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giovedì 23 luglio 2015

Ha senso discutere con i credenti?

 Per anni ho avuto l'entusiasmo di discutere ed argomentare, la voglia di spiegare le mie ragioni a chi non voleva saperne di prendere atto del fatto che qualcuno non ricambiasse la sua fede.
 Ma comincio a dare i primi segni di gonadi frantumate e nel tirare le somme ho deciso di spiegarvi il perchè.
Mettiamola così, ci sono persone che affermano l'esistenza delle divinità e su questa base creano le loro morali.
Nulla da eccepire, per quanto io possa trovare assurda o ridicola una fede in quanto basata su irrazionalità e fantasie incredibili (intese nel senso etimologico del termine, ovvero NON-CREDIBILI), se essa è un atto personale e non danneggia la mia esistenza, se in questa convinzione si ripone una speranza, magari legata ad una vita problematica, perchè mai dovrei essere contrario?  Non vedo affatto come un problema la libertà di credere in una divinità se questa crea un senso di benessere, per quanto illusorio nella mente di un credente.
Inoltre noi siamo fortemnte predisposti a vedere le cose in maniera finalistica ed è un fenomeno Darwiniano ben conosciuto.

 Il problema è che non tutti condividono tale fede, come non tutti condividono determinate morali fatte di precetti e divieti a volte retrogradi e talvolta stupidi.
Fintato che qualcuno si limita ad attuare una simile condotta di vita tenendola per sè, il risultato è che non si limita la libertà di nessuno.
Ma c'è un ma:
Io non condivido il credo nella divinità, qualsiasi essa sia e di conseguenza non posso trovare certi principi morali, i quali risultano giustificabili esclusivamente in base all'esistenza del divino, sensati ed accettabili.
Ad esempio io voglio poter mangiare insaccati fatti con carne di maiale che alcune fedi reputano impuro, perchè non dovrei gustare la mortadella se tu credente non vuoi mangiarla?
Non si limitano a rispettare i loro principi morali, si accaniscono nel non considerare le altre morali, magari dettate dal buon senso, come tali
Poichè i loro principi morali sono gli unici principi accettabili.
Perchè questa discriminazione?
Perchè la morale religiosa non è un obiettivo o un fine, ma è lo strumento che porta a ciò che la fede promette: ovvero la vita eterna, la salvezza dell'anima, il paradiso, la pace in terra, la definitiva liberazione dal male...
Un ateo come il sottoscritto invece, come ho già detto, reputa i principi morali fini a sè stessi, ovvero utili per il vivere comune,  in armonia col prossimo senza arrecare alcun danno a chi mi circonda.
Se aiuto una persona lo faccio perchè so che è un atto dovuto verso qualcuno e non mi aspetto alcuna ricompensa ultraterrena per essermi comportato in tale maniera.
Ho semplicemente ascoltato il mio buon senso, ma sto notando sempre più spesso che i credenti non riescono a percepire questa distinzione tra princìpi utili e princìpi inutili, tra princìpi accettabili e princìpi talmente lontani nel tempo da essere sorpassati, fatti di precetti di dubbia utilità o di divieti assolutamente deliranti.
Nel non comprendere questa cosa ecco che nella mente del credente si viene a creare un corto circuito che porta ad una conclusione immancabilmente errata, secondo cui quando qualcuno perde la sua fede, irrimediabilmente perde la sua morale.
La sola ed unica morale accettabile, ne consegue che io, in quanto sprovvisto di morale religiosa, non avrei una morale.
Avete mai sentito rivolgervi detti come:
chi non crede in dio non crede in niente
oppure la variante
chi non crede in dio crede a tutto / nel diavolo
o ancora
se non si crede in dio tutto è possibile

Nel primo caso, chi non crede in dio non crede in qualsiasi entità irrazionale, ma non significa che non possa credere nei sentimenti o nei principi etici.
Nel secondo caso, il detto vorrebe far passare il fatto che tolta la fede in dio qualsiasi altra credenza, anche la più assurda e delirante possa passare senza problemi (più di quella cristiana?n.d.a.)
quando invece verrebbe vagliata dalla ragione esattaente come è accaduto per la fede cristiana.
Quanto al diavolo, come potrei credere al sottoprodotto del dio in cui non credo? il pacchetto è completo, all inclusive.
Nell'ultimo caso, non è una frase lusinghiera ma suona così, se non si crede in dio vengono meno i freni morali e si è portati a commettere gli atti più nefasti.
Inutile spiegare il perchè sia un concetto delirante, l'ho appena descritto.
L'oltranzismo è la base della chiusura mentale che non permette di accettare altre visioni del mondo o libertà civili e porta a voler condizionare la vita di tutti, vietando leggi o promuovendone altre.
Ecco che abbiamo assistito alle battaglie anti parità di diritti (sesso, orientamento sessuale, orientamento religioso o assenza di esso, cultura ecc..), al vuoto legislativo verso il fine vita, alla comparsa di leggi irrazionali come la legge 40 e via discorrendo.
Il cristianesimo nello specifico parla di Valori non negoziabili, precludendo ogni possibilità di apertura, semplicemente o si agisce secondo la morale cattolica o si agisce secondo la morale cattolica.

Oppure come ho spesso raccontato su questo blog, si è arrivati alla negazione di scoperte scientifiche ed addirittura alla cancellazione del loro insegnamento nelle scuole.
Nel 2005 ad esempio l'allora ministro Letizia Moratti cancellò lo studio dell'evoluzione dalle scuole medie, fu istituita una commissione dopo le proteste dell'intero panorama accademico nazionale.
Prima ancora della consegna della relazione della commissione (favorevole al ripristino ed al potenziamento dello studio della teoria evolutiva)
la Moratti ne presentò un'altra simile ma corretta in cui si apriva al creazionismo come credibile alternativa(!).
Ogni qualvolta si discute con un religioso, il semplice fatto di dissentire è cosiderato un'offesa,
ogni pensiero critico che infrange un tabù morale è considerato una mancanza di rispetto,
il problema è che il credente non cerca il rispetto, perchè il rispetto và dato in maniera equa riguardo a quanto si riceve ed i credenti non ne mostrano per chi non la pensa come loro, essi pretendono solo sottomissione alle loro idee.
Universalmente ed unilateralmente.

Cercare di discutere con un religioso non porta mai a niente, ma quale sarebbel'alternativa? Perculare e basta? Ricambiare la loro violenza?
Sono certo che discutere non porti a far valere alcuna ragione dell'ateismo o del semplice pensiero Laico, in quanto il nostro interlocutore non parte dal principio di voler discutere.

Discutere vuol dire prendere le proprie idee, metterle sul tavolo insieme a quelle degli altri e confrontarsi.
Se le idee altrui sono più convincenti e circostanziate delle nostre, se siamo intellettualmente onesti, siamo in grado di riconoscere le falle nelle nostre convinzioni e magari cambiare idea.
Lo so, per molti è difficile abiurare, ma è grazie al confronto che si cresce e che ho raggiunto le mie opinioni su molti temi.
Se il nostro interlocutore parte dal principio che noi atei, in quanto tali, siamo sbagliati e che unilateralmente dovremmo essere convertiti, ma soprattutto che le nostre parole siano veleno da evitare a piè pari, ha senso tentare di confrontarsi?
Anche il più apparentemente aperto degli interlocutori cade in fallo quando si tratta di cercare una discussione seria e circostanziata, c'è un uso smodato di fallacie logiche, non cerca un punto comune da cui iniziare l'esposizione delle sue idee e non ammette nemmeno sotto tortura la veridicità di dimostrazioni ber circostanziate.
Insomma, siamo di fronte ad una barricata mentale insormontabile, che cerca costantemente di creare barriere nelle menti dei suoi simili e zittisce chiunque non condivida tali limiti di chiusura mentale...
Sì i mentalmente chiusi saremmo noi atei!

Ha senso perdere del tempo?


martedì 7 ottobre 2014

le vergognose sentinelle in piedi, l'ultima moda in fatto di rigurgiti omofobi


Dicono di essere apartitiche ed aconfessionali, protestano in piedi leggendo libri a caso, in assoluto silenzio contro un disegno di legge che a detta loro dovrebbe tarpare le ali alla
 libertà di espressione e di pensiero, verso chiunque voglia difendere la famiglia tradizionale.
detta così sarebbe anche interessante, chiunque di primo acchito direbbe:
aspetta, fammi vedere un attimo cos'hanno da dire... se non fosse una menzogna bella e buona,
 innanzitutto perchè il ddl Scalfarotto non toglie nessuna libetà di pensiero a nessuno ma condanna,
 anche severamente, ogni forma di discriminazione sulla base del sesso e del suo orientamento o
sull'incitazione all'odio verso omosessuali e transessuali.
Quindi cosa ci sarebbe di così sbagliato? nulla,il problema è insito nel fatto che il mondo religioso
 ha sempre avuto un confine molto labile tra l'insulto offensivo e la semplice libertà di pensiero,
confondendo spesso la libertà di offendere e criticare chiunque non segua determinati precetti religiosi
 stabiliti, specifici dettami morali religiosi o le tradizioni di matrice anch'essa religiosa.
Chiunque, quindi, vada oltre il seminato è da sempre bollato come abominevole e nelle culture meno avanzate e più bigotte rischia di subire discriminazioni o addirittura aggressioni fisiche.
Sono molti i casi di percosse subiti da ragazze e ragazzi o anche adulti rei di essere omosessuali, si
 sono mobilitate addirittura intere spedizioni punitive per colpire chi osava essere diverso e turbare
 l'opinione pubblica.
Pensate che i fautori di questi casi isolati siano dei poveri mentecatti da slegare dal movimento delle sentinelle? chi sono le sentinelle?
Innanzitutto non sono aconfessionali, ma il marchio registrato appartiene ad una associazione laica
cattolica
http://it.wikipedia.org/wiki/Alleanza_Cattolica
qualsiasi intervistato difende i valori cattolici, quindi dimostra di essere ben orientato dal punto di
 vista confessionale, inoltre il movimento è fortemente supportato da forza nuova, la quale in mancanza
 di un'opportunità di maggiore visibilità (si cerca di arginare la deriva politica evitando l'uso di testi
 come omofollia)ha cercato di costruire un movimento identico e parallelo ma di matrice fortemente politicizzata.
Tutt'altro che aconfessionali ed apolitici quindi, ma fortemente bigotti.
Quello che dovrebbe smuovere le coscienze di chi legge queste poche righe è il fatto che queste persone non
 protestano per chiedere dei sacrosanti diritti che potrebbero non avere, ma per toglierli agli altrie  per
rivendicare la prepotenza di insultare chiunque
insomma, come si suol dire, se siete gay siete cornuti e mazziati!
Non solo non potrete mai aspirare a qualcosa di più di una semplice convivenza, ma in più verrete additati
ed apostrofati malamente nella più totale impunità e tutto perchè questo potrebbe ledere la famiglia tradizionale(!).
Chi spiegherà a questi esperti che se due persone dello stesso sesso o di sesso opposto non si sposano
secondo il rito cattolico in chiesa la loro vita, i loro valori, la qualità dei loro martimoni non è e non
sarà mai messa in discussione?
Costoro sostengono che il vero amore può esserci solo tra un uomo ed una donna perchè solo questo porta alla procreazione,
 ma l'amore va oltre il semplice bisogno di riprodursi, nel frattempo con l'evoluzione della nostra specie è diventato qualcosa di molto più compleso ed esteso e purtroppo ci troviamo di fronte ad un muro culturale che non ammette ragioni.
Questi valori infatti, fanno parte di quelli che i cattolici definiscono principi non negoziabili, che comprendono
posizioni sul fine vita, la sperimentazione, l'aborto ed il concepimento ed i matrimoni tra omosessuali, insomma per loro
 è così ed è inutile discuterci, non esiste nemmeno uno specifico passo della bibbia che parli espressamente di amore
 tra persone dello stesso sesso, al massimo nel levitico si parla di rapporti sessuali tra due uomini considerate abomini.
Questo tra il terribile divieto di mangiare crostacei, quello ancor più immane di radersi la barba e soprattutto quello
più terrificante, ovvero il divieto di mescolare tessuti diversi!
ora, mentre scrivo sono comodamente vestito di cotone, pile, misto nylon e cotone e sogghigno nella mia blasfemia,
anche se sono ben consapevole del fatto che questo non indignerà praticamente nessuno.
Eppure è scritto nella bibbia, perchè mai queste azioni non vengono condannate?
Nella bibbia c'è scritto che potrei vendere mia sorella e sono sicuro di poter ottenere un buon guadagno, ma stranamente se lo facessi sarei arrestato e subirei un processo, insomma qualcosa è successo tra la scrittura della bibbia e l'interpretazione della morale dei giorni nostri.
Se chiediamo ai teologi il perchè di normative così assurde ci viene detto di contestualizzare, la bibbia va contestualizzata e nel corso degli ultimi due millenni è stata anche ampiamente purgata, quindi secondo quale criterio alcuni divieti in essa contenuti sono rimasti?
Semplicemente grazie ad un'interpretazione papale dei testi, i papi hanno deciso che l'omosessualità dovrebbe essere un abominio al posto dei crostacei, magari mentre dei cardinali sorseggiano vino e gustano un bel cocktail di scampi.
Nel frattempo la notizia dell'ultim'ora dimostra per l'ennesima volta quanto la chiesa abbia il controllo della politica in questo paese e quanto alcune libertà continueranno ancora ad essere negate, non perchè ledono i diritti di altri, ma perchè semplicemente non le si vuole concedere in un rigurgito di moralismi dell'età del bronzo.
http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2014/10/07/pugno-duro-di-alfano-contro-la-trascrizione-delle-nozze-gay_1a21feee-45de-4066-8756-096e12c8ce0b.html
eppure per una volta tanto che la politica stava facendo il suo lavoro di tutelare le minoranze, a scanso di equivoci ecco il disegno di legge così  liberticida che ha suscitato questa curiosa protesta.
con il falso perbenismo, una falsa bontà e la mitezza si veicolano concetti omofobi e violenti, specialmente con dimostrazioni di prepotenza e spocchia come queste.
E' per questa ragione che io protesterò sapendo della presenza di manifestazioni delle sentinelle nella città in cui vivo e vi esorto a fare lo stesso.





 DISEGNO DI LEGGE “SCALFAROTTO”
Il testo del c.d. disegno di legge “Scalfarotto” per il contrasto dell'omofobia e della transfobia è
stato approvato dalla Camera dei Deputati il 19 settembre 2013, quindi trasmesso alla Commissione
Giustizia del Senato.
Il disegno di legge, in sostanza, estende all'omofobia ed alla transfobia le norme previste dalle
cc.dd. leggi Reale (L. 13/10/1975 n. 654) e Mancino (D.L. 26/4/1993 n. 122)
Di seguito, si riporta il testo delle sopra indicate leggi, con (in corsivo) le modifiche apportate dalla
Camera dei Deputati.
Legge n. 13 ottobre 1975, n. 654: ratifica ed esecuzione della convenzione internazionale
sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, aperta alla firma a New York il 7
marzo 1966.
3. 1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, anche ai fini dell'attuazione della disposizione
dell'articolo 4 della convenzione, è punito:
a) con la reclusione sino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o
sull'odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi
razziali, etnici, nazionali, religiosi o fondati sull'omofobia o sulla transfobia;
b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, incita a commettere o
commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi
o fondati sull'omofobia o sulla transfobia;
3. 3. E' vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi
l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o
fondati sull'omofobia o sulla transfobia.
3-bis. Ai sensi della presente legge, non costituiscono discriminazione, né istigazione alla
discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili
al pluralismo delle idee, purché non istighino all'odio alla violenza, né le condotte conformi al
diritto vigente ovvero anche se assunte all'interno di organizzazioni che svolgono attività di natura
politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione ovvero di religione o di culto, relative
all'attuazione dei princìpi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tali
organizzazioni.
Decreto Legge 26 aprile 1993, n. 122, coordinato con la legge di conversione 25 giugno 1993, n.
205, recante: "Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica, religiosa ovvero
fondata sull'omofobia o sulla transfobia".
1. L’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, è sostituito dal seguente:
"Art. 3. – 1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, anche ai fini dell’attuazione della
disposizione dell’articolo 4 della convenzione, è punito:
a) con la reclusione sino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o
sull'odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi
razziali, etnici, nazionali o religiosi ovvero fondati sull'omofobia o sulla transfobia;
3. Per i reati punibili con pena diversa da quella dell'ergastolo commessi per finalità di
discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale, religioso o fondati sull'omofobia o transfobia,
ovvero al fine di agevolare l'attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno
tra i loro scopi le medesime finalità, la pena è aumentata fino alla metà.

lunedì 15 febbraio 2010

L’inattendibilità statistica della chiesa cattolica

Riporto un articolo del presidente dell'UAAR, unione degli atei e degli agnostici razionalisti, Raffaele Carcano, sulle statistiche legate al numero di fedeli nel nostro paese.
La motivazione è dovuta al fatto che per molto tempo, ed ancora oggi, il numero dei credenti è basato esclusivamente sull’equivalenza “battezzato” = “cattolico”, conseguenzialmente è irrilevante se il battesimo sia un rito celebrato in un'età in cui chi lo sostiene non sia assolutamente in grado di intendere o di volere, identifica una persona e le sue ideologie in maniera categorica.
Poco importa se negli anni, crescendo, il battezzato perde la fede, perchè verrà sempre identificato come tale.
Dal 21 novembre 2002 la Conferenza Episcopale Italiana, riunita in seduta plenaria, ha preso ufficialmente atto della legittimità delle richieste di cancellazione degli effetti civili del battesimo formulate dai soci UAAR rivoltisi al Garante per la tutela della privacy che nel settembre 1999, si è pronunciato sull’argomento riconoscendo il diritto di ogni cittadino a veder annotata la propria volontà di non essere più considerato un fedele della Chiesa cattolica.
La pratica di "sbattezzo" non è solo un modo per riprendersi la propria libertà religiosa, ma anche un modo per segnalare statisticamente che non si è più parte della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, non si tratta di un controrito ma della semplice annotazione sul registro dei battesimi, al fianco del proprio nome della richiesta dell'interessato di non fare più parte della CCAR.
Permettetemi un beve excursus,
Gesù decise di farsi battezzare solo quando ebbe compiuto trent’anni. Anche agli albori della cristianità il battesimo veniva impartito agli adulti, e solo dopo un congruo periodo di catecumenato. Anzi, molti fedeli rimandavano addirittura il battesimo fin quasi in punto di morte, per presentarsi “puri” nell’aldilà.
Con l’affermarsi della nuova religione, il rito venne gradatamente anticipato agli infanti, di qui il nome di “pedobattesimo”, anche in seguito all’elaborazione teologica del peccato originale, tuttora in vigore.
Ancora oggi, infatti, la Chiesa ritiene che i bambini «nascono con una natura umana decaduta e contaminata dal peccato originale».
Il Codice di diritto canonico, al canone 868, stabilisce che :«è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i propri figli».
Attenzione, però: “istruire” non significa affatto “imporre”, insegnare ai propri figli la verità della religione cattolica non deve quindi avere come automatica conseguenza l’adesione forzata vita natural durante alla Chiesa cattolica.
Questo purtroppo però è quanto comporta il battesimo: il canone 96 del Codice di diritto canonico stabilisce che «mediante il battesimo l’uomo è incorporato alla Chiesa di Cristo e in essa è costituito persona, con i doveri e i diritti che ai cristiani, tenuta presente la loro condizione, sono propri, in quanto sono nella comunione ecclesiastica e purché non si frapponga una sanzione legittimamente inflitta». Questa condizione assume valore anche per la legge italiana…
La sentenza della Corte Costituzionale n. 239/84 ha invece stabilito che l’adesione a una qualsiasi comunità religiosa debba essere basata sulla volontà della persona: difficile, quindi, rintracciare una tale volontà in un bambino di pochi giorni.

Ma ragioniamo su un elemento: quanto può essere seria una religione che permette un'adesione forzata da parte di un individuo non ancora in condizioni di comprendere ciò che gli accade?
Eppure per richiedere lo sbattezzo, incredibilmente, occorre dimostrare essere di maggiore età, quindi capaci di prendere e ponderare una decisione in ambito religioso, per uscirne serve il raziocinio, ma per entrarne questo reqisito fondamentale non è affatto richiesto.

Tutto questo giro di parole serve per arrivare al un punto cruciale, quanti sono gli italiani che credono nella religione cattolica?
Per molti anni la chiesa ha riferito dati, basati sul numero di battezzati quali cattolici credenti, per poter parlare a nome dell'intero paese, questo si traduce in leggi, in precetti comportamentali ed ideologie imposte all'intera comunità per tacita ammissione che questa sia tutta pronta ad accettarle, ma secondo l’ultimo rapporto Eurispes i cattolici italiani risultano l’87,8% della popolazione tra non praticanti e praticanti.
Di questi ultimi il 24,4% si dichiara tale, andando a messa ogni domenica e segnalando di donare il proprio 8x1000 alla CCAR.
E gli atei? il 10,7% della popolazione italiana si definisce agnostico, mentre il 7,8% si dichiara ateo.
Sebbene siano statistiche basate sui campionamenti casuali, in tutta franchezza, se si chiedesse direttamente ad ogni singolo italiano a quale fede appartiene e se ne ha una, il numero varierebbe sensibilmente in positivo, io ad esempio non sono sbattezzato,ma non sono credente, ai fatti vengo conteggiato come cattolico.

Quindi e con questo concludo, se il numero di italiani che sono favorevoli a politiche laiche che prevedano unioni civili, eutanasia e testamento biologico, non imposizione forzata nei luoghi pubblici e uffici statali di simboli religiosi strettamente lagati ad una sola fede, nascita, vita e morte di un individuo, si attesta al 60% (all'interno di quell'87,8%, quindi non contando appartenenti ad altre religioni minoritarie ed increduli), perchè la chiesa pretende di parlare ad un numero prossimo al 100% entrando a gambatesa nella politica del paese su questioni che hanno a che fare con la vita di tutti?
Oggi, nel 2010 a quale comunità apparteniamo, tale da rimuovere dalle coscienze temi cruciali e giustificare politiche chiuse, anacronistiche e subordinate all'interventismo politico assolutamente influente di una religione incredibilmente autoritaria?

Queste implicazioni finiscono inesorabilmente con l'avere un carattere legislativo, ma non solo, tendono ad essere considerate come razionali e ragionevoli, sebbene siano nulla più che pura e cieca credenza.
Ad esempio, non serve cercare poichè si tratta di interventi con cadenza quasi giornaliera, il 13 febbraio scorso, praticamente l'altroieri, nel corso dell’udienza concessa ai partecipanti all’assemblea generale della Pontificia accademia per la vita, Benedetto XVI ha tenuto un discorso incentrato sui temi bioetici.
Il pontefice ha vigorosamente ammonito i legislatori, ricordando che “la storia ha mostrato quanto possa essere pericoloso e deleterio uno Stato che proceda a legiferare su questioni che toccano la persona e la società, pretendendo di essere esso stesso fonte e principio dell’etica”. Al contrario, i governi devono riconoscere la legge morale naturale, che “forte del proprio carattere universale, permette di scongiurare tale pericolo”, offrendo altresì al legislatore “la garanzia per un autentico rispetto sia della persona, sia dell’intero ordine creaturale. Essa si pone come fonte catalizzatrice di consenso tra persone di culture e religioni diverse”. Benedetto XVI ha anche spiegato in cosa consiste tale legge morale: “una legge non scritta da mano d’uomo, ma iscritta da Dio Creatore nel cuore dell’uomo, che ogni ordinamento giuridico è chiamato a riconoscere come inviolabile e ogni singola persona è tenuta a rispettare e promuovere”.
Un legislatore attento alle esigenze dello stato che dirige pondererebbe ogni singolo punto di vista sui temi di rilevanza etica, bioetica e sociale, vagliando le parole del papa, ma ponendole alla pari di qualsiasi altra idea.

Ecco, questa lettura della contemporaneità, schiettamente ideologica senza ombra di dubbio, perchè incentrata sulla presunta "razionalità della fede" o altrettanto presunto "retto ragionare", che pervade la nostra società, è condivisa da tutti oppure l'assolutezza di questa condivisione è quantomeno opinabile?

Secondo il vaticano, riguardo alla visione etica puramente cattolica, l'italia, salvo qualche ristrettissimo gruppo di individui, accetta di buon gradodi relegare la laicità di uno stato ad qualcosa di sbagliato,
numeri alla mano vediamo su cosa basano tali dati e se sono realmente attendibili.

Nicola

L’inattendibilità delle statistiche della Chiesa

Le statistiche fornite dalla Chiesa cattolica sul numero dei suoi fedeli sono prive di plausibilità scientifica e difficilmente accettabili anche come semplici “stime”. È quanto emerge da un’analisi approfondita delle cifre fornite dalla Chiesa stessa all’interno delle sue pubblicazioni.

La spinta a verificare questi dati è stata data dalla campagna di “bonifica statistica” lanciata anni fa dall’UAAR: la quale confidava, evidentemente con eccessiva benevolenza, che le statistiche cattoliche fossero attendibili, perlomeno a riguardo del numero dei battezzati. Riteneva infatti l’UAAR che, come qualsiasi ufficio anagrafe, il dato dei fedeli di ogni parrocchia venisse aumentato dei battesimi e diminuito dei funerali. Il dato delle parrocchie, comunicato ai vescovi e poi al Vaticano, avrebbe quindi costituito la base del numero dei cattolici che la Santa Sede, ogni anno, comunica con una certa enfasi alla stampa di tutto il mondo e da questa ripreso e divulgato in maniera alquanto acritica. In questo modo viene a formarsi, nell’opinione pubblica, e soprattutto nella classe politica italiana, la convinzione che la confessione cattolica sia di gran lunga la religione più importante nel mondo.

Così facendo, la Chiesa cattolica non tiene ovviamente in alcun conto chi si allontana informalmente dalla fede. Autorevoli commentatori come Corrado Augias hanno sostenuto che le statistiche sulla religione non devono basarsi sulle fonti interne alle confessioni religiose, ma devono invece rifarsi ai risultati delle inchieste sociologiche e demoscopiche: le quali attestano, per l’Italia, una percentuale di cattolici inferiore di un 10-17% a quella diffusa dalle gerarchie ecclesiastiche. Ma queste posizioni si sono rivelate minoritarie, e il dato di fonte vaticana continua a essere ripreso dai mezzi d’informazione con una certa enfasi, per quanto lentamente in calo.

Proprio per rimediare a questa situazione fu lanciata la campagna di “bonifica statistica”. Un numero sensibile di defezioni formali dalla fede (i cosiddetti “sbattezzi”) avrebbe, secondo l’UAAR, prodotto una diminuzione nel numero totale dei fedeli ostentato dalla Chiesa, in quanto le parrocchie avrebbero dovuto contabilizzare in diminuzione, oltre ai defunti, anche coloro che si erano “sbattezzati”.

Una verifica puntuale, compiuta sui dati di ogni singola diocesi italiana, aggiornati al 31 dicembre 2003 e pubblicati all’interno dell’Annuario Pontificio 2005 (stampato in Vaticano), smentisce però questa prospettiva e lascia alquanto perplessi sull’opportunità di considerarli anche solo come semplici stime.

La prima cosa che balza all’occhio è l’arrotondamento dei dati, alquanto inusuale per qualsiasi repertorio statistico degno di questo nome. Si resta perplessi di fronte alla plausibilità di dati come quelli di Arezzo (popolazione 300.000, cattolici 285.000, non cattolici 15.000, battezzati nel 2003 1.800) o di Palermo (rispettivamente 960.000, 930.000, 30.000, 12.000). Sono arrotondamenti che nel volume si rivelano costanti e, spesso, anche alquanto grossolani. Prescindendo dalle abbazie territoriali, su 218 diocesi italiane il dato dei cattolici si presenta arrotondato in 112 casi: in 41 casi al centinaio, in 56 al migliaio, in 13 alla decina di migliaia, in 2 (Napoli e Porto) addirittura al centinaio di migliaia di fedeli.

In un caso (Teano-Calvi) la diocesi è arrivata a sostenere che non esistono acattolici sul territorio di propria competenza: 80.000 abitanti, 80.000 fedeli. Nel caso della piccola diocesi di Lamezia Terme (140.000 abitanti), invece, il dato sorprendente è quello dei battesimi che sarebbero stati impartiti nel 2003: addirittura 9.600, numero che la collocherebbe al quinto posto in Italia dopo Milano, Roma, Torino e Palermo, e ben davanti a Napoli che, per contro, dichiara una cifra evidentemente troppo bassa (2.900). Per dare un’idea del nonsenso della cifra di Lamezia, si consideri che nella provincia “italiana” di Catanzaro, su cui la diocesi lametina insiste per circa un terzo, nello stesso anno 2003 i nuovi nati furono solo 3.357. Per quanto evidentemente sovradimensionato, questo dato è stato ugualmente accolto in Vaticano come veritiero: la somma del numero dei battezzati nelle singole diocesi corrisponde infatti all’unità al dato nazionale (456.807) pubblicato nell’Annuarium Statisticum Ecclesiae 2003.

Quest’ultima è l’altra pubblicazione statistica vaticana che esibisce le cifre aggiornate al 31 dicembre, presentate in questo caso nazione per nazione. È degno di nota che i due annuari divergano invece per la popolazione (59.781.160 nel Pontificio, 57.610 migliaia nell’altro) e per il numero di cattolici (57.715.651 nel Pontificio, 55.752 migliaia nel secondo). Il fatto che la percentuale di fedeli risulti più o meno la stessa (96,54% nel Pontificio, 96,77% nell’altro) autorizza a pensare che sia intervenuta una correzione, onde non stampare un volume con un numero di cittadini italiani che, rispetto a qualunque ricerca statistica ISTAT, si sarebbe rivelato decisamente sovradimensionato (perché basato sulle fonti diocesane).

L’irragionevolezza di questi dati ha imposto a questo punto un confronto con quelli precedenti, per verificare se, per caso, non si fosse trattato di errori contingenti, di una “annata storta”. Per maggior scrupolo, il confronto è stato effettuato con i dati aggiornati a due anni prima (31 dicembre 2001) presentati dall’Annuario Pontificio 2003, al fine di poter scartare anche l’ipotesi che alcune cifre fossero state “replicate” o arrotondate a causa di una tardiva consegna dei dati. Dalla verifica è invece emersa una situazione che non solo ha confermato, ma ha addirittura rafforzato la tesi dell’inverosimiglianza delle statistiche vaticane.

Gli arrotondamenti si erano infatti sprecati anche in questa occasione. Non solo, ma in numerose occasioni i dati 2003 e quelli del 2001 si sono rivelati identici: per la precisione, in 39 casi per quanto riguarda la popolazione, in 47 casi per quanto riguarda i cattolici, in 4 casi per quanto riguarda i battesimi (il che è veramente sorprendente, perché quest’ultimo dato dovrebbe essere alquanto semplice da raccogliere). In 38 casi anche il numero degli acattolici si è rivelato inalterato: una circostanza inevitabile laddove anche i dati relativi a popolazione e numero dei fedeli erano invariati (è accaduto 32 volte, ma in tre casi si è rivelato identico anche il numero di battesimi). Tuttavia, il fatto che in sei casi a restare identico sia stato il solo numero dei non cattolici non fa che accrescere i dubbi, che raggiungono il culmine con il dato di Acireale, la cui cifra spezzata (2.102) fa venir meno anche qualsiasi possibile giustificazione basata sugli arrotondamenti.

Oltre a ciò, si rileva che alcune delle incongruenze evidenziate in precedenza erano già lampanti, tali e quali, nell’Annuario di due anni prima: la diocesi di Teano-Calvi non segnalava comunque nessun acattolico, quella di Lamezia Terme evidenziava comunque 9.000 battesimi e quella di Napoli ne evidenziava comunque 2.800. In alcuni casi le modifiche sono talmente irrilevanti da apparire artificiose: per esempio, la diocesi di Siena segnala ora dieci cattolici in più e venti non cattolici in meno.

Un quadro assolutamente statico, allora? No. Nelle diocesi i cui dati sono mutati tra il 2001 e il 2003 può capitare di assistere a cambiamenti che, se fossero reali, sarebbero addirittura epocali. Limitandoci al solo dato degli acattolici, si può notare che in alcune diocesi avrebbero avuto un vero e proprio crollo nel giro di soli due anni: ad esempio Gaeta (da 7.953 a 140), Messina (da 15.360 a 1.100), Pavia (da 11.153 a 2.851) e Reggio Calabria (da 18.081 a 2.199). Conversioni di massa? No. Altre diocesi manifestano infatti un trend esattamente contrario: il numero dei non cattolici aumenterebbe infatti in modo esponenziale ad Acqui (da 3.980 a 33.982), Brescia (da 16.350 a 106.000), Ravenna-Cervia (da 380 a 19.320) e Roma (da 76.023 a 333.206). Quest’ultimo è forse il dato più paradossale di tutti, perché corrisponde (all’unità) all’aumento della popolazione, mentre il numero dei cattolici risulta identico (all’unità) a quello di due anni prima (2.454.000).

Tutto questo accade in Italia: è facilmente intuibile cosa possa accadere nel resto del mondo.

«Cresce il numero dei cattolici nel mondo, ma soprattutto in Africa e Asia, mentre in Europa si registra una certa “stabilità”. Sono alcuni dati dell’Annuario Pontificio 2005, consegnato oggi al Papa». È l’incipit della notizia così come diffusa il 31 gennaio 2005 dalla SIR (Servizio Informazione Religiosa, l’agenzia di stampa dei vescovi italiani). I miei corsivi hanno evidenziato l’uso ripetuto del modo indicativo al posto del condizionale: le statistiche sono state presentate dalla Chiesa cattolica come un dato affidabile, e come tale è stato recepito dai mass media di tutto il mondo. Come penso di aver documentato, i dati divulgati sono invece da ritenersi privi di qualunque valore scientifico, e assolutamente improbabili anche come semplici stime. Sconcerta che la Santa Sede pubblichi annualmente due raccolte statistiche che propongono numeri vecchi e/o non plausibili. Se lo fa, è perché ritiene, evidentemente, di poter contare sull’accettazione acritica degli stessi. Confido che questa ricerca aiuti a comprendere la necessità di fornire esclusivamente notizie attendibili, anche e soprattutto su argomenti religiosi.

Raffaele Carcano
25 gennaio 2006

venerdì 18 settembre 2009

Perché Liberi di non credere?


Sono parole che condivido così tanto da sentirmi in dovere di riproporle, anche perchè sinceramente non saprei esprimermi meglio di come Paolo Ferrarini ha fatto in questo video di presentazione della manifestazione Liberi di non credere
La libertà uno ce l’ha dentro. Non si chiede a nessuno il permesso di avere delle convinzioni. Del resto non ho dubbi che le persone che privatamente non credono in dio, e/o nella religione, e/o nelle istituzioni religiose siano in realtà la stragrande maggioranza. Perché non c’è indottrinamento che ci possa forzare ad avere determinati pensieri nella testa, anche in contraddizione a ciò che ci piacerebbe pensare coscientemente. I pensieri semplicemente emergono in noi, così come sono, senza tener conto dei dogmi e dell’infallibilità dei pronunciamenti papali, e del nostro ardente desiderio di crederci. Quello che non si può fare, che spesso non vogliamo fare, e che di certo non siamo incoraggiati a fare, è dare libera espressione a questi pensieri, ascoltarli, svilupparli, portarli alle logiche conclusioni. Ogni giorno sento discorsi e vedo comportamenti assolutamente eretici da parte di chi afferma di credere. Vedo persone che vivono costantemente nella contraddizione, nella tensione tra ciò che da un lato li muove nella vita e dall’altro ciò in cui dicono di avere fede. Ma fermarsi, prendere onestamente atto delle proprie reali idee e affermarle, non si può. E’ un problema culturale, prima che politico, perché il criterio di giudizio con cui è valutata la moralità delle persone usa ancora oggi la “fede” come unità di misura. Finché mi autocertifico come credente, porto ufficialmente il marchio di persona morale. Non importa che io sia un mafioso o uno stupratore di bambini, avrò sempre una marcia in più rispetto a chi afferma apertamente il proprio ateismo. In questa prospettiva, la censura dell’incredulità da parte della maggioranza vociferante dei formalmente cattolici è una necessità. Accettare, tollerare e rispettare il punto di vista di atei, agnostici e razionalisti equivale ad ammettere che il monopolio della moralità non è della religione. Ma in questo caso, chi vorrebbe continuare a vivere nella contraddizione, nell’ipocrisia, nel tabù, e in ciò che in fondo si sa essere una menzogna? Se non servisse più dichiararsi credenti per sentirsi socialmente accettati, giudicati bene e magari premiati, quante persone in questo nuovo millennio continuerebbero a farlo? La politica non fa altro che portare nell’arena civica questa censura culturale. Se i programmi scolastici, la ricerca scientifica, la libertà di prendere decisioni individuali sull’inizio o la fine della vita, facessero capire al cittadino che un’alternativa al pensiero religioso è altrettanto accettabile e rispettabile, si verificherebbe un vero e proprio cambiamento di paradigma, che farebbe saltare gli intricati interessi economici e di potere che legano strettamente la chiesa e lo stato italiano. Per questo le pagine dei giornali e i programmi televisivi sono pieni di dibattiti sull’islam, sull’esoterismo, l’astrologia, la magia… Qualsiasi cosa, tranne gli argomenti del pensiero razionale. Quando si parla di atei, se ne parla in termini di persone “problematiche, in crisi, in ricerca”, insomma, come dei disturbati psichici. Intanto, le discussioni in parlamento hanno un registro più simile a quelle che si sentono in Kuwait o nello Yemen, che non nella UE. Quante volte si sente dire: “Eh, ma questo in Arabia Saudita non succederebbe mai”. Evidentemente il modello teocratico che qualcuno vuole imitare è quello.
La libertà di non credere ce l’abbiamo dentro. Ma non basta, non più. Vogliamo che sia riconosciuta e rappresentata, nelle leggi e nell’informazione.

http://www.paoloferrarini.net/ita/news/index.php

mercoledì 3 giugno 2009

LIBERI DI NON CREDERE

19 SETTEMBRE 2009, ROMA
primo meeting nazionale per un paese laico e civile



Erano pochi milioni, cent’anni fa. Oggi sono circa un miliardo. Il formidabile aumento del numero dei non credenti è l’unica, rilevante novità nel panorama religioso mondiale degli ultimi decenni. Un fenomeno che, peraltro, nei paesi democratici non accenna affatto a fermarsi: una crescita che, significativamente, non è il frutto dell’opera di ‘missionari’ dell’ateismo e dell’agnosticismo, ma l’esito di centinaia di milioni di riflessioni individuali. Circostanza ancora più eloquente, la loro diffusione è maggiore quanto maggiore è la diffusione del benessere, dell’istruzione, della libertà di espressione. Lungi dal portare le società alla rovina, come vaticinano leader religiosi incapaci di trovare risposte più adeguate alla secolarizzazione, atei e agnostici ne rappresentano la parte più dinamica, quella che più contribuisce alla loro crescita: rispetto alla media della popolazione sono più giovani, più istruiti, più aperti al nuovo, più tolleranti nei confronti di chi viene troppo spesso dipinto come ‘diverso’: stranieri, omosessuali, ragazze madri, appartenenti a religioni di minoranza.

Quasi ovunque il mondo politico ha registrato questi cambiamenti, improntando le legislazioni nazionali a norme sempre meno dipendenti dall’etica religiosa prevalente (ancora per quanto?), e valorizzando per contro l’autodeterminazione dei singoli individui. Persino in una “nazione cristiana” quale sono ritenuti gli Stati Uniti, un americano su sette non appartiene ad alcuna religione: non è un caso che, nel suo discorso di insediamento, Barack Obama abbia esplicitamente riconosciuto il ruolo dei non credenti.

Un solo paese occidentale sembra fare eccezione, nonostante la religiosità sia in calo anche lì. È il paese con la classe politica meno apprezzata, con i livelli più bassi di libertà di espressione: un paese che tanti, in patria e all’estero, ritengono in declino. Quel paese è il nostro, quel paese è l’Italia. Un paese dove i non credenti sono i paria della società, relegati dalla legge (e dal condizionamento sociale) a cittadini di quinta categoria: l’incredulità viene buona ultima, quanto a diritti, dopo la Chiesa cattolica, le confessioni sottoscrittrici di Intesa, i culti ammessi e le confessioni non registrate. Un paese dove si può essere censurati se si tenta di scrivere che Dio non esiste. Un paese dove, in televisione, è impossibile ascoltare una critica alle gerarchie ecclesiastiche.

Eppure gli atei e gli agnostici non sono affatto pochi: anche in Italia, un cittadino su sette non crede. Ma nessuno lo ascolta. Certo, il servilismo del mondo politico e dei mass media italiani non teme, come si è detto, confronti con altri paesi. Ma anche gli increduli hanno le loro responsabilità. Se vogliono non essere discriminati sui luoghi di lavoro; se desiderano che i loro figli, a scuola, non siano confinati in un ghetto; se non accettano che ingenti somme delle (scarse) finanze pubbliche finanzino organizzazioni confessionali; se, in poche parole, pensano che l’Italia debba realmente essere uno Stato laico e democratico, che tratta tutti i cittadini allo stesso modo, è necessario far sentire la propria voce. Finora non è mai accaduto: mai atei e agnostici hanno manifestato per i loro diritti civili.

Atei e agnostici non credono nei miracoli: sanno benissimo che, per ottenere dei cambiamenti, è necessario darsi da fare. È dunque venuto il tempo, anche per i non credenti, di mobilitarsi. Per questo motivo l’UAAR, l’associazione di promozione sociale che unisce gli atei e gli agnostici, indice per sabato 19 settembre, alle ore 15, nell’area antistante lo stadio Flaminio (Piazzale Ankara) a Roma

LIBERI DI NON CREDERE
primo meeting nazionale per un paese laico e civile


La data scelta non è casuale. I diritti dei non credenti possono essere riconosciuti solo laddove non c’è alcuna religione di Stato, di fatto e/o di diritto. Il 20 settembre 1870 non venne meno solo una religione di Stato; fu abbattuto un regime teocratico all’interno del quale era impossibile dichiararsi pubblicamente atei o agnostici. Molti, quel giorno, ritennero a portata di mano la realizzazione di una società, in cui una libera Chiesa costituisse solo una parte, non privilegiata, di un libero
Stato. Quel progetto, faticosamente avviato, fu poi bloccato dal ventennio fascista, dal cinquantennio democristiano e da un quindicennio di confessionalismo bipartisan.

Ora i tempi sono cambiati. Non intendiamo rievocare con nostalgia l’epopea risorgimentale: vogliamo invece impegnarci nella costruzione di una società moderna, laica, europea.

Vogliamo l’uguaglianza, giuridica e di fatto, di credenti e non credenti

Vogliamo l’affermazione concreta della laicità dello Stato

Vogliamo la fine di ogni privilegio, di diritto e di fatto, accordato alle confessioni religiose

Vogliamo che le concezioni del mondo non religiose abbiano la stessa visibilità e lo stesso rispetto delle concezioni del mondo religiose


In particolare, chiediamo:
Avvio di un processo per il superamento del regime concordatario
Riconoscimento delle unioni civili
Aumento delle risorse pubbliche stanziate per la ricerca scientifica
Rimozione degli ostacoli frapposti alla contraccezione d’emergenza (c.d. “pillola del giorno dopo”)
Abolizione dei limiti all’accesso alla fecondazione artificiale introdotti dalla legge 40/2004
Abolizione dell’obiezione di coscienza nei reparti di ginecologia degli ospedali pubblici
Introduzione della pillola RU-486 e presenza capillare di consultori pubblici
Legalizzazione dell’eutanasia attiva volontaria
Riconoscimento delle direttive anticipate di fine vita
Rimozione di ogni discriminazione basata sull’orientamento sessuale
Possibilità per tutti i cittadini di poter abbandonare formalmente la propria religione
Disponibilità su tutto il territorio nazionale di strutture per la cremazione e di sale del commiato laiche
Disponibilità, su tutto il territorio nazionale, di luoghi solenni e tempi consoni per il matrimonio civile
Edifici pubblici laici, non contrassegnati dal simbolo della Chiesa cattolica
Rispetto delle leggi sull’inquinamento acustico anche da parte delle confessioni religiose
Abolizione delle leggi di tutela penale in materia religiosa
Fine dei privilegi delle confessioni religiose nelle strutture obbliganti (ospedali, carceri, caserme...)
Riduzione dei tempi per l’ottenimento della separazione e del divorzio
Introduzione del sistema tedesco, per il quale solo i contribuenti che vogliono espressamente finanziare la loro fede pagano la tassa di religione
Fine del versamento di fondi comunali alle confessioni religiose quali oneri di urbanizzazione secondaria
Una scuola pubblica laica: dove chi non frequenta le ore di religione cattolica non sia discriminato; dove lo stesso insegnamento religioso cattolico sia sostituito da educazione civica o studio di religioni e filosofie non confessionali; dove non si svolgano atti di culto, visite pastorali o altre azioni di evangelizzazione; dove si insegnino l’evoluzionismo e il pensiero critico; alla quale siano destinati i fondi attualmente riversati su un sistema di scuole private ghettizzante e inefficiente.

Se anche tu condividi questi obiettivi, il 19 settembre partecipa a

LIBERI DI NON CREDERE
primo meeting nazionale per un paese laico e civile


Per aderire alla manifestazione inviate una e-mail con oggetto “adesione” a: adesioni19settembre@uaar.it
Per partecipare alla manifestazione, contattate il circolo o referente UAAR più vicino

martedì 27 gennaio 2009

comunicato anticlericale n°4



La bella notizia è che dio non esiste, la cattiva è che in italia non lo puoi dire.


Commentare con il senno di poi il polverone della campagna ateobus avanzata dall'UAAR, ovvero associazione degli atei agnostici e razionalisti, a due settimane da gli eventi è qualcosa che sento di dover fare,ma prima per chi non conoscesse la vicenda ecco un breve resoconto di ciò che è accaduto.

In alcune città europee come Londra e Barcellona, ma anche negli USA nella città di Washington, dai primi di gennaio alcuni pullman hanno un messaggio chiaro:
"Probabilmente dio non esiste. Smettila di preoccuparti e goditi la vita", l'idea è nata in Inghilterra dalla British Humanist Association.
L'eco di questa iniziativa è stato raccolto anche dall'uaar che ha proposto questo slogan:
"La cattiva notizia è che dio non esiste, la bella è che non ne hai bisogno"
che scopo ha quest'iniziativa?
Negli ultimi decenni la società italiana è diventata sempre più plurale e, soprattutto, secolarizzata. I non credenti italiani sono diversi milioni, molti di più di tutte le confessioni religiose di minoranza messe insieme e sono tendenzialmente in aumento.
L’idea di avviare una campagna di ateobus rispondeva a questa semplice esigenza: dar loro visibilità, fungere da antidoto al condizionamento sociale. Un non credente che sa di non essere solo è più stimolato non solo ad affermare pubblicamente le proprie convizioni, ma anche a segnalare eventuali discriminazioni. E un clericale a conoscenza dell’esistenza di un’associazione come l’UAAR può forse pensarci due volte, prima di porre in essere una sopraffazione.
Peccato, perchè il contrordine della società concessionaria degli spazi pubblicitari della società di trasporti genovese, la IGP Decaux,ha deciso di non concedere lo spazio alla Uaar, quindi nessun autobus porterà sulle fiancate i manifesti della campagna a favore dell’ateismo.

A differenza di altre iniziative UAAR, quella degli ateobus ha ricevuto un’immediata e cospicua attenzione da parte dei mezzi di informazione. Ma dalle vicende di questi giorni, e dalla modalità di copertura che hanno riscosso, si può trarre un’amara riflessione: gli atei possono pure continuare a vivere serenamente, purché non esprimano pubblicamente le loro opinioni.

Eppure nessun ateo vuole tappare pubblicamente la bocca alla chiesa, il papa ed il cardinale Bagnasco hanno e devono avere il diritto di parola, il problema è che hanno solo e sempre loro il diritto alla parola, riguardo alla scienza, riguardo all'etica o su qualsiasi altro argomento anche se questo non è strettamente legato alla fede.
La campagna nasce proprio dal bisogno di ripristinare un pò di par condicio.
Paradossalmente però è stata proprio la bocciatura dell'iniziativa a ripristinare lo status quo, insomma: bisogna eliminare l'elemento di disturbo, Uno solo è il "verbo".

Il giorno successivo alla bocciatura della campagna italiana ateobus per le strade di Roma sono comparsi dei manifesti dei Cristiano-Riformisti che riportavano la frase:
«Dio esiste… e anche gli atei lo sanno»

I credenti si sentono offesi dall'iniziativa? Basta un minimo confronto per evidenziare che i credenti confessionalisti, ho già espresso cosa voglia significare laici, non ammettono altre espressioni all'infuori della loro, tendono semplicemente a far sparire idee che non accettano, dimostrando solo di essere permalosi.
se agli atei è vietato dire pubblicamente che Dio non esiste, un divieto analogo non deve essere esteso ai credenti che sostengono l’esatto contrario?

Molte sono state le interviste nei telegiornali riguardo alla campagna ateobus, alcuni cardinali hanno detto che gli atei dovrebbero riflettere...
ecco, questo è il problema:
io non sono diventato ateo alzandomi dal letto una mattina, ci ho messo quasi 10 anni, nei quali ho letto, mi sono informato ed ho riflettuto.
è stato un cammino, un percorso fatto di studio scientifico e riflessione e come me tutti gli altri atei ed agnostici hanno fatto lo stesso identico percorso, chi in più e chi in meno tempo... non è importante, quello che conta è che di fatto questa riflessione c'è stata.

Ed è per questo che chi parla di riflessione, dall'alto di un'educazione cattolica inculcata fin da piccoli (leggasi lavaggio costante del cervello) perpetuata grazie ad un indottrinamento che annulla sistematicamente ogni forma di libera riflessione e libero pensiero poichè il nostro deus ex machina magicamente ci discende dal cielo per risolverci ogni nostro insulso problema esistenziale, facendo evitare al nostro cervello di stancarsi troppo ed inutilmente, risulta essere semplicemente un povero ipocrita manipolato da un'ideologia che addirittura scambia l'ateismo per religione e che crede che tutto ciò sia una forma di pubblicità verso un nuovo credo anzichè un invito a riflettere seriamente su quello in cui si crede avendo un approccio critico verso la bibbia ed i vangeli, ma soprattutto cominciando ad avere un minimo di cultura in ambito scientifico.
Permettetemi lo sfogo...

l'articolo 21 della costituzione dice:
"Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione"
pulman inclusi, in questo caso cosa fà etico o non etico qualcosa di legalmente lecito? Forse il fatto che a manifestare siano pochi... quindi le minoranze ragionando così hanno idee poco etiche e non è etica la loro diffusione.

Che bel concetto di etica.
Certo, si sarebbe anche potuto scrivere: "probabilmente dio non esiste, eccetto probabilità infinitesimale che non permette la certezza assoluta, ad ogni modo precisiamo che sei comunque libero di crederci", ma è uno sloga non la solita inutile diatriba filosofica, con i credenti che rivoltano la frittata(vigliaccamente) sull'onere della prova nei confronti degli atei...
In genere l'onere della prova è di chi afferma, non di chi smentisce, e così dev'essere, paradossalmente la questione religiosa sembra destinata a sterili diatribe su chi deve provare cosa.
Come si può provare una non esistenza se proprio in quanto tale non lascia prove?
Questioni di buonsenso che come al solito viene paurosamente a mancare.
non mi è mai e sottolineo mai capitato di ascoltare un prete, compreso Ratzinger il pastore tedesco, pronunciare una frase come "probabilmente dio esiste... dunque, preghiamo lo stesso..."
Non vedo perchè un ateo dovrebbe preoccuparsi del dubbio o di essere politicamente corretto...
Sono 2000 anni che rompono l'anima con la loro religione con dio la madonna, gesù e santi tutti in colonna... vuoi vedere che adesso dobbiamo essere noi atei a preoccuparci sulla forma più politically correct di un semplice spot?

La pubblicità è anche questo: deve stupire, deve saltare all'occhio, deve rimanere impressa. Se riesce in questo, indipendentemente dalle reazioni, avremo raggiunto lo scopo.

Il mio intento, quindi, non è necessariamente far perdere la fede ai credenti, non mi interessa, non voglio proselitismi atei.
il mio obiettivo piuttosto è mostrare che ci sono molte ragioni per dubitare, certamente abbastanza per portare la gente a pensarci almeno un paio volte prima di imbottirsi di esplosivo, rigettare la scienza, odiare qualcuno o assumere comportamenti distruttivi che possono essere ricollegati alla credenza nelle divinità.
Il nostro mondo ha bisogno di scetticismo e dubbio oggi più di ieri
gli atei vengono idiati perchè frutto di pregiudizi che non possono essere scusati ad esempio, molti credenti continuano a pensare che l’ateismo sia una religione, che gli atei odino Dio o gli dei, che tutti gli atei abbiano la ferma convinzione che l’esistenza di qualunque Dio sia impossibile piuttosto che altamente improbabile, oppure che non abbiano etica o morale, che siano convinti che tutto sia concesso senza un dio...

Non è vero che tutti divengono credenti per scelta personale dopo una rifelessione, al contrario, le scelte personali in favore della religione o della miscredenza vengono quasi sempre compiute durante l’adolescenza, e tendono a restare stabili lungo il corso dell’esistenza se consideriamo che il catechismo si insegna in un'età in cui le persone sono più esposte all'apprendimento quindi "vulnerabili".

Quindi perchè vietare a chi ha riflettuto, di esprimere la propria idea e di condannare ogni forma di limitazione di essa ed ancor prima ogni forma di imposizione di idee altrui?
Se le gerarchie ecclesiastiche fossero certe della bontà delle proprie idee e dell’ampiezza del consenso che ricevono, sicuramente non avrebbero bisogno di imporre divieti, consapevoli di non poter incidere sulle coscienze attraverso argomentazioni convincenti, tornano ancora una volta a comprimere la libertà di espressione con l’aiuto del braccio secolare e del condizionamento sociale.

Probabilmente si potrà non condividere lo slogan scelto, ma non si può sicuramente negare che si sia rivelato la miglior cartina di tornasole per conoscere di quale effettivo grado di libertà dispongono i cittadini italiani.
Bisogna quindi chiedersi se è possibile, in questo paese, godere degli stessi diritti nel voler dire che Dio c’è o che Dio non c’è?
Qualora la risposta sia un NO, allora avremo la prova provata che non siamo più un paese europeo (dove slogan analoghi non hanno avuto problemi), che non siamo più un paese laico (ammesso che lo sia mai stato), che non siamo più un paese civile dove si rispettano i diritti dell’uomo, ma verrà sancita, nero su bianco, l’abrogazione de facto degli articoli 3 e 21 della costituzione.
Riflettiamoci sù.

giovedì 18 dicembre 2008

comunicato anticlericale n°3

fonte Ansa
ansa


CITTA' DEL VATICANO - Nuovo affondo del Vaticano contro la Spagna di Zapatero. A dar fuoco alle polveri della polemica è stato un esponente di primo piano della Curia romana, mons. Angelo Amato, che - prendendo spunto dalla recente introduzione nelle scuole spagnole dell' "Educazione alla cittadinanza"- ha accusato il governo socialista madrileno di imporre su famiglie e giovani l'indottrinamento laico, la "statolatria". Dal ministero dell'Educazione spagnolo la replica non si è fatta attendere a lungo: "L'Educazione alla Cittadinanza è inclusa in una legge approvata dal parlamento spagnolo sovrano. Un fatto che monsignor Amato sembra disconoscere", ha detto un portavoce all'ANSA, senza però entrare nel merito delle critIche vaticane. Ad avviso della Chiesa cattolica, l'educazione alla cittadinanza non è una semplice educazione civica, in quanto vengono proposti come modelli, , con uguale dignità rispetto al matrimonio tradizionale, le coppie di fatto e le unioni gay.

Da qui le parole estremamente severe usate, in un'intervista al periodico 'Il Consulente Re', da mons. Amato, attuale prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, già ex segretario della Dottrina della Fede, amico personale di Papa Ratzinger, del segretario di Stato card. Bertone e anche del presidente dei vescovi italiani, card. Bagnasco. L'arcivescovo, destinato a diventare cardinale già nel prossimo Concistoro, ha per la verità allargato l'obiettivo delle sue rampogne anche all'Europa, rea di promuovere la nuova categoria della 'bio-politica', e all'Italia, colpevole di assistere passivamente, all'interno dei propri confini, a persecuzioni contro i cristiani fatte non con le armi ma a colpi di "norme di legge, sentenze della magistratura, comportamenti irridenti il Vangelo, il Santo Padre, la Chiesa, la dottrina cattolica". Non vi è dubbio tuttavia che il principale imputato della requisitoria di mons. Amato sia l'esecutivo spagnolo.

"Ovviamente qui a Roma noi sappiamo bene di questo grave problema", ha osservato il presule nell'intervista, riferendosi all'avanzata del laicismo, anche nelle scuole di Spagna. "Fortunatamente - ha aggiunto - possiamo contare su una Chiesa spagnola che ha approfondito seriamente la materia e ha dato una risposta pubblica e chiara, in base al principio cattolico della difesa della libertà religiosa e dei diritti della dignità della vita e di ogni persona". "La questione - ha aggiunto - è che in tutta Europa si sta introducendo la categoria della cosiddetta biopolitica. Lo Stato cioé entra sempre più nella vita personale di ognuno: obbliga le famiglie a scegliere determinate scuole con determinate materie, non d'istruzione ma d'indottrinamento". "Avanza - ha incalzato con l'ultima stoccata - la statolatria, che, apparentemente eliminata, rientra dalla finestra. Certo la Chiesa in Spagna è molto reattiva, sta reagendo molto bene con grande dignità e grande fermezza a un'intrusione statale assolutamente illegittima sul tema dell'educazione dei propri giovani".

Apparentemente fatto 'a freddo', l'intervento di mons. Amato va letto in realtà nella grande preoccupazione con cui la Santa Sede segue ormai da anni ciò che appare ai suoi occhi la "deriva laicista" di una delle nazioni più cattoliche del mondo. Non si contano le scintille e gli incidenti di percorso avvenuti in questi mesi tra governo spagnolo da un lato, ed episcopato e Vaticano dall'altro. L'ultimo duello risale a circa tre settimane fa, quando i giudici di Valladolid decisero di rimuovere i crocefissi dalle aule di una scuola locale. "E' in atto una cristofobia", aveva tuonato l'arcivescovo di Toledo e primate di Spagna, card. Antonio Canizares Llovera, altro grande amico di Ratzinger, in procinto di trasferirsi a Roma come Prefetto del Dicastero per il Culto Divino.


Che io trovi queste dichiarazioni semplicemente agghiaccianti sembra quasi scontato, ma la mia reazione è stata ben più triste e terribile della semplice sorpresa.
Il vaticano parla chiaramente di "Religione laica" riferendosi all'educazione civica nelle scuole, l'educazione civica che se venisse insegnata sarebbe sicuramente unelemento di civiltà che molti italiani purtroppo disconoscono.
Ma per il vaticano no, è un male immorale, è statolatria, uno stato che vuole insegnare come esso funziona e che vuole insegnare il rispetto di tutti mettendo tutti sullo stesso piano sociale eliminando discriminazioni sessuali, religiose ed etniche, deve essere riportato sulla retta via.
Il vaticano si sente braccato dalla cività, perchè di fatto è nemico di ogni forma di laicità.

Cos'è la laicità?
è l'autonomia decisionale rispetto a ogni condizionamento ideologico, morale o religioso altrui.
In parole povere prendere le decisioni senza discriminare in base a religione o etnia.

Pur essendo solennemente sancito dalla Corte costituzionale, il «supremo» principio della laicità dello Stato fatica spaventosamente a trovare una sua applicazione in una nazione che si trova ad avere al suo interno (all’interno della sua capitale) uno staterello teocratico, sede della più diffusa organizzazione religiosa mondiale.

Atei, agnostici, non credenti o semplici indifferenti alla fede, fin dalla nascita sono pressoché obbligati, volenti o nolenti, a confrontarsi con questa invadente realtà.

Alla luce di tutto questo, di questa spaventosa ingerenza vaticana nella vita di tutti i giorni, quanto bruciano le incredibili parole di mons.Amato?
sinceramente fatico non poco a trovare le parole adatte per descrivere il mio sdegno, la mia indignazione, il mio disprezzo per chi pronuncia queste parole per salvaguardare i propri interessi, un'ideologia malata ed autoritaria che vuole il monopolio della sofferenza imponendola a tutti i costi perchè a detta loro avvicinerebbe al divino...
Non è un comportamento da biasimare?
La scorsa settimana il vaticano ha respinto un documento presentato dalla francia per depenalizzare l'omosessualità.
Perchè?
Perchè l'omosessualità è contro natura, ma cosa ne sa la chiesa di cosa è natura dato che ha una concezione tutta sua della natura?
Perchè sul caso riguardante Eluana Englaro deve opporsi così ferocemente contro una decisione della magistratura che ha sancito lo stop all'alimentazione ed all'idratazione come sarebbe successo naturalmente senza un intervento esterno?
La presunzione di onniscenza di fronte al mondo ed alle sue leggi fisiche è quantomeno sconcertante, se poi alla presunzione si impone una imposizione verso tutta una società, allora la situazione assume proporzioni bibliche, tanto per rimanere in tema.

ripropongo la visione di questo videoclip creato dall'UAAR unione degli atei agnostici razionalisti, circolo di roma

mercoledì 10 dicembre 2008

comunicato anticlericale n°2



guardare, riflettere, diffondere


il figlio
personalmente non posso dire se Yeshua/Gesù sia realmente esistito
ma storicamente non esiste prova alcuna dell'esistenza dell'uomo, eccetto i soliti vangeli apocrifi, giudicati inattendibili durante il concilio di Micea
ed i 4 vangeli sinottici di Marco, Luca Matteo e Giovanni(che molti non considerano neppure)...


le prime notizie risalgono alla metà del primo secolo dopo cristo, ma la figura più importante che ne parla è Paolo, quindi lettere di una persona che dichiaratamente non ha mai conosciuto colui che va predicando.
In queste lettere inoltre non fornisce nessun dato biografico su Gesù, ma sono più che altro un collage dell'immagine popolare diffusa nella cultura dell'epoca, che in segiuto sono diventate parte integrante del cristianesimo

non si parla mai di lui nemmeno nei documenti contemporanei
ovvero:
Plinio il giovane
Tacito
Svetonio
Flavio Giuseppe

Mentre i primi tre accennano vagamente alla figura di Cristo o cresto, quindi non specificamente riferiti alla persona, ma al mito popolare.
l'ultimo invece è considerato una fonte falsa da molto tempo, il passaggio in cui parla di un gesù come uomo saggio che compì opere straordinarie, che fu crocifisso e che resuscitò...ecc, risale alla fine del primo secolo dopo cristo, quindi decisamente poco attendibile, oltre che al soldo della gens Flavia nella quale fu accolto.

inoltre c'è la figura di pilato, altro elemento che storicamente non collima, Tacito lo descrive come procuratore, ma in altri testi è citato come prefetto, questo induce a pensare che lo stesso Tacito Nei suoi Annali parli semplicemente per sentito dire, cosa retroattiva anche per quanto riguarda la figura di Gesù(tra l'altro sono appena poche righe).

A questo punto è giusto porre una piccola riflessione: se queste poche fonti tra l'altro nemmeno cristiane ma pagane ed indirette(per sentito dire), per rigor di logica non sono sufficienti ad accreditare la storicità dell'uomo, allora ci si deve basare solo ed esclusivamente sulle fonti del nuovo testamento
Con lo stesso metro di giudizio, se i vangeli dicono il vero, allora qualsiasi fonte che parla di dei può essere giudicata veritiera, quindi anche l'iliade ha il diritto di essere presa sul serio.
Ma allora perchè nessun cristiano si sognerà mai di farlo?
P.s. l'ambientazione storica non è una prova, anche Schliemann ha trovato troia grazie all'iliade, ma questo non significa che gli dei dell'olimpo esistano o siano esistiti, lo stesso vale per gli eroi del poema.
Va da sè che un testo non è convalidato o confermato da un contesto storico narrato, però può subire il dubbio se questo comporta numerose contraddizioni, ed i vangeli se sono intrisi all'inverosimile.

Passiamo ai già citati vangeli ed in particolare alla cronologia
secondo i romani il vangelo di marco sarebbe stato scritto intorno al 70 dc.
secondo i greci e gli ebrei i vangeli di Matteo e Luca nel lasso di tempo tra i 70 ed il 100 dc
mentre Giovani, che mette d'accordo un pò tutti intorno al 100 dc. Inoltre quest'ultimo non sarebbe altro che una rielaborazione tardiva dei precedenti vangeli.

Ora, appare evidente che chi ha scritto i vangeli che sono stati considerati veritieri durante il concilio di Micea non è contemporaneo di Gesù
o che molto probabilmente non l'ha mai nemmeno conosciuto ma si basa escusivamente su fonti precedenti o anora più plausibilmente su dicerie popolari

Innanzitutto si Matteo che Luca riportano il primo per intero, il secondo per almeno 2/3 il vangelo di Marco(il più corto, solo 661 versetti a discapito degli oltre 1000 di entrambi)
e che quindi:
I due evangelisti abbiano attinto da ben due distinte fonti comuni ed infine da altre fonti proprie
Una delle perdute ed ipotizzate fonti comuni è definita la fonte Q, la quale sembra possa essere semplicemente una trascrizione di dicerie popolari.
Oppure si ipotizza si tratti del vangelo di Matteo, che si ritrova con 235 versetti in entrambi i vangeli citati ma non in quello di Marco.
Inoltre non fa minimamente cenno a nessuno degli elementi che renderebbero speciale o quantomeno straordinaria la figura del Cristo, cioè passione, morte e resurrezione, anzi non lo chiama nemmeno cristo.
La seconda fonte è un perduto protovangelo della comunità di Gerusalemme, tradotta in greco e poi interpretata in varie versioni che spiegano le discordanze tra Matteo e Luca.
quindi concordanze di massima ma discordanze nel dettaglio, ad esempio il discoso della pianura di Luca e della montagna secondo Matteo conferito in sintesi e rimaneggiamenti postumi pliurimi nel "Padre nostro".

ualche chiarimento importante:
1) gesù non ha mai scritto nulla, non ci è mai pervenuto nessun vangelo di gesù
2) non ci sono testimoni oculari dei suoi miracoli
3) i suoi apostoli erano persone semplici e probabilmente analfabeti
4) i vangeli sono scritti in greco(ora, se gli apostoli a malapea sapevano l'aramaico, come facevano a scrivere i vangeli in greco?)la risposta è: erano rivolti a non ebrei e per essere tollerati a Roma, e nei paesi sotto il suo dominio, dovevano eliminare qualsiasi riferimento circa l'attività politica svolta da Gesù. (quindi eliminando riferimenti politici e addossando la colpa sui deicidi ebrei che hanno subito nei loro confronti un odio bestiale per 2000 anni!)
5) Al di fuori dei soliti vangeli, nessuno ha mai testimoniato per iscritto gli eventi relativi alla sua nascita, ai suoi miracoli, al processo, alla sua morte o quant'altro lo riguarda. (ma dato che stiamo parlando di una persona che avrebbe cambiato l'umanità e sconvolto il mondo di allora seguito da una enorme folla di seguaci pare decisamente strano e pone dei seri dubbi sulla sua esistenza...)
6) Tutto ciò che si sa di gesù è stato scritto qualche secolo dopo la sua presunta esistenza, facendo man bassa su tutti i miti allora esistenti e noti nell'ambito dell'Impero Romano (e non solo), con una fantasiosa costruzione a tavolino resa poi "ufficiale" e "credibile" dagli interventi autoritari di Costantino nel quadro del Concilio di Nicea.
7) si tratta di opere di fede, finalizzate alla diffusione di un credo, chiuse nel loro contesto e quasi sempre in disaccordo con gli eventi storici
8) di nessun vangelo, canonico od altro, esiste lo scritto originale; oggi disponiamo solo di copie che durante i secoli hanno subito innumerevoli manipolazioni e modifiche per adattare i loro contenuti alle esigenze ad agli interessi del clero
9) i vangeli, in generale, non sono d'accordo su nessuno dei fatti più importanti della vita di Gesù. Nessuno degli autori ha mai conosciuto Gesù ed ascoltato le parole che vengono trascritte con tanta enfasi; i vangeli sono stati redatti su voci, racconti e miti ripresi, in maggior parte, da altri culti.
10) la presunta verginità della madonna è un dogma stabilito a posteriori nel concilio di Micea come l'umanità e contemporaneamente la divinità di gesù.


il resto... è mito

domenica 5 ottobre 2008

comunicato anticlericale N°1


(ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 5 OTT - Il Papa Benedetto XVI dara' stasera l'avvio alla lettura continua della Bibbia per sette giorni e sette notti sulla Rai. Una 'singolare iniziativa' che, per il Pontefice permettera' alla parola di Dio 'di entrare nelle case, per accompagnarsi alla vita delle persone: un seme che, se ben accolto non manchera' di portare frutti abbondanti'. Il Papa leggera' stasera in diretta Tv, nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme, il primo capitolo della Genesi.
MARATONA - Il Papa darà il via alla maratona, che continuerà con il rabbino capo di Roma. Poi la linea passerà a un sacerdote ortodosso, che la cederà a un pastore protestante e così via, coinvolgendo anche semplici fedeli che potranno prenotarsi attraverso un sito internet in corso di realizzazione. Testimonial dell’iniziativa l'arcivescovo Gianfranco Ravasi, insigne biblista e ministro della Cultura


12000 lettori si alterneranno nella lettura della bibbia, "l'evento" sarà trasmesso da rai edu 2 con una diretta ininterrota di 139 ore.
Il tutto con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività culturali, e del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Scientifica, oltre agli enti locali.


Che l'italia sia in balia di una preoccupante deriva confessionalista si sà da tempo, molti italiani si stanno arroccando sempre più nelle file del più triste fondamentalismo, parlano degli islamici da una parte e negano i diritti civili dall'altra in nome dei dettami della loro religione.
ma chi se lo sarebbe aspettato che per rimarcare la religione di stato avrebbero addirittura trasmesso un libro considerato sacro, ma privo di qualsiasi storicità, scientificità ma soprattutto coerenza, per una settimana intera!
Se la bibbia fosse un testo ispirato da un dio dovrebbe essere corretto, coerente, veritiero, giusto e bello, ma nella realtà trabocca di assurdità scientifiche contraddizioni, falsità storiche e perversioni etiche...
Tra l'altro è un testo fortemente rimaneggiato nei secoli tanto perchè è stato tramandato oralmente prima di essere trascritto, tanto perchè doveva essere adattato alle esigenze prima ebraiche, poi clericali.
Insomma, è solo un libro, nulla di più, ma perchè leggere solo la bibbia e non altri testi sacri di altre religioni?
Alla faccia del pluralismo!

qui si fa un uso criminoso del servizio pubblico pagato dagli italiani!!!

Eh, già! Perchè in italia si fa di tutto per affossare ogni forma di pensiero libero, soprattutto se questo è anticlericale o cozza con la religione

Rendiamoci conto che l'intera genesi è da prendere e bruciare perchè mai avvenuta!
oggi sappiamo che esiste un processo naturale chiamato evoluzione, magistralmente affossato da decisioni politiche ed osteggiato dalla chiesa che lo critica aspramente.
E queste non sono opinioni, ma è scienza, stiamo parlando di fatti.
Eppure secondo la chiesa stiamo parlando della verità rivelata, neppure di fronte alle idiozzie scritte cala la testa, al massimo dice di contestualizzare, ma non specifica cosa!

chissà se ci saranno le fasce protette per perle bibliche come lo sverginamento delle figlie di lot da parte del loro stesso padre o isacco che fa passare sua moglie per sua sorella facendola trom...re da tutti per tutto l'egitto?
ma vogliamo farci mancare i passi sull'immondizia mestruale femminile? uno squisito esempio di disprezzo verso le donne, ma assolutamente no!
e le meravigliose scene di guerra degne dei migliori film d'azione, spero non vogliano privarci dei massacri compiuti dagli ebrei contro i popoli adiacenti rei di non credere nel loro dio e comunque anche se l'avessero fatto non sarebbero mai stati degni in quanto quello ebraico era l'unico popolo benedetto...

insomma, finalmente una maratona divertente da seguire in tv con frittatona di cipolle e rutto libero.
mi conforta il fatto che il passo più veloce per giungere l'ateismo è proprio leggere la bibbia, a fine maratona ci saranno più atei che credenti
sempre se non moriremo tutti al rogo come Giordano Bruno che fu brciato con un morso ficcato in bocca per evitare fino all'ultimo di bestemmiare le sue idee che non prevedevano alcun dio.

Spero di non fare la stessa fine ma prevedo a breve un mio simile epilogo.

Se veramente la lettura della Bibbia servisse a farla conoscere meglio e i cattolici cominciassero a porre domande serrate sull'intepretazione dei vari passi e sull'opinabilità di molti di essi allora la religione scomparirebbe, la realtà è che gli italiani in quanto bigotti rispettano così tanto la bibbia da non leggerla neppure.
Forse non è chiaro a tutti il motivo di questa meravigliosa maratona televisiva, NON vogliono che la Bibbia venga conosciuta e meno che mai comparata con altri testi, vogliono semplicemente fare ascoltare dei fini dicitori che recitano brani di un testo antico e senza commenti e spiegazioni(che spingerebbero i distratti spettatori a chiedersi il perchè delle assurdità appena ascoltate)

E' un'operazione di markenting e di immagine verso una chiesa despota ed ingerente.
Ancora oggi il papa si è duramente scagliato verso chi non crede perchè il semplice fatto di non credere è causa di tutti i mali dell'umanità.

mi auguro che a fine maratona ci sia una settimana di proiezione di documentari di stampo evolutivo, dopotutto sarebbe servizio pubblico e finanziato da un canone.

insomma l'italia è veramente uno stato laico, democratico e pluralista...
devo fare la scorta di pop corn.