di S.Giuliano di puglia.
No, non è per questo che motivo il mio dissenso, l'italia è sì molto sismica, ma trovo estremamente improbabile che ci sia la possibilità che accada in futuro un evento tale da portare ad un disastro nucleare, per quanto rimanga comunque possibile, dopotutto i problemi nelle centrali sono all'ordine del giorno e questo succede in tutto il mondo.
Il problema, a mio avviso, sono le scorie ed è un problema, questo, che non ha nessuna soluzione, perché siamo in uno stato che non riesce già a smaltire la propria immondizia, figuriamoci le scorie di 3° livello...
spiego in poche parole quali sono i rifiuti radioattivi:
ne esistono 3 categorie:
la prima è quella dei residui ospedalieri, materiali usati per gli esami radiologici,
la seconda è costituita dai materiali di costruzione delle centrali nucleari,
la terza categoria, il 90% delle emissioni radioattive, quindi pericolosissime, è formata dalle barre di uranio 235 o plutonio 239, quindi materiali di fissione.
Per i residui di terza categoria esiste a livello mondiale un solo sito definitivo, quello di Yucca Mountain nel deserto del Nevada , figuriamoci se la geologia italiana possa consentire qualcosa di simile, ma dove sono allora le barre di Uranio di scarto stoccate negli ultimi vent'anni di utilizzo dei 4 reattori elettronucleari?
Se andate nella centrale di Caorso troverete le barre di uranio ancora nel nocciolo, oltre a quelle di Trino Vercellese , molte sono a Saluggia in Piemonte, dietro un muro di cemento alto 5 metri e profondo 15, non inertizzate, e parzialmente allo stato liquido...
64 barre invece sono custodite a Trisaia, 20 km da Scanzano Ionico, sito di cui parlerò a breve , in un centro dell'Enea sotto il costante pericolo di sversamenti e perdite!
Insomma, non si è nemmeno riusciti a smaltire quanto si è prodotto fino all'87, dove si pensa di mettere le nuove scorie?
In Italia la questione nucleare è mal posta fin dall'inizio, non è mai stato applicato in nessun caso il principio di precauzione, cioè un po’ di semplice buonsenso, secondo il quale se non so cosa fare delle scorie non dovrei a priori neppur pensare di mettere in funzione un reattore, soprattutto per gli enormi costi di tempo e denaro per la dismissione di centrali nucleari.
Per quanto riguarda l'idoneità dei siti di stoccaggio adatti, l'idoneità geologica è un fattore fondamentale, ma esiste anche la necessità di una serie di soluzioni che non compromettano il patrimonio naturalistico-ambientale anche se si parla di mera potenzialità dalla minaccia di inquinamento radioattivo.
Parliamo di rifiuti di 2° livello, il materiale di costruzione delle 4 centrali già esistenti, a distanza di 24 anni non ancora è stato fatto il decommissioning sulle 4 centrali esistenti a Caorso, Trino Vercellese, Garigliano e Borgo Sabotino, come potete vedere anche da google earth sono ancora lì
Garigliano (sessa aurunca CS) lat. 41°15'29.34"N long. 13°50'8.73"E
Trino vercellese 45°10'59.05"N 8°16'39.29"E
Caorso 45° 4'18.20"N 9°52'18.16"E
Borgo sabotino (latina) 41°25'38.25"N 12°48'26.89"E
Non si è speso nulla per il decommissioning, ovvero la dismissione delle 4 centrali, non solo per questioni di denaro, anche ,ma soprattutto per la mancanza di siti di stoccaggio che in Italia non ci sono,
In passato si parlò di Scanzano Ionico, sito composto da 600 metri di argilla e 250metri di salgemma, per poi trovare più in profondità altra argilla
apparentemente perfetto, ma c'è un ma
un sito geologicamente ideale deve essere immune a rischi sismici o idrogeologici, per ovvie ragioni
(in sito politicamente ideale è: ovunque, basta pagare) ma l'Italia è ancora in orogenesi, sta ancora emergendo ed i terremoti sono comuni, normali e costanti... e con essi i problemi di tipologia idrogeologica.
La regione lucana ha una storia geologica complessa, è attivissima quindi sismica soggetta ad alluvioni anche di vasta portata, l'appennino c'è ma è sotterrato, risale ad un paio di milioni di anni fa, geologicamente ieri, si trova sotto quello strato di argille innalzate mentre erano sedimentate sul fondo del mediterraneo prosciugatosi più di una volta(da qui il salgemma) durante la famosissima crisi dei gessi del messiniano di sei milioni di anni fa.
La questione è: quanto è vecchio il Golfo di Taranto?
l'università di Potenza (incredibilmente non coinvolta nel dibattito sul se sia un sito sicuro) sostiene che l'intero territorio sia derivato da un collasso e quindi sprofondamento dell'intero settore meno di 100 mila anni fa, quindi ancora soggettissima a frane dovute a faglie ancora attive e quindi terremoti.
Recentemente l'intera area è stata riclassificata in terza categoria sismica, numerose faglie e fratture interessano proprio gli strati di salgemma, insomma delle prospettive preoccupanti
anche la possibilità di infiltrazioni di acqua non è da sottovalutare, acqua vuol dire dispersione di radionuclidi, cioè particelle radioattive, e quindi trasporto nelle falde acquifere
La normativa vieta la collocazione di scorie in aree in cui si riscontrano sedimenti che testimoniano alluvioni antiche o recenti... il sito di Scanzano Ionico, per la precisione l'area di Terzo Cavone è proprio nel letto di un fiume! ...paradossale!
inoltre con l'aumento del livello del mare dovuto al surriscaldamento globale l'intera area sarebbe sommersa dalle acque, questo in tempi minori di 100 anni
inoltre la costa ionica è in regressione da tempo, la forza del moto ondoso e quindi l'erosione, facilitata dal prelievo di ghiaia e sabbia dai fiumi oltre alle numerose dighe che trattengono il sedimento, non ci vorrà molto prima che Terzo Cavone venga lambita dai flutti...
però il problema principale è che le acque di falda potranno arrivare a toccare lo strato di salgemma (che non si sa se ha già delle inclusioni fluide)
quindi non è tanto critico il fatto che non sia adatto il territorio, quanto il metodo di determinazione che è carente di metodo e procedure corrette!
il sito di Scanzano Ionico non è attualmente considerabile ma avrebbe dovuto contenere rifiuti di terza categoria
In cambio del sito di Terzo Cavone (l'area di Scanzano designata per il sito di stoccaggio) ai lucani sarebbero andati 50 milioni di euro, il che di per sé è già una ammissione più che ovvia di colpevolezza, quindi della possibilità di danni ambientali che verrebbero portati da rifiuti "innocui"...
Il sito è stato giudicato idoneo dopo pochi mesi, mentre in tutto il mondo ci vogliono degli anni, se questo divenisse reale cioè se si costruisse l'area di stoccaggio, cosa impedirebbe all'intera Europa di consideri la sistemazione in loco dei suoi rifiuti di terza categoria(per i quali non hanno siti definitivi)?
cosa impedirebbe a Scanzano Ionico di diventare la pattumiera d’Europa?
l'italia non ha più nè cultura ne tecnologia per gestire il nucleare, è costretta ad acquistare dall'estero anche le competenze,per non parlare dei costi esorbitanti e degli appalti all'italiana.
Come ho già detto, a me non preoccupano le centrali in sé, preoccupa lo smaltimenti di scorie che è impossibile smaltire in Italia ed inviarle in siti specializzati in tutto il mondo costa…
In passato si sono inviate in africa oppure si sono inabissate nei fondali del tirreno e dell’adriatico
Gianni Lannes ne parla in una conferenza
documentario le navi dei veneni
1° parte di una puntata a tema di blu notte
Queste le motivazioni per cui IO voterò SI per l'abrogazione sulle disposizioni contenute nell'articolo 5 comma 1 e 8 dl 31/03/2011 n.34, convertito con modificazioni dalla legge 26/05/2011 n.75. Il quesito rielaborato dalla Cassazione tiene conto dell'abrogazione parziale contenuta nel decreto omnibus. Votare Sì significa evitare che nel prossimo futuro vengano costruite centrali nucleari in Italia.
E voi? Cosa decidete di fare?
martedì 12 aprile 2011
lunedì 11 aprile 2011
Parco naturale delle foreste Casentinesi , monte Falterona e Campigna
ituito nel 1993 si estende tra Toscana ed Emilia romagna ed è compreso tra le provincie di Arezzo, Firenze e Forlì.Comprende una tra le più antiche e più grandi foreste d'italia, insieme a numerose riserve naturali di estremo interesse, l'estensione del parco è di 17720 ettari nella parte toscana e di 17650 ettari in quella romagnala.
Il territorio romagnolo è caratterizzato da vallate strette e incassate, con versanti a tratti rocciosi e a tratti fittamente boscati.
Il settore toscano comprende, oltre ad una piccola porzione del Mugello, il Casentino, cioè il territorio che abbraccia l'alta Valle dell'Arno, le cui sorgenti sono situate sulle pendici meridionali del Monte Falterona, mentre il Versante Toscano molto più dolce, è solcato dalle valli dei torrenti Staggia, Fiumicello e Archiano, affluenti di sinistra dell'Arno che, nella parte iniziale, scorre quasi parallelo al crinale principale.
Sempre nel versante Toscano verso est l'area protetta si prolunga fino al suggestivo rilievo calcareo di Monte Penna.
la maggior parte del parco è composta da rocce sedimentarie di tipo argilloso, spesso scistose, ed arenarie. Tra queste stratificazioni talvolta di spessori impotanti ci sono blocchi di calcari bianchi, diaspri rossi e molto raramente delle ofioliti.

Le foreste sono dominate da due alberi in particolare, l'abete bianco (in piccola parte anche l'abete rosso)ed il faggio, formando grandi abetine e faggete.Anche la flora erbacea è molto varia, abbondano anemoni, i gigli, l'aglio orsino, la genziana, il bucaneve, la lingua cervina, la calta ed il bucaneve insieme a molte altre specie.


La fauna:é possibile osservare cervi, caprioli, daini e cinghiali ed istrici oltre a predatori come il lupo e mustelidi come donnole, martore, faine, puzzole e tassi.
Insieme a questi, ci sono anche ghiri e scoiattoli, l'avifauna invece conta aquile reali e gufi reali, astori, sparvieri, colombacci, picchi sia rossi che verdi, cincie e merli acquaioli.
Anche per quanto riguarda gli anfibi è possibile osservare specie interessanti di tritoni, come il tritone italico, il t.punteggiato, t.alpestre, t.crestato.Sono presenti anche geotritoni salamandre pezzate e salamndrine dagli occhiali.
Tra gli anuri sono molto frequenti il rospo comune, la rana temporaria e presente ma davvero difficile da osservare l'ululone.







mercoledì 2 marzo 2011
sabato 22 gennaio 2011
evoluzione, immagini per l'intervento su DUEDD
lunedì 31 maggio 2010
anelli mancanti o occhi chiusi?
Le “forme di transizione” non sono gli “anelli mancanti”, perchè l'evoluzione produce di volta in volta diversificazioni a partire da un antenato comune, producendo un albero genealogico e non una scala naturale, concetto lineare assolutamente sbagliato, eppure ancora portato avanti quasi senza freni.
rendiamoci conto che è fuorviante e crea nelle persone un'idea già errata di suo nel concetto abbastanza complicato dell'evoluzione.
L'evoluzione procede localmente nello spazio e nel tempo ed i paleontologi quando trovano un fossile, non sono in grado di dire se questo sia certamente un antenato in linea diretta di altri taxa, o solo un cugino estinto,
certamente però possono studiare i suoi caratteri e quindi individuare sia se sono rimasti nello stato primitivo, rispetto ad altri taxa simili estinti o attuali, sia quelli in stato derivato, sempre rispetto a forme estinte o ancora viventi... cioè si capisce se questo carattere si è trasformato rispetto ad altri taxa simili in un intervallo di tempo.
In pratica è sempre possibile studiare chi sia cugino di chi, rapportando anche questi studi ai tempi geologici.
penso sia chiaro, ora:
una volta individuati i caratteri tipici nei fossili e nei viventi, si collocano in taxa: cioè un ordine, una famiglia, un genere o una specie.
si fa quindi un'analisi filogenetica, un cladogramma, che mostra la relazione tra le caratteristiche tassonomiche, quindi la loro parentela.
dal cladogramma quindi si passa all'evogramma, invece della brutta abitudine italiana, a livello bibliografico, che usa ancora questa maledetta scala lineare... anche perchè crea una sorta di aspettativa verso un fine che l'evoluzione biologica non ha affatto.
quante generazioni sono cresciute con l'idea che l'intelligenza e l'andatura bipede siano l'obiettivo finale dell'evoluzione o il suo apice?
personalmente sono anche un pò stanco di sentirmi rivolgere la domanda banale e ingenuotta: "ma alloraperchè le scimmie non sono diventate uomini?"
... se i creazionisti si rendessero conto che il concetto di "anello mancante" lo usano soltanto loro forse non si dovrebbe nemmeno perdere del tempo a dare spiegazioni simili.
venerdì 16 aprile 2010
Australopithecus sediba
Il ritrovamento di uno scheletro di ominide nelle caverne di Malacapa, nella zona di Sterkfontein in Sudafrica, potrebbe dare un ulteriore e importante contributo alla ricostruzione dell’evoluzione umana. Il professor Lee Berger dell’Università sudafricana di Witwatersrand e i suoi collaboratori hanno infatti rinvenuto lo scheletro di un bambino ominide quasi completo e ben conservato, che si ritiene debba essere probabilmente collocato a livello evolutivo tra l’australopiteco (3,9 milioni di anni fa circa) e il primo ominide noto, l’homo habilis (2,5 milioni di anni circa).
erano quasi tre anni che si parlava di questo ritrovamento, ma lo scheletro fossile era stato solo parzialmente estratto e mancava tutto lo studio anatomico e di comparazione. finalmente leggo la pubblicazione di questi tre anni di lavoro, si pensava ad una nuova specie di australopiteco, ma addirittura un nuovo ominide di transizione, è davvero elettrizzante...
lunedì 15 febbraio 2010
L’inattendibilità statistica della chiesa cattolica
La motivazione è dovuta al fatto che per molto tempo, ed ancora oggi, il numero dei credenti è basato esclusivamente sull’equivalenza “battezzato” = “cattolico”, conseguenzialmente è irrilevante se il battesimo sia un rito celebrato in un'età in cui chi lo sostiene non sia assolutamente in grado di intendere o di volere, identifica una persona e le sue ideologie in maniera categorica.
Poco importa se negli anni, crescendo, il battezzato perde la fede, perchè verrà sempre identificato come tale.
Dal 21 novembre 2002 la Conferenza Episcopale Italiana, riunita in seduta plenaria, ha preso ufficialmente atto della legittimità delle richieste di cancellazione degli effetti civili del battesimo formulate dai soci UAAR rivoltisi al Garante per la tutela della privacy che nel settembre 1999, si è pronunciato sull’argomento riconoscendo il diritto di ogni cittadino a veder annotata la propria volontà di non essere più considerato un fedele della Chiesa cattolica.
La pratica di "sbattezzo" non è solo un modo per riprendersi la propria libertà religiosa, ma anche un modo per segnalare statisticamente che non si è più parte della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, non si tratta di un controrito ma della semplice annotazione sul registro dei battesimi, al fianco del proprio nome della richiesta dell'interessato di non fare più parte della CCAR.
Permettetemi un beve excursus, Gesù decise di farsi battezzare solo quando ebbe compiuto trent’anni. Anche agli albori della cristianità il battesimo veniva impartito agli adulti, e solo dopo un congruo periodo di catecumenato. Anzi, molti fedeli rimandavano addirittura il battesimo fin quasi in punto di morte, per presentarsi “puri” nell’aldilà.
Con l’affermarsi della nuova religione, il rito venne gradatamente anticipato agli infanti, di qui il nome di “pedobattesimo”, anche in seguito all’elaborazione teologica del peccato originale, tuttora in vigore.
Ancora oggi, infatti, la Chiesa ritiene che i bambini «nascono con una natura umana decaduta e contaminata dal peccato originale».
Il Codice di diritto canonico, al canone 868, stabilisce che :«è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i propri figli».
Attenzione, però: “istruire” non significa affatto “imporre”, insegnare ai propri figli la verità della religione cattolica non deve quindi avere come automatica conseguenza l’adesione forzata vita natural durante alla Chiesa cattolica.
Questo purtroppo però è quanto comporta il battesimo: il canone 96 del Codice di diritto canonico stabilisce che «mediante il battesimo l’uomo è incorporato alla Chiesa di Cristo e in essa è costituito persona, con i doveri e i diritti che ai cristiani, tenuta presente la loro condizione, sono propri, in quanto sono nella comunione ecclesiastica e purché non si frapponga una sanzione legittimamente inflitta». Questa condizione assume valore anche per la legge italiana…
La sentenza della Corte Costituzionale n. 239/84 ha invece stabilito che l’adesione a una qualsiasi comunità religiosa debba essere basata sulla volontà della persona: difficile, quindi, rintracciare una tale volontà in un bambino di pochi giorni.
Ma ragioniamo su un elemento: quanto può essere seria una religione che permette un'adesione forzata da parte di un individuo non ancora in condizioni di comprendere ciò che gli accade?
Eppure per richiedere lo sbattezzo, incredibilmente, occorre dimostrare essere di maggiore età, quindi capaci di prendere e ponderare una decisione in ambito religioso, per uscirne serve il raziocinio, ma per entrarne questo reqisito fondamentale non è affatto richiesto.
Tutto questo giro di parole serve per arrivare al un punto cruciale, quanti sono gli italiani che credono nella religione cattolica?
Per molti anni la chiesa ha riferito dati, basati sul numero di battezzati quali cattolici credenti, per poter parlare a nome dell'intero paese, questo si traduce in leggi, in precetti comportamentali ed ideologie imposte all'intera comunità per tacita ammissione che questa sia tutta pronta ad accettarle, ma secondo l’ultimo rapporto Eurispes i cattolici italiani risultano l’87,8% della popolazione tra non praticanti e praticanti.
Di questi ultimi il 24,4% si dichiara tale, andando a messa ogni domenica e segnalando di donare il proprio 8x1000 alla CCAR.
E gli atei? il 10,7% della popolazione italiana si definisce agnostico, mentre il 7,8% si dichiara ateo.
Sebbene siano statistiche basate sui campionamenti casuali, in tutta franchezza, se si chiedesse direttamente ad ogni singolo italiano a quale fede appartiene e se ne ha una, il numero varierebbe sensibilmente in positivo, io ad esempio non sono sbattezzato,ma non sono credente, ai fatti vengo conteggiato come cattolico.
Quindi e con questo concludo, se il numero di italiani che sono favorevoli a politiche laiche che prevedano unioni civili, eutanasia e testamento biologico, non imposizione forzata nei luoghi pubblici e uffici statali di simboli religiosi strettamente lagati ad una sola fede, nascita, vita e morte di un individuo, si attesta al 60% (all'interno di quell'87,8%, quindi non contando appartenenti ad altre religioni minoritarie ed increduli), perchè la chiesa pretende di parlare ad un numero prossimo al 100% entrando a gambatesa nella politica del paese su questioni che hanno a che fare con la vita di tutti?
Oggi, nel 2010 a quale comunità apparteniamo, tale da rimuovere dalle coscienze temi cruciali e giustificare politiche chiuse, anacronistiche e subordinate all'interventismo politico assolutamente influente di una religione incredibilmente autoritaria?
Queste implicazioni finiscono inesorabilmente con l'avere un carattere legislativo, ma non solo, tendono ad essere considerate come razionali e ragionevoli, sebbene siano nulla più che pura e cieca credenza.
Ad esempio, non serve cercare poichè si tratta di interventi con cadenza quasi giornaliera, il 13 febbraio scorso, praticamente l'altroieri, nel corso dell’udienza concessa ai partecipanti all’assemblea generale della Pontificia accademia per la vita, Benedetto XVI ha tenuto un discorso incentrato sui temi bioetici.
Il pontefice ha vigorosamente ammonito i legislatori, ricordando che “la storia ha mostrato quanto possa essere pericoloso e deleterio uno Stato che proceda a legiferare su questioni che toccano la persona e la società, pretendendo di essere esso stesso fonte e principio dell’etica”. Al contrario, i governi devono riconoscere la legge morale naturale, che “forte del proprio carattere universale, permette di scongiurare tale pericolo”, offrendo altresì al legislatore “la garanzia per un autentico rispetto sia della persona, sia dell’intero ordine creaturale. Essa si pone come fonte catalizzatrice di consenso tra persone di culture e religioni diverse”. Benedetto XVI ha anche spiegato in cosa consiste tale legge morale: “una legge non scritta da mano d’uomo, ma iscritta da Dio Creatore nel cuore dell’uomo, che ogni ordinamento giuridico è chiamato a riconoscere come inviolabile e ogni singola persona è tenuta a rispettare e promuovere”.
Un legislatore attento alle esigenze dello stato che dirige pondererebbe ogni singolo punto di vista sui temi di rilevanza etica, bioetica e sociale, vagliando le parole del papa, ma ponendole alla pari di qualsiasi altra idea.
Ecco, questa lettura della contemporaneità, schiettamente ideologica senza ombra di dubbio, perchè incentrata sulla presunta "razionalità della fede" o altrettanto presunto "retto ragionare", che pervade la nostra società, è condivisa da tutti oppure l'assolutezza di questa condivisione è quantomeno opinabile?
Secondo il vaticano, riguardo alla visione etica puramente cattolica, l'italia, salvo qualche ristrettissimo gruppo di individui, accetta di buon gradodi relegare la laicità di uno stato ad qualcosa di sbagliato, numeri alla mano vediamo su cosa basano tali dati e se sono realmente attendibili.
L’inattendibilità delle statistiche della Chiesa
Le statistiche fornite dalla Chiesa cattolica sul numero dei suoi fedeli sono prive di plausibilità scientifica e difficilmente accettabili anche come semplici “stime”. È quanto emerge da un’analisi approfondita delle cifre fornite dalla Chiesa stessa all’interno delle sue pubblicazioni.
La spinta a verificare questi dati è stata data dalla campagna di “bonifica statistica” lanciata anni fa dall’UAAR: la quale confidava, evidentemente con eccessiva benevolenza, che le statistiche cattoliche fossero attendibili, perlomeno a riguardo del numero dei battezzati. Riteneva infatti l’UAAR che, come qualsiasi ufficio anagrafe, il dato dei fedeli di ogni parrocchia venisse aumentato dei battesimi e diminuito dei funerali. Il dato delle parrocchie, comunicato ai vescovi e poi al Vaticano, avrebbe quindi costituito la base del numero dei cattolici che la Santa Sede, ogni anno, comunica con una certa enfasi alla stampa di tutto il mondo e da questa ripreso e divulgato in maniera alquanto acritica. In questo modo viene a formarsi, nell’opinione pubblica, e soprattutto nella classe politica italiana, la convinzione che la confessione cattolica sia di gran lunga la religione più importante nel mondo.
Così facendo, la Chiesa cattolica non tiene ovviamente in alcun conto chi si allontana informalmente dalla fede. Autorevoli commentatori come Corrado Augias hanno sostenuto che le statistiche sulla religione non devono basarsi sulle fonti interne alle confessioni religiose, ma devono invece rifarsi ai risultati delle inchieste sociologiche e demoscopiche: le quali attestano, per l’Italia, una percentuale di cattolici inferiore di un 10-17% a quella diffusa dalle gerarchie ecclesiastiche. Ma queste posizioni si sono rivelate minoritarie, e il dato di fonte vaticana continua a essere ripreso dai mezzi d’informazione con una certa enfasi, per quanto lentamente in calo.
Proprio per rimediare a questa situazione fu lanciata la campagna di “bonifica statistica”. Un numero sensibile di defezioni formali dalla fede (i cosiddetti “sbattezzi”) avrebbe, secondo l’UAAR, prodotto una diminuzione nel numero totale dei fedeli ostentato dalla Chiesa, in quanto le parrocchie avrebbero dovuto contabilizzare in diminuzione, oltre ai defunti, anche coloro che si erano “sbattezzati”.
Una verifica puntuale, compiuta sui dati di ogni singola diocesi italiana, aggiornati al 31 dicembre 2003 e pubblicati all’interno dell’Annuario Pontificio 2005 (stampato in Vaticano), smentisce però questa prospettiva e lascia alquanto perplessi sull’opportunità di considerarli anche solo come semplici stime.
La prima cosa che balza all’occhio è l’arrotondamento dei dati, alquanto inusuale per qualsiasi repertorio statistico degno di questo nome. Si resta perplessi di fronte alla plausibilità di dati come quelli di Arezzo (popolazione 300.000, cattolici 285.000, non cattolici 15.000, battezzati nel 2003 1.800) o di Palermo (rispettivamente 960.000, 930.000, 30.000, 12.000). Sono arrotondamenti che nel volume si rivelano costanti e, spesso, anche alquanto grossolani. Prescindendo dalle abbazie territoriali, su 218 diocesi italiane il dato dei cattolici si presenta arrotondato in 112 casi: in 41 casi al centinaio, in 56 al migliaio, in 13 alla decina di migliaia, in 2 (Napoli e Porto) addirittura al centinaio di migliaia di fedeli.
In un caso (Teano-Calvi) la diocesi è arrivata a sostenere che non esistono acattolici sul territorio di propria competenza: 80.000 abitanti, 80.000 fedeli. Nel caso della piccola diocesi di Lamezia Terme (140.000 abitanti), invece, il dato sorprendente è quello dei battesimi che sarebbero stati impartiti nel 2003: addirittura 9.600, numero che la collocherebbe al quinto posto in Italia dopo Milano, Roma, Torino e Palermo, e ben davanti a Napoli che, per contro, dichiara una cifra evidentemente troppo bassa (2.900). Per dare un’idea del nonsenso della cifra di Lamezia, si consideri che nella provincia “italiana” di Catanzaro, su cui la diocesi lametina insiste per circa un terzo, nello stesso anno 2003 i nuovi nati furono solo 3.357. Per quanto evidentemente sovradimensionato, questo dato è stato ugualmente accolto in Vaticano come veritiero: la somma del numero dei battezzati nelle singole diocesi corrisponde infatti all’unità al dato nazionale (456.807) pubblicato nell’Annuarium Statisticum Ecclesiae 2003.
Quest’ultima è l’altra pubblicazione statistica vaticana che esibisce le cifre aggiornate al 31 dicembre, presentate in questo caso nazione per nazione. È degno di nota che i due annuari divergano invece per la popolazione (59.781.160 nel Pontificio, 57.610 migliaia nell’altro) e per il numero di cattolici (57.715.651 nel Pontificio, 55.752 migliaia nel secondo). Il fatto che la percentuale di fedeli risulti più o meno la stessa (96,54% nel Pontificio, 96,77% nell’altro) autorizza a pensare che sia intervenuta una correzione, onde non stampare un volume con un numero di cittadini italiani che, rispetto a qualunque ricerca statistica ISTAT, si sarebbe rivelato decisamente sovradimensionato (perché basato sulle fonti diocesane).
L’irragionevolezza di questi dati ha imposto a questo punto un confronto con quelli precedenti, per verificare se, per caso, non si fosse trattato di errori contingenti, di una “annata storta”. Per maggior scrupolo, il confronto è stato effettuato con i dati aggiornati a due anni prima (31 dicembre 2001) presentati dall’Annuario Pontificio 2003, al fine di poter scartare anche l’ipotesi che alcune cifre fossero state “replicate” o arrotondate a causa di una tardiva consegna dei dati. Dalla verifica è invece emersa una situazione che non solo ha confermato, ma ha addirittura rafforzato la tesi dell’inverosimiglianza delle statistiche vaticane.
Gli arrotondamenti si erano infatti sprecati anche in questa occasione. Non solo, ma in numerose occasioni i dati 2003 e quelli del 2001 si sono rivelati identici: per la precisione, in 39 casi per quanto riguarda la popolazione, in 47 casi per quanto riguarda i cattolici, in 4 casi per quanto riguarda i battesimi (il che è veramente sorprendente, perché quest’ultimo dato dovrebbe essere alquanto semplice da raccogliere). In 38 casi anche il numero degli acattolici si è rivelato inalterato: una circostanza inevitabile laddove anche i dati relativi a popolazione e numero dei fedeli erano invariati (è accaduto 32 volte, ma in tre casi si è rivelato identico anche il numero di battesimi). Tuttavia, il fatto che in sei casi a restare identico sia stato il solo numero dei non cattolici non fa che accrescere i dubbi, che raggiungono il culmine con il dato di Acireale, la cui cifra spezzata (2.102) fa venir meno anche qualsiasi possibile giustificazione basata sugli arrotondamenti.
Oltre a ciò, si rileva che alcune delle incongruenze evidenziate in precedenza erano già lampanti, tali e quali, nell’Annuario di due anni prima: la diocesi di Teano-Calvi non segnalava comunque nessun acattolico, quella di Lamezia Terme evidenziava comunque 9.000 battesimi e quella di Napoli ne evidenziava comunque 2.800. In alcuni casi le modifiche sono talmente irrilevanti da apparire artificiose: per esempio, la diocesi di Siena segnala ora dieci cattolici in più e venti non cattolici in meno.
Un quadro assolutamente statico, allora? No. Nelle diocesi i cui dati sono mutati tra il 2001 e il 2003 può capitare di assistere a cambiamenti che, se fossero reali, sarebbero addirittura epocali. Limitandoci al solo dato degli acattolici, si può notare che in alcune diocesi avrebbero avuto un vero e proprio crollo nel giro di soli due anni: ad esempio Gaeta (da 7.953 a 140), Messina (da 15.360 a 1.100), Pavia (da 11.153 a 2.851) e Reggio Calabria (da 18.081 a 2.199). Conversioni di massa? No. Altre diocesi manifestano infatti un trend esattamente contrario: il numero dei non cattolici aumenterebbe infatti in modo esponenziale ad Acqui (da 3.980 a 33.982), Brescia (da 16.350 a 106.000), Ravenna-Cervia (da 380 a 19.320) e Roma (da 76.023 a 333.206). Quest’ultimo è forse il dato più paradossale di tutti, perché corrisponde (all’unità) all’aumento della popolazione, mentre il numero dei cattolici risulta identico (all’unità) a quello di due anni prima (2.454.000).
Tutto questo accade in Italia: è facilmente intuibile cosa possa accadere nel resto del mondo.
«Cresce il numero dei cattolici nel mondo, ma soprattutto in Africa e Asia, mentre in Europa si registra una certa “stabilità”. Sono alcuni dati dell’Annuario Pontificio 2005, consegnato oggi al Papa». È l’incipit della notizia così come diffusa il 31 gennaio 2005 dalla SIR (Servizio Informazione Religiosa, l’agenzia di stampa dei vescovi italiani). I miei corsivi hanno evidenziato l’uso ripetuto del modo indicativo al posto del condizionale: le statistiche sono state presentate dalla Chiesa cattolica come un dato affidabile, e come tale è stato recepito dai mass media di tutto il mondo. Come penso di aver documentato, i dati divulgati sono invece da ritenersi privi di qualunque valore scientifico, e assolutamente improbabili anche come semplici stime. Sconcerta che la Santa Sede pubblichi annualmente due raccolte statistiche che propongono numeri vecchi e/o non plausibili. Se lo fa, è perché ritiene, evidentemente, di poter contare sull’accettazione acritica degli stessi. Confido che questa ricerca aiuti a comprendere la necessità di fornire esclusivamente notizie attendibili, anche e soprattutto su argomenti religiosi.
Raffaele Carcano25 gennaio 2006
venerdì 18 settembre 2009
Perché Liberi di non credere?
Sono parole che condivido così tanto da sentirmi in dovere di riproporle, anche perchè sinceramente non saprei esprimermi meglio di come Paolo Ferrarini ha fatto in questo video di presentazione della manifestazione Liberi di non credere
La libertà uno ce l’ha dentro. Non si chiede a nessuno il permesso di avere delle convinzioni. Del resto non ho dubbi che le persone che privatamente non credono in dio, e/o nella religione, e/o nelle istituzioni religiose siano in realtà la stragrande maggioranza. Perché non c’è indottrinamento che ci possa forzare ad avere determinati pensieri nella testa, anche in contraddizione a ciò che ci piacerebbe pensare coscientemente. I pensieri semplicemente emergono in noi, così come sono, senza tener conto dei dogmi e dell’infallibilità dei pronunciamenti papali, e del nostro ardente desiderio di crederci. Quello che non si può fare, che spesso non vogliamo fare, e che di certo non siamo incoraggiati a fare, è dare libera espressione a questi pensieri, ascoltarli, svilupparli, portarli alle logiche conclusioni. Ogni giorno sento discorsi e vedo comportamenti assolutamente eretici da parte di chi afferma di credere. Vedo persone che vivono costantemente nella contraddizione, nella tensione tra ciò che da un lato li muove nella vita e dall’altro ciò in cui dicono di avere fede. Ma fermarsi, prendere onestamente atto delle proprie reali idee e affermarle, non si può. E’ un problema culturale, prima che politico, perché il criterio di giudizio con cui è valutata la moralità delle persone usa ancora oggi la “fede” come unità di misura. Finché mi autocertifico come credente, porto ufficialmente il marchio di persona morale. Non importa che io sia un mafioso o uno stupratore di bambini, avrò sempre una marcia in più rispetto a chi afferma apertamente il proprio ateismo. In questa prospettiva, la censura dell’incredulità da parte della maggioranza vociferante dei formalmente cattolici è una necessità. Accettare, tollerare e rispettare il punto di vista di atei, agnostici e razionalisti equivale ad ammettere che il monopolio della moralità non è della religione. Ma in questo caso, chi vorrebbe continuare a vivere nella contraddizione, nell’ipocrisia, nel tabù, e in ciò che in fondo si sa essere una menzogna? Se non servisse più dichiararsi credenti per sentirsi socialmente accettati, giudicati bene e magari premiati, quante persone in questo nuovo millennio continuerebbero a farlo? La politica non fa altro che portare nell’arena civica questa censura culturale. Se i programmi scolastici, la ricerca scientifica, la libertà di prendere decisioni individuali sull’inizio o la fine della vita, facessero capire al cittadino che un’alternativa al pensiero religioso è altrettanto accettabile e rispettabile, si verificherebbe un vero e proprio cambiamento di paradigma, che farebbe saltare gli intricati interessi economici e di potere che legano strettamente la chiesa e lo stato italiano. Per questo le pagine dei giornali e i programmi televisivi sono pieni di dibattiti sull’islam, sull’esoterismo, l’astrologia, la magia… Qualsiasi cosa, tranne gli argomenti del pensiero razionale. Quando si parla di atei, se ne parla in termini di persone “problematiche, in crisi, in ricerca”, insomma, come dei disturbati psichici. Intanto, le discussioni in parlamento hanno un registro più simile a quelle che si sentono in Kuwait o nello Yemen, che non nella UE. Quante volte si sente dire: “Eh, ma questo in Arabia Saudita non succederebbe mai”. Evidentemente il modello teocratico che qualcuno vuole imitare è quello.
La libertà di non credere ce l’abbiamo dentro. Ma non basta, non più. Vogliamo che sia riconosciuta e rappresentata, nelle leggi e nell’informazione.
http://www.paoloferrarini.net/ita/news/index.php
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mercoledì 3 giugno 2009
LIBERI DI NON CREDERE
primo meeting nazionale per un paese laico e civile

Erano pochi milioni, cent’anni fa. Oggi sono circa un miliardo. Il formidabile aumento del numero dei non credenti è l’unica, rilevante novità nel panorama religioso mondiale degli ultimi decenni. Un fenomeno che, peraltro, nei paesi democratici non accenna affatto a fermarsi: una crescita che, significativamente, non è il frutto dell’opera di ‘missionari’ dell’ateismo e dell’agnosticismo, ma l’esito di centinaia di milioni di riflessioni individuali. Circostanza ancora più eloquente, la loro diffusione è maggiore quanto maggiore è la diffusione del benessere, dell’istruzione, della libertà di espressione. Lungi dal portare le società alla rovina, come vaticinano leader religiosi incapaci di trovare risposte più adeguate alla secolarizzazione, atei e agnostici ne rappresentano la parte più dinamica, quella che più contribuisce alla loro crescita: rispetto alla media della popolazione sono più giovani, più istruiti, più aperti al nuovo, più tolleranti nei confronti di chi viene troppo spesso dipinto come ‘diverso’: stranieri, omosessuali, ragazze madri, appartenenti a religioni di minoranza.
Quasi ovunque il mondo politico ha registrato questi cambiamenti, improntando le legislazioni nazionali a norme sempre meno dipendenti dall’etica religiosa prevalente (ancora per quanto?), e valorizzando per contro l’autodeterminazione dei singoli individui. Persino in una “nazione cristiana” quale sono ritenuti gli Stati Uniti, un americano su sette non appartiene ad alcuna religione: non è un caso che, nel suo discorso di insediamento, Barack Obama abbia esplicitamente riconosciuto il ruolo dei non credenti.
Un solo paese occidentale sembra fare eccezione, nonostante la religiosità sia in calo anche lì. È il paese con la classe politica meno apprezzata, con i livelli più bassi di libertà di espressione: un paese che tanti, in patria e all’estero, ritengono in declino. Quel paese è il nostro, quel paese è l’Italia. Un paese dove i non credenti sono i paria della società, relegati dalla legge (e dal condizionamento sociale) a cittadini di quinta categoria: l’incredulità viene buona ultima, quanto a diritti, dopo la Chiesa cattolica, le confessioni sottoscrittrici di Intesa, i culti ammessi e le confessioni non registrate. Un paese dove si può essere censurati se si tenta di scrivere che Dio non esiste. Un paese dove, in televisione, è impossibile ascoltare una critica alle gerarchie ecclesiastiche.
Eppure gli atei e gli agnostici non sono affatto pochi: anche in Italia, un cittadino su sette non crede. Ma nessuno lo ascolta. Certo, il servilismo del mondo politico e dei mass media italiani non teme, come si è detto, confronti con altri paesi. Ma anche gli increduli hanno le loro responsabilità. Se vogliono non essere discriminati sui luoghi di lavoro; se desiderano che i loro figli, a scuola, non siano confinati in un ghetto; se non accettano che ingenti somme delle (scarse) finanze pubbliche finanzino organizzazioni confessionali; se, in poche parole, pensano che l’Italia debba realmente essere uno Stato laico e democratico, che tratta tutti i cittadini allo stesso modo, è necessario far sentire la propria voce. Finora non è mai accaduto: mai atei e agnostici hanno manifestato per i loro diritti civili.
Atei e agnostici non credono nei miracoli: sanno benissimo che, per ottenere dei cambiamenti, è necessario darsi da fare. È dunque venuto il tempo, anche per i non credenti, di mobilitarsi. Per questo motivo l’UAAR, l’associazione di promozione sociale che unisce gli atei e gli agnostici, indice per sabato 19 settembre, alle ore 15, nell’area antistante lo stadio Flaminio (Piazzale Ankara) a Roma
LIBERI DI NON CREDERE
primo meeting nazionale per un paese laico e civile
La data scelta non è casuale. I diritti dei non credenti possono essere riconosciuti solo laddove non c’è alcuna religione di Stato, di fatto e/o di diritto. Il 20 settembre 1870 non venne meno solo una religione di Stato; fu abbattuto un regime teocratico all’interno del quale era impossibile dichiararsi pubblicamente atei o agnostici. Molti, quel giorno, ritennero a portata di mano la realizzazione di una società, in cui una libera Chiesa costituisse solo una parte, non privilegiata, di un libero
Stato. Quel progetto, faticosamente avviato, fu poi bloccato dal ventennio fascista, dal cinquantennio democristiano e da un quindicennio di confessionalismo bipartisan.
Ora i tempi sono cambiati. Non intendiamo rievocare con nostalgia l’epopea risorgimentale: vogliamo invece impegnarci nella costruzione di una società moderna, laica, europea.
Vogliamo l’uguaglianza, giuridica e di fatto, di credenti e non credenti
Vogliamo l’affermazione concreta della laicità dello Stato
Vogliamo la fine di ogni privilegio, di diritto e di fatto, accordato alle confessioni religiose
Vogliamo che le concezioni del mondo non religiose abbiano la stessa visibilità e lo stesso rispetto delle concezioni del mondo religiose
In particolare, chiediamo:
Avvio di un processo per il superamento del regime concordatario
Riconoscimento delle unioni civili
Aumento delle risorse pubbliche stanziate per la ricerca scientifica
Rimozione degli ostacoli frapposti alla contraccezione d’emergenza (c.d. “pillola del giorno dopo”)
Abolizione dei limiti all’accesso alla fecondazione artificiale introdotti dalla legge 40/2004
Abolizione dell’obiezione di coscienza nei reparti di ginecologia degli ospedali pubblici
Introduzione della pillola RU-486 e presenza capillare di consultori pubblici
Legalizzazione dell’eutanasia attiva volontaria
Riconoscimento delle direttive anticipate di fine vita
Rimozione di ogni discriminazione basata sull’orientamento sessuale
Possibilità per tutti i cittadini di poter abbandonare formalmente la propria religione
Disponibilità su tutto il territorio nazionale di strutture per la cremazione e di sale del commiato laiche
Disponibilità, su tutto il territorio nazionale, di luoghi solenni e tempi consoni per il matrimonio civile
Edifici pubblici laici, non contrassegnati dal simbolo della Chiesa cattolica
Rispetto delle leggi sull’inquinamento acustico anche da parte delle confessioni religiose
Abolizione delle leggi di tutela penale in materia religiosa
Fine dei privilegi delle confessioni religiose nelle strutture obbliganti (ospedali, carceri, caserme...)
Riduzione dei tempi per l’ottenimento della separazione e del divorzio
Introduzione del sistema tedesco, per il quale solo i contribuenti che vogliono espressamente finanziare la loro fede pagano la tassa di religione
Fine del versamento di fondi comunali alle confessioni religiose quali oneri di urbanizzazione secondaria
Una scuola pubblica laica: dove chi non frequenta le ore di religione cattolica non sia discriminato; dove lo stesso insegnamento religioso cattolico sia sostituito da educazione civica o studio di religioni e filosofie non confessionali; dove non si svolgano atti di culto, visite pastorali o altre azioni di evangelizzazione; dove si insegnino l’evoluzionismo e il pensiero critico; alla quale siano destinati i fondi attualmente riversati su un sistema di scuole private ghettizzante e inefficiente.
Se anche tu condividi questi obiettivi, il 19 settembre partecipa a
LIBERI DI NON CREDERE
primo meeting nazionale per un paese laico e civile
Per aderire alla manifestazione inviate una e-mail con oggetto “adesione” a: adesioni19settembre@uaar.it
Per partecipare alla manifestazione, contattate il circolo o referente UAAR più vicino
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sabato 16 maggio 2009
parco del monte di portofino 11-14 maggio 09
La vetta del monte di portofino è a 610 metri sul mare e domina su portofino e san fruttuoso.
Il versante nord ha una vegetazione più alpina con boschi di conifere e latifoglie, mentre quello sud è tipicamente mediterraneo con arbusti
la flora è composta da: pino d'aleppo, pino domestico, il corbezzolo, nel versante nord verso san fruttuoso ci sono leccete praticamente pure salvo presenze di roverella, a sud castagneti, e boschi di carpino



















