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martedì 16 dicembre 2014

Termoli, città dell'archeologia intellettuale.

Vi è mai capitato di trovarvi in quella condizione di rabbia furente ed incontrollata tale da farvi venire voglia di
urlare e spaccare tutto ciò che si trova a portata di mano?
Bene, perchè sono in uno di quei momenti e per spiegarvi il pechè devo raccontarvi la storia di Termoli, o meglio dei suoi ritrovamenti archeologici, ben due necropoli frentane con sepolture che risalgono a periodi compresi tra il 6 secolo ed il 1 secolo a.c.
La prima fu scoperta per la prima volta negli anni '30, ma  probabilmente gli scavi non partirono mai anche se ci fu un primo stanziamento di fondi di 900 lire, poi durante un'apertura di una cava di sabbia in zona porticone, nel 1978, la necropoli venne riscoperta e gli scavi durarono fino al 79, in totale furono portate alla luce 105 tombe ad inumazione.
La seconda necropoli situata in contrada airino venne scoperta nel 1983 durante gli scavi per la realizzazione di una piazza che avrebbe ospitato un incontro con il Papa Giovanni Paolo II.
Lo scavo fu effettuato a fini di recupero, ovvero uno scavo limitato ad un breve tempo poichè l'area fu minacciata dalla distruzione per questioni edilizie, in tutto è durato un mese.
Durante una delle campagne di scavo nel sito di Isernia la pineta a cui partecipai, ebbi modo di scambiare qualche parola con Carmine, un operaio specializzato in scavi archeologici che ebbe modo di lavorare nel sito di piazza del papa nel 1983, mi confermò la durata di un solo mese e l'ubicazione del sito.
Storia vecchia, mi sono già arrabbiato per questo ed ho avuto già modo di schiumare bile.
Però è più forte di me, il pensare che anzichè valorizzare un sito, magari rendendolo visitabile al pubblico, donando così qualcosa di importante ad una comunità dal punto di vista del retaggio storico, si sia optato per la sua distruzione completa è semplicemente segno di assoluta ignoranza.
Anni fa in occasiona di una mostra di modellismo che organizzammo con l'AMT, chiesi ad un consigliere comunale, nonchè parente alla lontana, che si offrì di aiutarci con l'organizzazione, se conoscesse la storia del sito.
Naturalmente ne era completamente all'oscuro, come del resto il 99% della popolazione termolese, ma il giorno dopo chiese qualche informazione tra impiegati comunali e politici più navigati, ci incontrammo il giorno successivo per terminare i lavori di allestimento dei locali espositivi e con una faccia tra il funereo e lo sbigottimento più disarmato mi riferì queste testuali parole:
"meno male che nell'83 abbiamo spianato tutto con le ruspe!"
E' dall'estate del 2006 che mi tormento cercando di capire perchè mai dovesse essere stato un bene averraso al suolo un sito di importanza archeologica inestimabile per mezza giornata di retorica religiosa che si sarebbe potuta spostare in un terreno adiacente.
La religione a quanto pare vince su tutto, anche sulla cultura, che di fatto ne esce sconfitta e soccombe per sempre.
A questo punto vi chiedo di stamparvi bene a mente quelle nefande parole:
"meno male che nell'83 abbiamo spianato tutto con le ruspe!"
perchè a pensarci bene l'opera di distruzione ha avuto anche un seguito postumo, com'è naturale porsi delle domande in casi come qesti, anche a me è venuto uno scrupolo, possibile mai che non ci fosse un qualche tipo di vincolo per i beni culturali?
Ed in effetti navigando sul sito della soprintendenza per i beni archeologici del molise, alla voce vincoli troviamo una sola voce riguardante Termoli:

Termoli contrada airino 09/11/1995 Resti archeologici (annullato dal TAR Lazio)

Insomma il comune si è messo di traverso ed ha iniziato una battaglia legale per strappare il diritto a distruggere anche quel pò che si sarebbe potuto ancora salvare.
Desolante, semplicemente desolante, ma non è finita certamente qui, era rimasto il sito ubicato in contrada porticone, gli scavi si interruppero nel 79 con la promessa di ulteriori campagne volte a scoprire altre sepolture, ma non vi è notizia di nulla di simile dagli anni '80 in poi.
Oggi dopo essere entrato in possesso fortuitamente di una delle pubblicazioni relative allo scavo
Necropoli arcaiche di Termoli e Larino, campagne di scavo 1978-79

riesco, seppur a fatica a scoprire l'esatta posizione del sito, dopo anni di tentativi in cui ogni volta ho cercato infruttuosamente informazioni e osservazioni dirette in svariati punti della zona, trovo una mappa della
superficie di scavo ed una cartina un pò grossolana la quale riporta l'ubicazione rispetto alla città.

Non avrei mai potuto localizzare il sito, perchè ormai anche questo è andato irrimediabilmente perduto, come le mie speranze.Un intero quartiere, sorto nell'arco degli ultimi 10 anni ha spazzato via il sito, senza alcun riguardo, nel disinteresse più totale.A questo panorama desolante si aggiunge il totale disinteresse in cui l'ultim sito di interesse archeologico che ci è rimasto, una villa romana tra contrada difesa grande e San Giacomo degli schiavoni lasciata all'incuria, transennata e dimenticata dopo essere stata distrutta dagli aratri per centinaia di anni.


Insomma, un sistematico tentativo di distruzione rivolto a tutto ciò che avrebbe potuto creare una
 zona di interesse archeologico nella nostra fin troppo culturalmente vuota città.
Ed i reperti? qualcosa è stato trovato, perlomeno un museo sarebbe auspicabile. Nel 2007
iniziarono i lavori per la ristrutturazionedurante l'amministrazione Greco, non fui d'accordo sui locali, ma come si dice meglio che niente, no?
http://sezione9.blogspot.it/2007/10/sono-commosso.html
Eppure cambiano i governi ma la termolesità non si smuove di un millimetro, perchè l'ultimazione del museo, ormai pronto per accogliere una mostra permanente fu oggetto di campagna elettorale nel 2010, trasformando il museo da archeologico a museo d'arte moderna con tanto di opere già acquistate.
Non importa, sapete? Tanto il museo non è stato mai aperto e i locali credo di aver letto, sono stati destinati ad associazioni culturali quali l'archeoclub.
Per non parlare del fatto che Termoli potrebbe avere delle terme romane nascoste sotto i piloni di cemento tra il parco e rio vivo, della torretta sul sinarca, baluardo venduto a privati e restaurato male con tanto di polemiche
http://www.sullacrestadellonda.it/torri_costiere/termoli_sinarca.htm
del discutibile restauro della cattedrale del 1100 con pavimenti nuovi e una mano di pittura, (brividi al solo pensiero).
Poi c'è la semidistrutta ed abbandonata al degrado torre del meridiano, sepolta tra le case in un giardino privato nella via che scende dal terzo corso verso la spiaggia di rio vivo, Per vederla bisogna sapere dov'è, ma non riuscirete mai a visitarla, meglio così, non sia mai dovesse crollare(!).
Per non parlare della scala a chiocciola in cemento armato che adorna le mura duecentesche del borgo antico, recentemente resa seppur con molta difficoltà più pacchiana della bruttura che fu per oltre un trent'ennio...
lo stesso Sgarbi la definì una delle peggiori brutture d'italia e l'attuale ex sindaco ha dichiarato di aver cercato di abbatterla scontrandosi con le autorità preposte, bè perlomeno chi ama guardare sotto le gonne ringrazierà, persino l'illuminazione viene dal basso...

Giusto per la cronaca, per costruirla demolirono questa


A conclusione del discorso facciamo un pò di sano complottismo (sano si fa per dire), così a quell'idiota mascherato che sta in piedi sulla cima del castello di Trezzo sull'adda, muovendosi a rallenty mentre dice boiate, viene un pò duro.
Trovo incredibile la puntuale distruzione di tutto quello che possa rappresentare qualcosa di anche solo vagamente culturale in quel di Termoli, una volta sarebbe un semplice caso, due volte anche, ma questa serie di troppo sfortunati eventi dimostrano o un'odio verso la cultura o degli interessi personali.
giusto per buttarla lì, chi amministrava il comune nel 79, quando cessarono gli scavi a porticone? e nell'83 quando fu rasa al suolo la necropoli in piazza del Papa? Prima e durante il '95 quando il comune chiese la cancellazione del vincolo della soprintendenza sempre per la stessa piazza? Negli anni dal 2002 al 2005 quando sorse il nuovo quartiere a porticone?
Io ci scherzo su ma...http://www.comune.termoli.cb.it/LaCitta/Storia/sindaci.html
forse un giorno tra migliaia di anni qualcuno mi darà ragione scavando tra i resti dell'antica città di Termoli, riportando alla luce i resti della rotonda del porto o della rotatoria che dà verso il centro con la rosa dei venti sbagliata e spianerà tutto con le ruspe laser dicendo: "ma sì, chissenefrega"!

venerdì 18 settembre 2009

Perché Liberi di non credere?


Sono parole che condivido così tanto da sentirmi in dovere di riproporle, anche perchè sinceramente non saprei esprimermi meglio di come Paolo Ferrarini ha fatto in questo video di presentazione della manifestazione Liberi di non credere
La libertà uno ce l’ha dentro. Non si chiede a nessuno il permesso di avere delle convinzioni. Del resto non ho dubbi che le persone che privatamente non credono in dio, e/o nella religione, e/o nelle istituzioni religiose siano in realtà la stragrande maggioranza. Perché non c’è indottrinamento che ci possa forzare ad avere determinati pensieri nella testa, anche in contraddizione a ciò che ci piacerebbe pensare coscientemente. I pensieri semplicemente emergono in noi, così come sono, senza tener conto dei dogmi e dell’infallibilità dei pronunciamenti papali, e del nostro ardente desiderio di crederci. Quello che non si può fare, che spesso non vogliamo fare, e che di certo non siamo incoraggiati a fare, è dare libera espressione a questi pensieri, ascoltarli, svilupparli, portarli alle logiche conclusioni. Ogni giorno sento discorsi e vedo comportamenti assolutamente eretici da parte di chi afferma di credere. Vedo persone che vivono costantemente nella contraddizione, nella tensione tra ciò che da un lato li muove nella vita e dall’altro ciò in cui dicono di avere fede. Ma fermarsi, prendere onestamente atto delle proprie reali idee e affermarle, non si può. E’ un problema culturale, prima che politico, perché il criterio di giudizio con cui è valutata la moralità delle persone usa ancora oggi la “fede” come unità di misura. Finché mi autocertifico come credente, porto ufficialmente il marchio di persona morale. Non importa che io sia un mafioso o uno stupratore di bambini, avrò sempre una marcia in più rispetto a chi afferma apertamente il proprio ateismo. In questa prospettiva, la censura dell’incredulità da parte della maggioranza vociferante dei formalmente cattolici è una necessità. Accettare, tollerare e rispettare il punto di vista di atei, agnostici e razionalisti equivale ad ammettere che il monopolio della moralità non è della religione. Ma in questo caso, chi vorrebbe continuare a vivere nella contraddizione, nell’ipocrisia, nel tabù, e in ciò che in fondo si sa essere una menzogna? Se non servisse più dichiararsi credenti per sentirsi socialmente accettati, giudicati bene e magari premiati, quante persone in questo nuovo millennio continuerebbero a farlo? La politica non fa altro che portare nell’arena civica questa censura culturale. Se i programmi scolastici, la ricerca scientifica, la libertà di prendere decisioni individuali sull’inizio o la fine della vita, facessero capire al cittadino che un’alternativa al pensiero religioso è altrettanto accettabile e rispettabile, si verificherebbe un vero e proprio cambiamento di paradigma, che farebbe saltare gli intricati interessi economici e di potere che legano strettamente la chiesa e lo stato italiano. Per questo le pagine dei giornali e i programmi televisivi sono pieni di dibattiti sull’islam, sull’esoterismo, l’astrologia, la magia… Qualsiasi cosa, tranne gli argomenti del pensiero razionale. Quando si parla di atei, se ne parla in termini di persone “problematiche, in crisi, in ricerca”, insomma, come dei disturbati psichici. Intanto, le discussioni in parlamento hanno un registro più simile a quelle che si sentono in Kuwait o nello Yemen, che non nella UE. Quante volte si sente dire: “Eh, ma questo in Arabia Saudita non succederebbe mai”. Evidentemente il modello teocratico che qualcuno vuole imitare è quello.
La libertà di non credere ce l’abbiamo dentro. Ma non basta, non più. Vogliamo che sia riconosciuta e rappresentata, nelle leggi e nell’informazione.

http://www.paoloferrarini.net/ita/news/index.php

mercoledì 3 giugno 2009

LIBERI DI NON CREDERE

19 SETTEMBRE 2009, ROMA
primo meeting nazionale per un paese laico e civile



Erano pochi milioni, cent’anni fa. Oggi sono circa un miliardo. Il formidabile aumento del numero dei non credenti è l’unica, rilevante novità nel panorama religioso mondiale degli ultimi decenni. Un fenomeno che, peraltro, nei paesi democratici non accenna affatto a fermarsi: una crescita che, significativamente, non è il frutto dell’opera di ‘missionari’ dell’ateismo e dell’agnosticismo, ma l’esito di centinaia di milioni di riflessioni individuali. Circostanza ancora più eloquente, la loro diffusione è maggiore quanto maggiore è la diffusione del benessere, dell’istruzione, della libertà di espressione. Lungi dal portare le società alla rovina, come vaticinano leader religiosi incapaci di trovare risposte più adeguate alla secolarizzazione, atei e agnostici ne rappresentano la parte più dinamica, quella che più contribuisce alla loro crescita: rispetto alla media della popolazione sono più giovani, più istruiti, più aperti al nuovo, più tolleranti nei confronti di chi viene troppo spesso dipinto come ‘diverso’: stranieri, omosessuali, ragazze madri, appartenenti a religioni di minoranza.

Quasi ovunque il mondo politico ha registrato questi cambiamenti, improntando le legislazioni nazionali a norme sempre meno dipendenti dall’etica religiosa prevalente (ancora per quanto?), e valorizzando per contro l’autodeterminazione dei singoli individui. Persino in una “nazione cristiana” quale sono ritenuti gli Stati Uniti, un americano su sette non appartiene ad alcuna religione: non è un caso che, nel suo discorso di insediamento, Barack Obama abbia esplicitamente riconosciuto il ruolo dei non credenti.

Un solo paese occidentale sembra fare eccezione, nonostante la religiosità sia in calo anche lì. È il paese con la classe politica meno apprezzata, con i livelli più bassi di libertà di espressione: un paese che tanti, in patria e all’estero, ritengono in declino. Quel paese è il nostro, quel paese è l’Italia. Un paese dove i non credenti sono i paria della società, relegati dalla legge (e dal condizionamento sociale) a cittadini di quinta categoria: l’incredulità viene buona ultima, quanto a diritti, dopo la Chiesa cattolica, le confessioni sottoscrittrici di Intesa, i culti ammessi e le confessioni non registrate. Un paese dove si può essere censurati se si tenta di scrivere che Dio non esiste. Un paese dove, in televisione, è impossibile ascoltare una critica alle gerarchie ecclesiastiche.

Eppure gli atei e gli agnostici non sono affatto pochi: anche in Italia, un cittadino su sette non crede. Ma nessuno lo ascolta. Certo, il servilismo del mondo politico e dei mass media italiani non teme, come si è detto, confronti con altri paesi. Ma anche gli increduli hanno le loro responsabilità. Se vogliono non essere discriminati sui luoghi di lavoro; se desiderano che i loro figli, a scuola, non siano confinati in un ghetto; se non accettano che ingenti somme delle (scarse) finanze pubbliche finanzino organizzazioni confessionali; se, in poche parole, pensano che l’Italia debba realmente essere uno Stato laico e democratico, che tratta tutti i cittadini allo stesso modo, è necessario far sentire la propria voce. Finora non è mai accaduto: mai atei e agnostici hanno manifestato per i loro diritti civili.

Atei e agnostici non credono nei miracoli: sanno benissimo che, per ottenere dei cambiamenti, è necessario darsi da fare. È dunque venuto il tempo, anche per i non credenti, di mobilitarsi. Per questo motivo l’UAAR, l’associazione di promozione sociale che unisce gli atei e gli agnostici, indice per sabato 19 settembre, alle ore 15, nell’area antistante lo stadio Flaminio (Piazzale Ankara) a Roma

LIBERI DI NON CREDERE
primo meeting nazionale per un paese laico e civile


La data scelta non è casuale. I diritti dei non credenti possono essere riconosciuti solo laddove non c’è alcuna religione di Stato, di fatto e/o di diritto. Il 20 settembre 1870 non venne meno solo una religione di Stato; fu abbattuto un regime teocratico all’interno del quale era impossibile dichiararsi pubblicamente atei o agnostici. Molti, quel giorno, ritennero a portata di mano la realizzazione di una società, in cui una libera Chiesa costituisse solo una parte, non privilegiata, di un libero
Stato. Quel progetto, faticosamente avviato, fu poi bloccato dal ventennio fascista, dal cinquantennio democristiano e da un quindicennio di confessionalismo bipartisan.

Ora i tempi sono cambiati. Non intendiamo rievocare con nostalgia l’epopea risorgimentale: vogliamo invece impegnarci nella costruzione di una società moderna, laica, europea.

Vogliamo l’uguaglianza, giuridica e di fatto, di credenti e non credenti

Vogliamo l’affermazione concreta della laicità dello Stato

Vogliamo la fine di ogni privilegio, di diritto e di fatto, accordato alle confessioni religiose

Vogliamo che le concezioni del mondo non religiose abbiano la stessa visibilità e lo stesso rispetto delle concezioni del mondo religiose


In particolare, chiediamo:
Avvio di un processo per il superamento del regime concordatario
Riconoscimento delle unioni civili
Aumento delle risorse pubbliche stanziate per la ricerca scientifica
Rimozione degli ostacoli frapposti alla contraccezione d’emergenza (c.d. “pillola del giorno dopo”)
Abolizione dei limiti all’accesso alla fecondazione artificiale introdotti dalla legge 40/2004
Abolizione dell’obiezione di coscienza nei reparti di ginecologia degli ospedali pubblici
Introduzione della pillola RU-486 e presenza capillare di consultori pubblici
Legalizzazione dell’eutanasia attiva volontaria
Riconoscimento delle direttive anticipate di fine vita
Rimozione di ogni discriminazione basata sull’orientamento sessuale
Possibilità per tutti i cittadini di poter abbandonare formalmente la propria religione
Disponibilità su tutto il territorio nazionale di strutture per la cremazione e di sale del commiato laiche
Disponibilità, su tutto il territorio nazionale, di luoghi solenni e tempi consoni per il matrimonio civile
Edifici pubblici laici, non contrassegnati dal simbolo della Chiesa cattolica
Rispetto delle leggi sull’inquinamento acustico anche da parte delle confessioni religiose
Abolizione delle leggi di tutela penale in materia religiosa
Fine dei privilegi delle confessioni religiose nelle strutture obbliganti (ospedali, carceri, caserme...)
Riduzione dei tempi per l’ottenimento della separazione e del divorzio
Introduzione del sistema tedesco, per il quale solo i contribuenti che vogliono espressamente finanziare la loro fede pagano la tassa di religione
Fine del versamento di fondi comunali alle confessioni religiose quali oneri di urbanizzazione secondaria
Una scuola pubblica laica: dove chi non frequenta le ore di religione cattolica non sia discriminato; dove lo stesso insegnamento religioso cattolico sia sostituito da educazione civica o studio di religioni e filosofie non confessionali; dove non si svolgano atti di culto, visite pastorali o altre azioni di evangelizzazione; dove si insegnino l’evoluzionismo e il pensiero critico; alla quale siano destinati i fondi attualmente riversati su un sistema di scuole private ghettizzante e inefficiente.

Se anche tu condividi questi obiettivi, il 19 settembre partecipa a

LIBERI DI NON CREDERE
primo meeting nazionale per un paese laico e civile


Per aderire alla manifestazione inviate una e-mail con oggetto “adesione” a: adesioni19settembre@uaar.it
Per partecipare alla manifestazione, contattate il circolo o referente UAAR più vicino

venerdì 7 marzo 2008

il ponte più bello...


L'EX ASSESSORE VITALE (FI): "VALORIZZARE IL PONTE SUL SINARCA"
Termoli. Valorizzare l'area del Sinarca. L'invito è rivolto all'amministarzione comunale dall'ex assessore ai lavori pubblici Nicola Vitale (Fi) che in una lunga nota scrive: «Il senso civico di un’amministrazione, al di là o meno del colore politico, si misura non solo per le capacità di saper gestire con serietà e consapevolezza il bene comune, ma anche nel saper individuare quella parte della memoria storica da non dimenticare. (...) Oggi si tende a valorizzare quegli elementi caratterizzanti un dato periodo storico che meglio si sono conservati nel tempo, sia essi manufatti sia essi momenti di vita sociale, politica e culturale». L'ex assessore spiega che è necessario proseguire sulla via della valorizzazione del patrimonio del quale a suo avviso fa parte il vecchio ponte del Sinarca, zona in cui è previsto l'ampliamento dell'attuale dpeuratore. Vitale dice infatti: «Dove si vuole andare a parare con questo ragionamento. Voglio arrivare nei pressi della Torretta sul lungomare nord dove fervono ancora i lavori di sistemazione, e tra rotonde e gimkane che si costruiscono e viadotti da demolire qualcosa c’è da salvare, sì c’è ancora qualcosa è “Il ponte sul Sinarca”, costruito dalla Cassa per il Mezzogiorno nel 1956 una delle opere strategiche di questa città, che se pur vecchio, bistrattato e mutilato nelle sue parti è ancora lì a svolgere la sua funzione, dove una lapide scolpita ne ricorda la nascita ma non la morte. I termolesi, quelli della termolesità, chissà quante volte lo hanno percorso negli anni 50 /60 e oltre, era uno dei segni del progresso, della civiltà, il ponte in cemento armato e non in muratura, segno che doveva durare ancor più nel tempo. Esso non contrasta con l’ambiente circostante come i super ponti costruiti dagli anni 70 in poi, ha resistito persino all’alluvione del 2003, Lui è là, non è ancora del tutto in pensione e seppur malato continua a svolgere il suo ruolo, magari aspetta qualcuno che si accorge di Lui, sì, perché egli può ancora dare tanto, non alle auto che sfrecciano veloci alle sue spalle, ma a tutte quelle persone che ci vogliono passeggiare, correre sopra. Rivalutarlo con un progetto che valorizzi quel tratto di costa, magari ricollegandolo con un percorso naturalistico al suo amato SIinarca che non vede più da tanti anni. Ecco forse il saggio e vecchio ponte ci dà l’idea per un progetto di più ampio respiro, magari strategico per la città di Termoli che valorizzi quel tratto di costa e la valle del Sinarca ancora libera da cementificazioni selvagge, il torrente Sinarca, con l’acqua se pur poca non ancora né rossa né color mattone nonostante il vecchio mattatoio e la case vicine».
fonte:www.primonumero.it

Come si può valorizzare una schifezza?
un ponte che è pura bruttezza, costruito a ridosso della torretta sul sinarca, un simbolo di Termoli, divenuto ristorante.
Ma cosa ci si può mai aspettare da una mentalità attenta alle bellezze ambientali e culturali come quella termolese?
Probabilmente l'abbattimento del castello per costruire un megaparcheggio? forse esagero,ma con gli interessi forti che predominano a scapito di noi cittadini che vorremmo godere del territorio e dell'ambiente della nostra regione,c'è da aspettarsi anche questo
infondo Termoli avrà a breve un museo aromatizzato al pesce marcio ed allietato dalle simpatiche urla di venditori ambulanti... un elemento culturale da non sottovalutare!anzi che tutti ci invidieranno, probabilmente anche il Louvre di Parigi
ed il Bitish museum di Londra(che ci deve un san sebastiano della cattedrale)stanno meditando un mercatino rionale al loro interno con diffusione di aromi naturali...
come si può sperare di valorizzare a livello ambientale un'area fortemente inquinata?
la scorsa estate ho osservato e fotografato quintali di rifiuti di vario tipo trasportati dalle onde e dai bagnanti lungo le dune che di trovano lungo il litorale nord... sarebbe bello ma è troppo per noi, non siamo in grado di capire cos'è l'ambiente e lanaturalità di un territorio.
Perchè non valorizzare il piccolo bosco che si trova tra le contrade colle macchiuzzo e San pietro?
Sentieri attrezzati ed eventuali guide oltre a dei vincoli ambientali su tutta l'estensione dell'area boschiva sarebbero un buon inizio, se poi i termolesi fossero istruiti fin da piccoli a rapportarsi all'ambiente sarebbe anche meglio.

lunedì 12 marzo 2007

Termolesi, audiolesi, cerebrolesi…

Dopo tanto tempo torno serio, è molto che rimugino su questo intervento perché sono argomenti che mi stanno davvero a cuore e questo si preannuncia un post che sfoga tutta la mia rabbia e la mia frustrazione fin dal titolo (volutamente offensivo) che ho scelto.
Di cosa parlo? Dei problemi di Termoli, la mia città di nascita, sicuramente non il luogo della mia morte, perché il mio rancore ormai è davvero incontenibile.
Bando ad inutili giri di parole, tra l’altro completamente sterili, vengo subito al dunque:
Termoli ha una storia millenaria e questa sua caratteristica, se valorizzata potrebbe essere un vanto culturale non indifferente ma è ignorata dalla quasi totalità della popolazione che a quanto pare convive benissimo con la propria ignoranza caprina.
Nel mio caso, invece, sono viola dall’inquietudine, totalmente fuori di me, poiché tutto questo si ripercuote in scavi archeologici mai aperti, in aree di fortissimo interesse… lasciate al più totale disinteresse e quel poco che per forza di cose è già sotto gli occhi di tutti, non è visitabile per varie ragioni, insomma una situazione a dir poco paradossale, decisamente surreale e nessuno è disposto a cambiarla!
Ma andiamo nel dettaglio seguendo la cronologia, un po’ di storia è d’obbligo, dei principali luoghi che intendo citare,
Le testimonianze più antiche di insediamenti su territorio termolese risalgono all'età preistorica e pre-romana e sono documentate dai ritrovamenti di necropoli preistoriche in contrada Porticone e Difesa Grande, nonché, in quest'ultima, da ritrovamenti di resti di ville romane(scavi mai portati avanti, se ne conosce solo la presenza).
La Termoli primitiva è da situarsi in un sito non identificabile con l'attuale, come ho già detto, in prossimità della zona attualmente denominata "Difesa Grande"(strano che a nessuno questo nome abbia mai suggerito qualcosa), in questo luogo sono venuti alla luce, in periodi diversi e per il lavoro dell'uomo, muri, mosaici, tegole, tasselli, anfore, monetine e quanto possa testimoniare l'esistenza di un centro abitato antico.
A cavallo tra il 6° ed il 4° secolo l’intera costa molisana era popolata dai Frentani, popolo navigatore ed agricolo, alleato con i sanniti e facente parte della lega sannitica, c’è chi identifica Termoli con la città di Buca.
Strabone scrive: "Dopo l'Aterno vi é Ortona, porto dei Frentani e Buca, anch'essa dei Frentani, confinante con Teano Apulo", e ancora: "Dopo del lago (di Lesina) si naviga ai Frentani e a Buca: dall'una e dall'altra parte del lago, sia fino a Buca che fino al Gargano vi sono duecento stadi".
Strabone e Tolomeo avevano situato questo centro abitato tra il fiume Tiferno (Biferno) e Istonio (odierna Vasto), anche lo storico tedesco Momsen pone la città di Buca nel sito dove oggi sorge Termoli.
Vi è la presenza concreta di insediamenti antichi, ad esempio: il Prof. Luigi Ragni, nel suo studio sulla origine di Termoli scrive al riguardo di sorgenti termali(da cui probabilmente il nome): "A poca distanza dall'abitato di Termoli, a cinquecento metri o giù di lì con leggero pendio verso il mare si estende la incantevole spiaggia di Rio Vivo, detta così dal nome di un ruscelletto che ivi scorre senza interruzione. Sotto il letto arenoso di esso, e sotto un ponte, ivi costruito per la ferrovia, si trovano nascoste delle piccole terme (thermulae); e a pochi passi, lungo il lido un pavimento di mattonelle ben connesse. Quando il ruscelletto in piena e il mare in tempesta portano via l'arena, restano scoperte a fior di terra e si possono ammirare. Parecchi anni dietro le ho viste io, e, per quanto la memoria mi sarà fedele, cercherò di descriverle”.
Continuando con le dichiarazioni del Prof. Ragni: "Io stesso coi miei occhi in una tenuta dei fratelli Graziani sita in Difesa Grande, osservai un bellissimo pavimento a mosaico; e molto più giù, nella stessa direzione, in un campo dei fratelli Candela, una gran quantità di pezzi di tegoloni, di cui alcuni interi, e di doli scavati dall'aratro e accumulati sotto alberi o davanti a siepi o serviti per fare strade da un punto a un altro".
Inoltre, il Pollidori aveva asserito che nel borgo antico sorgeva un tempio dedicato ad Esculapio, dio della medicina, ma non solo, ne è stato individuato e scoperto l’altare con un serpente di bronzo recante l’iscrizione: "Aesculapio et saluti Sacrum ex voto Callixtus D.".
Peccato sia stato portato a Napoli e deposto nel museo della Famiglia Picchiatti…
Insomma non farebbe male cercare di risaltare tali testimonianze storiche, anche a fini turistici, promuovere scavi, attività culturali, tutto ciò che è possibile per dare ai termolesi ed ai visitatori questo patrimonio…
Direi che già questo è abbastanza, ma voglio farmi ancora del male nello scrivere e nel ricordare, sempre nel possedimento dei fratelli Graziani, a difesa grande, di tanto in tanto vengono rivoltate dall’aratro mattonelle facenti parte di una pavimentazione, muri, ed appunto mosaici.
Tra l’altro nella zona in cui sorge la Piazza Giovanni Paolo secondo, costruita durante una visita del defunto pontefice, nei primissimi anni ’80, a due passi dalla mia vecchia abitazione, sarebbe presente una necropoli, la cosa strana è che all’epoca il comune decise di concedere un solo mese per saggiare il sito, qualsiasi fosse stato l’esito… comunque si sarebbe dovuto inesorabilmente ricoprire il tutto, che difatti oggi giace al di sotto di uno strato di cemento ed asfalto, in quella che è la più inutile piazza dell’intero pianeta, utile solo al mercato rionale del primo sabato del mese ed alle bancarelle dei polacchi, le poche volte in cui vengono a vendere qualcosa in città.
Dimenticavo le giostre della festa patronale, ma non è un motivo così importante da giustificare la piazza, rispetto alle bancarelle dei polacchi intendo.
La certezza sull’ubicazione e sul periodo mi è stata data dalla conferma da parte di uno degli operai specializzati che insieme agli archeologi scavò in quel sito, l’ho conosciuto qualche anno fa durante una campagna di scavo presso il sito preistorico di Isernia la pineta, alla quale ho partecipato in due anni consecutivi e che porto ancora nel cuore.
La cosa triste è che in comune ancora oggi c’è chi sostiene “meno male che abbiamo ricoperto tutto!”, queste incomprensibili parole mi sono state riferite da un consigliere comunale che conosco verso il quale sto facendo pressioni per tentare di svegliare la giunta sull’importanza de questi siti… ma con risultati scarsi, anzi praticamente nulli… E’ più importante riempire il comune di rotatorie, alcune talmente vicine che se si percorre Termoli per 10 minuti in auto, si finisce con l’avere un senso di stordimento, nemmeno si fossero fatti 10 giri su se stessi, almeno con il semaforo ci si riposava…
Potrei finirla qui, ma ho ancora qualcosa da aggiungere alla lista delle tante scempiaggini che vedo ogni volta che torno a casa, parliamo un pò del castello“svevo”.
Termoli ha un piccolo castello, quasi un torrione di pianta quadrata che si fonde alle fortificazioni del borgo antico, l’edificazione del castello si attribuisce storicamente agli inizi del ‘200 grazie all’imperatore del regno di Sicilia Federico secondo di Svevia, colto, discusso ed enigmatico personaggio storico, da qui il soprannome attribuito alla costruzione.
Bene, il castello si presenta sfigurato da una struttura di cemento sulla sua sommità che è più di un pugno nell’occhio, decisamente più doloroso di un calcio in uno stinco, uno sul sedere, un pugno alla bocca dello stomaco e due dita negli occhi! Praticamente un rovinoso esempio di mancanza di rispetto istituzionale per la storia ed i beni architettonici.
Per precisare la struttura è una stazione meteorologica di proprietà del 32°stormo di Foggia-Amendola dell’aeronautica militare.
Tralasciando le condizioni alle quali una stazione di questo tipo deve sottostare, che rendono appetibile l’ubicazione dell’installazione, è comunque uno scempio il fatto di averla collocata proprio su uno dei pochi beni architettonici che la città possiede.
Se io volessi visitarlo, dovrei aspettare una mostra, dato che in altri momenti non è possibile, tra l’altro tutti i piani superiori sono off limits, data la proprietà dell’aeronautica, e non sappiamo quanto questi siano stati modificati rispetto alla pianta originale per la posa di tutte le attrezzature, va bene, rimane ancora dell’altro da vedere, no? …Bè insomma, le segrete sono di proprietà della chiesa, quindi perennemente off limits! Tra l’altro dalle segrete si snodano, o almeno così sembra, dei cunicoli che corrono l’ungo l’intera penisola fortificata, sfociando al porto ed in altre zone della Termoli vecchia (più di una volta mi è stato riferito da subacquei che le hanno visitate, perlomeno nel tratto sommerso).
E va bene, mi rimane almeno il piano terra… si ma questo è formato da due stanze ed un corridoio che le circonda, le due stanze sono permanentemente chiuse quindi in occasioni di mostre di pittura o fotografiche posso visitare solamente lo stretto corridoio…
Recentemente è comparso un cartellone che riporta la storia del castello, ricordo che quando l’ho notato ho pensato: “era ora cos’aspettavano in comune?... ma, ma quel logo?” ,Residenza sveva è un bed and breakfast sparso per l’intero borgo antico, di proprietà della famiglia Vincitorio, un cartellone privato…
Lungo buona parte della costa del sud adriatico è possibile osservare delle torrette di avvistamento, il castello, seppur di moli decisamente maggiori era una di queste, mi sono preso la briga di cercare quelle che si trovano in territorio termolese, ne ho trovate cinque: la prima, quella più a nord quasi in territorio di Petacciato, giace in condizioni pessime, è completamente diroccata, ne rimane ben poco.
Tralasciando l’orribile ponte in calcestruzzo che si trova di fronte ecco la seconda, è conosciuta come “la torretta” ristorante e lido balneare, un bene architettonico come quello reso un ristorante privato? Ebbene sì, succede anche questo, la terza è più che un rudere ai piedi del muraglione del borgo antico, più che una torretta è una guardiola all’accesso al mare da quel lato, perennemente chiuso da un’inferriata.
La quarta ospita l’archivio di stato, era una guardiola di fronte alla porta di pietra dell’antico borgo, è così piccola che dentro c’è solo una scrivania ed una scaffalatura polverosa piena di volumi, una persona con il poco spazio a disposizione fa fatica ad entrare, sarà per questo che in 25 anni non l’ho mai vista aperta? Boh credo sia quasi un privilegio concesso a pochi entrare, ci non andato più volte in orari di apertura ma nulla… L’ultima è una chicca, si trova lungo la discesa verso il lungomare sud di “rio vivo”è sulla destra scendendo dal centro, è nascosta tra leabitazioni, questo mi ha subito messo insospettito, difatti cercando di visitarla mi sono accorto che ... era in un giardino privato!
Spontaneamente mi sorge la domanda: sono l’unico a pensare che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato in tutto ciò?
Temo proprio di sì, come mi rende furibondo il fatto che i termolesi non si incazzino come delle iene nei confronti di chi lo ha permesso, dato che in ogni caso sono proprio loro (me compreso) a rimetterci.
Nell’ottobre 1943 gli alleati sbarcarono a Termoli, per prima cosa bombardarono il paese vecchio, un colpo distrusse un seminario di fronte alla cattedrale, da allora quella è una piazza con una linea scura sulla pavimentazione che ne ricalca la planimetria, oggi territorio di bar che si contendono lo spazio per i tavolini, il secondo colpo colpì in pieno il rosone in alabastro, che oggi è rimpiazzato alla bene meglio da uno in metallo che ha lo stesso effetto della costruzione in cima al castello, ricordate?
Stranamente da quel periodo, che volete farci, il parapiglia del secondo conflitto modiale, gli inglesi con il generale Montgomery per la città, i tedeschi in ritirata verso la linea Gustav, qualcuno si è preso un souvenir… se si osserva la cattedrale, infatti si nota che sul frontone ci sono 2 statuine, anzi, una sola, l’altra è stata vista al british museum…se prima ce l’avevo con gli inglesi, oggi non li posso vedere…
Se si cammina con un metal detector in direzione Guglionesi si possono trovare ancora numerosi residuati bellici, dai bossoli ad armi e chissà quant’altro.
Ebbene a Termoli non c’è nulla da offrire, nemmeno un museo, neanche il più idiota tipo il museo delle ciabatte usate, nemmeno un museo dedicato a Benito Jacovitti (che ho sempre odiato, mi chiedo come si possa firmare un fumetto con un salame con i piedi e la faccia)…nulla, l’unico che c’è ospita mostre temporanee di arte contemporanea.
E tutti i reperti che sono stati ritrovati? Monete, anfore, mosaici, reperti bronzei, armi frentane, armi della seconda guerra mondiale, utensili, oggetti medievali, ?… insomma, tutta quella mole di materiale che è sicuramente contenuta in polverosi sottoscala dei tanti uffici comunali o rivendute a termolesi che ne fanno bella mostra in casa? Non sarebbe il caso di creare un museo per ampliare il patrimonio culturale del comune?
Torno a ribadire, sono l’unico a trovare che in tutto ciò ci sia qualcosa che non va?
Nei pressi di casa mia, Termoli si snoda su colline e vallate che assomigliano alle dita di una mano poggiata su di un piano, c’è un piccolo bosco all’interno del quale nella parte più bassa sul fondovalle, si trova un torrentello, il rio vivo che continua attraverso il paco comunale, alcuni chilometri più in avanti fino a sfociare nell’area omonima, lo stesso nel quale il prof.Ragni ha visto le mattonelle che appaiono se si sposta un po’ il sedimento, questa è una delle poche aree verdi ancora non toccate dall’antropizzazione, anche se minacciata ogni giorno dalle ruspe e dai cantieri edili, non sarebbe il caso di farne una piccola are protetta da vincoli ambientali? NESSUNO SI SOGNA DI FARE UNA VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE COME SANCISCE L’ARTICOLO 4 DELLA LEGGE 348/86?
Evidentemente no, come nessuno si è ricordato di farlo quando il vecchio sindaco ha venduto il terreno alla sorgenia per costruire la turbogas, già perché se vogliamo parlare di Remo di Giandomenico, possiamo dire che il suo “sistema” rende in paragone quello di Moggi un fantacalcio… Qell’uomo controllava tutte le assunzioni, sia negli enti statali della zona che nelle aziende private che controllava, la moglie, che non è da meno controllava l’intero ospedale…
Un bel giorno, quasi 2 anni fa, scomparve come per magia un costosissimo macchinario dall’ospedale, subito la polizia cominciò le indagini, si venne a scoprire che era finito(guarda il caso) proprio nello studio privato della mogli del sindaco, sia le iene che striscia la notizia si occuparono del caso, ricordo ancora il servizio di Sortino. le iene
Questa donna un giorno è riuscita anche ad inforchettare il marito Remo, evidentemente non avendo coltelli a portata di mano, ormai sono esiliati a campomarino dopo alcuni mesi di carcere, avrei sperato anni, ma stranamente sono fuori ed il marito medita un ritorno in politica! Anche qui noto un qualcosa che non va, ma sembra che sia il solo.
Secondo me i termolesi sono masochisti, le cose sono due: o sono assuefatti a queste prese in giro, o ne sono totalmente ignari.
Il problema è che Termoli è culturalmente sterile, non ha cultura, nel senso che ha la storia, ma non ne è consapevole e non la valorizza affatto, ne ignora tutti i risvolti.
Punta sul turismo, ma il turismo non è solo mare, se oltre ad esso ed agli scempi ambientali, alla cementificazione selvaggia, ai prezzi da capogiro che non si ritrovano neanche nel raggio di 50 km ed all’ignoranza dei termoesi non si offre nulla, non si può parlare di turismo, perché non ci viene nessuno!Perchè non ha nulla da offrire!
Termoli ha uno splendido lungomare, disseminato di lidi che potrebbero rimanere aperti la sera, tra l’altro consentendo l’accesso alla spiaggia successivamente al tramonto, ma non è possibile. nemmeno pensare di sfruttarne la passeggiata estiva, perché non vi sono gli interessi a farlo! Interessi di pochi che si coalizzano per stroncare ogni minimo tentativo di valorizzazione dell’area, nemmeno un bar, una gelateria, un lido aperto che fornisca ai giovani un po’ di divertimento, già perché anche sotto questo punto di vista la città non ha nulla da offrire.
Qualcuno tempo fa propose di costruire un villaggio vacanze ed ebbe in risposta la più disarmante delle frasi: “ma che devi fare?” naturalmente detto in dialetto ed inteso come non dire scemenze… Già, perché il lungomare nord è disseminato di case private, le licenze le danno solo ai costruttori edili che poi hanno un guadagno, naturalmente chi è sopra di loro riceve qualcosa, in quel caso la speculazione edilizia ha vinto, Termoli ha perso e ci ha rimesso.
Oltre il danno la beffa, a Termoli c’è la facoltà di economia del turismo che io vedo quasi come un nonsenso, paragonabile alla scena di un papa che elogia l’ateismo.
Turismo? E dov’è il turismo? Io vedo al massimo quel pullman di tedeschi che si vede trattare a pesci in faccia e giura solennemente di non tornare mai più in quel luogo maledetto.
Oppure tutto quel transito per le Diomedee (Tremiti)che non si ferma nemmeno per un caffé, ma viene comunque contato tra i dati ufficiali, barando e prendendo in giro chi a Termoli ci vive ed è convinto sia un’ambita meta turistica.
Giusto perché poco fa ho citato la questione energetica, soffermiamoci un attimo sulla turbogas:
doveva, dopo ritardi su ritardi, essere consegnata lo scorso febbraio, ma con un colpo di coda la sorgenia ha stupito tutti completandola entro settembre, bene, da allora le nubi anomale, giusto per la precisione, la turbogas riversa nell’atmosfera come sottoprodotto del vapore acqueo quindi nulla di strano se sono nuvole, ma ci si allarma se sono nere o marroni! I casi registrati da settembre sono parecchi, seguiti da casi di irritazione delle vie respiratorie e degli occhi degli abitanti limitrofi al nucleo industriale anche nei comuni di Campomarino e Portocannone.
Per non parlare degli scarichi in mare di acque nere, qui lo spunto per parlare dell’acqua, la turbogas ha bisogno di una quantità di litri d’acqua abominevole, non riporto cifre perché non mi fido dei dati, ma sono sicuro siano decisamente superiori, fin qui nulla di male… se non fosse che per colpa di questo ciucciatore a scrocco l’intero basso Molise è quasi a secco, se si unisce ciò al fatto che siamo in un anno di precipitazioni scarse si intuisce quanto l’invaso del “lisciane” non abbia acqua a sufficienza per l’intera utenza se si aggiunge per l’appunto la turbogas.
La Molise acque è corsa subito ai ripari per una soluzione che accontentasse tutti… il decalogo del risparmio dell’acqua: ok va bene risparmiare risorse, è importante, ma perché sta maledetta turbogas continuerà a fregarsi l’acqua e saranno i poveri cittadini, che non giovano nemmeno di quell’energia perché destinata a livello nazionale, a rimanere a secco?
Se fa caldo e sudo posso asciugarmi l’ascella col phon, tanto non ho problemi energetici… ma io gradirei lavarmi se puzzo come una capra, posso mandare per protesta dei fogli di carta intrisi del sudore delle mie ascelle dopo giorni senza lavarmi alla sorgenia? Anzi spero qualcuno si unisca a me in questa anomala protesta.
Se arrivano dei turisti cosa gli diciamo? Lavatevi in mare?
A proposito di mare, negli ultimi giorni è comparso il tormentone eolico sull’adriatico, in pratica al largo del tratto di mare tra Termoli e Petacciato dovrebbe essere costruito un parco eolico, di lì una valanga di dissensi per l’unica fonte di energia ecosostenibile e rinnovabile che può davvero aiutarci in caso di crisi energetica, ma a quanto pare sono visibili dalla costa e deturpano il paesaggio(???)dopotutto sono mete turistiche(turistiche?siamo sicuri?).
Eppure ogni volta che passo sull’adriatico vedo una marea di piattaforme petrolifere, con i loro fiammoni di metano sempre accesi(eh sì, quelle non deturpano e non inquinano, vedeste poi quando ci sono le petroliere che lavano le stive al largo e l’acqua puzza di petrolio…)mi viene da chiedere quale sia il male minore, dei semplici pali che ci danno energia lontano dalla costa o una turbogas che ci lascia a secco e ci asfissia e delle piattaforme che ci sporcano acqua aria e panorama?
Aspettarmi che si smuova l’opinione pubblica è un’utopia, quindi ho perso le speranze, non che ne abbia mai avute, la mia generazione è all’ 89% convinta che leggere dei libri sia qualcosa di cui sfottere, è convinta che sia giusto perdere tempo nei bar a dire idiozie piuttosto che cercare una Forma mentis adeguata, è assolutamente convinta che l’avere delle conoscenze sia da idioti!
Se me ne sono accorto io di tutto ciò, io che mi vergogno come un ladro della mia ignoranza, significa che la situazione è davvero al limite.
Sono sicuro che queste “direttive” derivino in primis dalla famiglia, quindi mi chiedo quanto sia mentalmente marcia la mia città natale, incapace di riflettere, di comprendere di porre rimedio a ciò che è stato.
Ma scrivere ciò nel blog meno frequentato della rete non credo possa essere di aiuto per nessuno, al massimo per il sottoscritto nel trovare un piccolo sfogo.
Mi piacerebbe visitare aree archeologiche, musei, centri culturali a Termoli, peccato non ci sia nulla di concreto, eppure basterebbe poco.
Se si volesse creare un museo storico e multidisciplinare, collaborerei anche volentieri all’allestimento di qualche stanza, dato che la mia specializzazione come naturalista sarà la museologia, tra l’altro dispongo di una modesta ma varia collezione di minerali e fossili, con le mie conoscenze modellistiche posso realizzare preparati didattici, diorami, raffigurazioni pittoriche… Sarebbe un sogno ed un contributo che darei volentieri, ma temo che rimarrà tale con mio grande rammarico.
Chissà quando qualcuno si sveglierà dal torpore letargico dell’apatia e deciderà di fare qualcosa? Spero di essere ancora vivo per quell’epoca lontana.
Con ciò mi congedo per il momento, augurandomi di aver donato a qualcuno almeno uno spunto di riflessione, confido di trovare altri che condividono il mio punto di vista.