martedì 12 aprile 2011
lunedì 11 aprile 2011
Parco naturale delle foreste Casentinesi , monte Falterona e Campigna
ituito nel 1993 si estende tra Toscana ed Emilia romagna ed è compreso tra le provincie di Arezzo, Firenze e Forlì.Comprende una tra le più antiche e più grandi foreste d'italia, insieme a numerose riserve naturali di estremo interesse, l'estensione del parco è di 17720 ettari nella parte toscana e di 17650 ettari in quella romagnala.
Il territorio romagnolo è caratterizzato da vallate strette e incassate, con versanti a tratti rocciosi e a tratti fittamente boscati.
Il settore toscano comprende, oltre ad una piccola porzione del Mugello, il Casentino, cioè il territorio che abbraccia l'alta Valle dell'Arno, le cui sorgenti sono situate sulle pendici meridionali del Monte Falterona, mentre il Versante Toscano molto più dolce, è solcato dalle valli dei torrenti Staggia, Fiumicello e Archiano, affluenti di sinistra dell'Arno che, nella parte iniziale, scorre quasi parallelo al crinale principale.
Sempre nel versante Toscano verso est l'area protetta si prolunga fino al suggestivo rilievo calcareo di Monte Penna.
la maggior parte del parco è composta da rocce sedimentarie di tipo argilloso, spesso scistose, ed arenarie. Tra queste stratificazioni talvolta di spessori impotanti ci sono blocchi di calcari bianchi, diaspri rossi e molto raramente delle ofioliti.

Le foreste sono dominate da due alberi in particolare, l'abete bianco (in piccola parte anche l'abete rosso)ed il faggio, formando grandi abetine e faggete.Anche la flora erbacea è molto varia, abbondano anemoni, i gigli, l'aglio orsino, la genziana, il bucaneve, la lingua cervina, la calta ed il bucaneve insieme a molte altre specie.


La fauna:é possibile osservare cervi, caprioli, daini e cinghiali ed istrici oltre a predatori come il lupo e mustelidi come donnole, martore, faine, puzzole e tassi.
Insieme a questi, ci sono anche ghiri e scoiattoli, l'avifauna invece conta aquile reali e gufi reali, astori, sparvieri, colombacci, picchi sia rossi che verdi, cincie e merli acquaioli.
Anche per quanto riguarda gli anfibi è possibile osservare specie interessanti di tritoni, come il tritone italico, il t.punteggiato, t.alpestre, t.crestato.Sono presenti anche geotritoni salamandre pezzate e salamndrine dagli occhiali.
Tra gli anuri sono molto frequenti il rospo comune, la rana temporaria e presente ma davvero difficile da osservare l'ululone.







mercoledì 2 marzo 2011
sabato 22 gennaio 2011
evoluzione, immagini per l'intervento su DUEDD
lunedì 31 maggio 2010
anelli mancanti o occhi chiusi?
Le “forme di transizione” non sono gli “anelli mancanti”, perchè l'evoluzione produce di volta in volta diversificazioni a partire da un antenato comune, producendo un albero genealogico e non una scala naturale, concetto lineare assolutamente sbagliato, eppure ancora portato avanti quasi senza freni.
rendiamoci conto che è fuorviante e crea nelle persone un'idea già errata di suo nel concetto abbastanza complicato dell'evoluzione.
L'evoluzione procede localmente nello spazio e nel tempo ed i paleontologi quando trovano un fossile, non sono in grado di dire se questo sia certamente un antenato in linea diretta di altri taxa, o solo un cugino estinto,
certamente però possono studiare i suoi caratteri e quindi individuare sia se sono rimasti nello stato primitivo, rispetto ad altri taxa simili estinti o attuali, sia quelli in stato derivato, sempre rispetto a forme estinte o ancora viventi... cioè si capisce se questo carattere si è trasformato rispetto ad altri taxa simili in un intervallo di tempo.
In pratica è sempre possibile studiare chi sia cugino di chi, rapportando anche questi studi ai tempi geologici.
penso sia chiaro, ora:
una volta individuati i caratteri tipici nei fossili e nei viventi, si collocano in taxa: cioè un ordine, una famiglia, un genere o una specie.
si fa quindi un'analisi filogenetica, un cladogramma, che mostra la relazione tra le caratteristiche tassonomiche, quindi la loro parentela.
dal cladogramma quindi si passa all'evogramma, invece della brutta abitudine italiana, a livello bibliografico, che usa ancora questa maledetta scala lineare... anche perchè crea una sorta di aspettativa verso un fine che l'evoluzione biologica non ha affatto.
quante generazioni sono cresciute con l'idea che l'intelligenza e l'andatura bipede siano l'obiettivo finale dell'evoluzione o il suo apice?
personalmente sono anche un pò stanco di sentirmi rivolgere la domanda banale e ingenuotta: "ma alloraperchè le scimmie non sono diventate uomini?"
... se i creazionisti si rendessero conto che il concetto di "anello mancante" lo usano soltanto loro forse non si dovrebbe nemmeno perdere del tempo a dare spiegazioni simili.
venerdì 16 aprile 2010
Australopithecus sediba
Il ritrovamento di uno scheletro di ominide nelle caverne di Malacapa, nella zona di Sterkfontein in Sudafrica, potrebbe dare un ulteriore e importante contributo alla ricostruzione dell’evoluzione umana. Il professor Lee Berger dell’Università sudafricana di Witwatersrand e i suoi collaboratori hanno infatti rinvenuto lo scheletro di un bambino ominide quasi completo e ben conservato, che si ritiene debba essere probabilmente collocato a livello evolutivo tra l’australopiteco (3,9 milioni di anni fa circa) e il primo ominide noto, l’homo habilis (2,5 milioni di anni circa).
erano quasi tre anni che si parlava di questo ritrovamento, ma lo scheletro fossile era stato solo parzialmente estratto e mancava tutto lo studio anatomico e di comparazione. finalmente leggo la pubblicazione di questi tre anni di lavoro, si pensava ad una nuova specie di australopiteco, ma addirittura un nuovo ominide di transizione, è davvero elettrizzante...
lunedì 15 febbraio 2010
L’inattendibilità statistica della chiesa cattolica
La motivazione è dovuta al fatto che per molto tempo, ed ancora oggi, il numero dei credenti è basato esclusivamente sull’equivalenza “battezzato” = “cattolico”, conseguenzialmente è irrilevante se il battesimo sia un rito celebrato in un'età in cui chi lo sostiene non sia assolutamente in grado di intendere o di volere, identifica una persona e le sue ideologie in maniera categorica.
Poco importa se negli anni, crescendo, il battezzato perde la fede, perchè verrà sempre identificato come tale.
Dal 21 novembre 2002 la Conferenza Episcopale Italiana, riunita in seduta plenaria, ha preso ufficialmente atto della legittimità delle richieste di cancellazione degli effetti civili del battesimo formulate dai soci UAAR rivoltisi al Garante per la tutela della privacy che nel settembre 1999, si è pronunciato sull’argomento riconoscendo il diritto di ogni cittadino a veder annotata la propria volontà di non essere più considerato un fedele della Chiesa cattolica.
La pratica di "sbattezzo" non è solo un modo per riprendersi la propria libertà religiosa, ma anche un modo per segnalare statisticamente che non si è più parte della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, non si tratta di un controrito ma della semplice annotazione sul registro dei battesimi, al fianco del proprio nome della richiesta dell'interessato di non fare più parte della CCAR.
Permettetemi un beve excursus, Gesù decise di farsi battezzare solo quando ebbe compiuto trent’anni. Anche agli albori della cristianità il battesimo veniva impartito agli adulti, e solo dopo un congruo periodo di catecumenato. Anzi, molti fedeli rimandavano addirittura il battesimo fin quasi in punto di morte, per presentarsi “puri” nell’aldilà.
Con l’affermarsi della nuova religione, il rito venne gradatamente anticipato agli infanti, di qui il nome di “pedobattesimo”, anche in seguito all’elaborazione teologica del peccato originale, tuttora in vigore.
Ancora oggi, infatti, la Chiesa ritiene che i bambini «nascono con una natura umana decaduta e contaminata dal peccato originale».
Il Codice di diritto canonico, al canone 868, stabilisce che :«è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i propri figli».
Attenzione, però: “istruire” non significa affatto “imporre”, insegnare ai propri figli la verità della religione cattolica non deve quindi avere come automatica conseguenza l’adesione forzata vita natural durante alla Chiesa cattolica.
Questo purtroppo però è quanto comporta il battesimo: il canone 96 del Codice di diritto canonico stabilisce che «mediante il battesimo l’uomo è incorporato alla Chiesa di Cristo e in essa è costituito persona, con i doveri e i diritti che ai cristiani, tenuta presente la loro condizione, sono propri, in quanto sono nella comunione ecclesiastica e purché non si frapponga una sanzione legittimamente inflitta». Questa condizione assume valore anche per la legge italiana…
La sentenza della Corte Costituzionale n. 239/84 ha invece stabilito che l’adesione a una qualsiasi comunità religiosa debba essere basata sulla volontà della persona: difficile, quindi, rintracciare una tale volontà in un bambino di pochi giorni.
Ma ragioniamo su un elemento: quanto può essere seria una religione che permette un'adesione forzata da parte di un individuo non ancora in condizioni di comprendere ciò che gli accade?
Eppure per richiedere lo sbattezzo, incredibilmente, occorre dimostrare essere di maggiore età, quindi capaci di prendere e ponderare una decisione in ambito religioso, per uscirne serve il raziocinio, ma per entrarne questo reqisito fondamentale non è affatto richiesto.
Tutto questo giro di parole serve per arrivare al un punto cruciale, quanti sono gli italiani che credono nella religione cattolica?
Per molti anni la chiesa ha riferito dati, basati sul numero di battezzati quali cattolici credenti, per poter parlare a nome dell'intero paese, questo si traduce in leggi, in precetti comportamentali ed ideologie imposte all'intera comunità per tacita ammissione che questa sia tutta pronta ad accettarle, ma secondo l’ultimo rapporto Eurispes i cattolici italiani risultano l’87,8% della popolazione tra non praticanti e praticanti.
Di questi ultimi il 24,4% si dichiara tale, andando a messa ogni domenica e segnalando di donare il proprio 8x1000 alla CCAR.
E gli atei? il 10,7% della popolazione italiana si definisce agnostico, mentre il 7,8% si dichiara ateo.
Sebbene siano statistiche basate sui campionamenti casuali, in tutta franchezza, se si chiedesse direttamente ad ogni singolo italiano a quale fede appartiene e se ne ha una, il numero varierebbe sensibilmente in positivo, io ad esempio non sono sbattezzato,ma non sono credente, ai fatti vengo conteggiato come cattolico.
Quindi e con questo concludo, se il numero di italiani che sono favorevoli a politiche laiche che prevedano unioni civili, eutanasia e testamento biologico, non imposizione forzata nei luoghi pubblici e uffici statali di simboli religiosi strettamente lagati ad una sola fede, nascita, vita e morte di un individuo, si attesta al 60% (all'interno di quell'87,8%, quindi non contando appartenenti ad altre religioni minoritarie ed increduli), perchè la chiesa pretende di parlare ad un numero prossimo al 100% entrando a gambatesa nella politica del paese su questioni che hanno a che fare con la vita di tutti?
Oggi, nel 2010 a quale comunità apparteniamo, tale da rimuovere dalle coscienze temi cruciali e giustificare politiche chiuse, anacronistiche e subordinate all'interventismo politico assolutamente influente di una religione incredibilmente autoritaria?
Queste implicazioni finiscono inesorabilmente con l'avere un carattere legislativo, ma non solo, tendono ad essere considerate come razionali e ragionevoli, sebbene siano nulla più che pura e cieca credenza.
Ad esempio, non serve cercare poichè si tratta di interventi con cadenza quasi giornaliera, il 13 febbraio scorso, praticamente l'altroieri, nel corso dell’udienza concessa ai partecipanti all’assemblea generale della Pontificia accademia per la vita, Benedetto XVI ha tenuto un discorso incentrato sui temi bioetici.
Il pontefice ha vigorosamente ammonito i legislatori, ricordando che “la storia ha mostrato quanto possa essere pericoloso e deleterio uno Stato che proceda a legiferare su questioni che toccano la persona e la società, pretendendo di essere esso stesso fonte e principio dell’etica”. Al contrario, i governi devono riconoscere la legge morale naturale, che “forte del proprio carattere universale, permette di scongiurare tale pericolo”, offrendo altresì al legislatore “la garanzia per un autentico rispetto sia della persona, sia dell’intero ordine creaturale. Essa si pone come fonte catalizzatrice di consenso tra persone di culture e religioni diverse”. Benedetto XVI ha anche spiegato in cosa consiste tale legge morale: “una legge non scritta da mano d’uomo, ma iscritta da Dio Creatore nel cuore dell’uomo, che ogni ordinamento giuridico è chiamato a riconoscere come inviolabile e ogni singola persona è tenuta a rispettare e promuovere”.
Un legislatore attento alle esigenze dello stato che dirige pondererebbe ogni singolo punto di vista sui temi di rilevanza etica, bioetica e sociale, vagliando le parole del papa, ma ponendole alla pari di qualsiasi altra idea.
Ecco, questa lettura della contemporaneità, schiettamente ideologica senza ombra di dubbio, perchè incentrata sulla presunta "razionalità della fede" o altrettanto presunto "retto ragionare", che pervade la nostra società, è condivisa da tutti oppure l'assolutezza di questa condivisione è quantomeno opinabile?
Secondo il vaticano, riguardo alla visione etica puramente cattolica, l'italia, salvo qualche ristrettissimo gruppo di individui, accetta di buon gradodi relegare la laicità di uno stato ad qualcosa di sbagliato, numeri alla mano vediamo su cosa basano tali dati e se sono realmente attendibili.
L’inattendibilità delle statistiche della Chiesa
Le statistiche fornite dalla Chiesa cattolica sul numero dei suoi fedeli sono prive di plausibilità scientifica e difficilmente accettabili anche come semplici “stime”. È quanto emerge da un’analisi approfondita delle cifre fornite dalla Chiesa stessa all’interno delle sue pubblicazioni.
La spinta a verificare questi dati è stata data dalla campagna di “bonifica statistica” lanciata anni fa dall’UAAR: la quale confidava, evidentemente con eccessiva benevolenza, che le statistiche cattoliche fossero attendibili, perlomeno a riguardo del numero dei battezzati. Riteneva infatti l’UAAR che, come qualsiasi ufficio anagrafe, il dato dei fedeli di ogni parrocchia venisse aumentato dei battesimi e diminuito dei funerali. Il dato delle parrocchie, comunicato ai vescovi e poi al Vaticano, avrebbe quindi costituito la base del numero dei cattolici che la Santa Sede, ogni anno, comunica con una certa enfasi alla stampa di tutto il mondo e da questa ripreso e divulgato in maniera alquanto acritica. In questo modo viene a formarsi, nell’opinione pubblica, e soprattutto nella classe politica italiana, la convinzione che la confessione cattolica sia di gran lunga la religione più importante nel mondo.
Così facendo, la Chiesa cattolica non tiene ovviamente in alcun conto chi si allontana informalmente dalla fede. Autorevoli commentatori come Corrado Augias hanno sostenuto che le statistiche sulla religione non devono basarsi sulle fonti interne alle confessioni religiose, ma devono invece rifarsi ai risultati delle inchieste sociologiche e demoscopiche: le quali attestano, per l’Italia, una percentuale di cattolici inferiore di un 10-17% a quella diffusa dalle gerarchie ecclesiastiche. Ma queste posizioni si sono rivelate minoritarie, e il dato di fonte vaticana continua a essere ripreso dai mezzi d’informazione con una certa enfasi, per quanto lentamente in calo.
Proprio per rimediare a questa situazione fu lanciata la campagna di “bonifica statistica”. Un numero sensibile di defezioni formali dalla fede (i cosiddetti “sbattezzi”) avrebbe, secondo l’UAAR, prodotto una diminuzione nel numero totale dei fedeli ostentato dalla Chiesa, in quanto le parrocchie avrebbero dovuto contabilizzare in diminuzione, oltre ai defunti, anche coloro che si erano “sbattezzati”.
Una verifica puntuale, compiuta sui dati di ogni singola diocesi italiana, aggiornati al 31 dicembre 2003 e pubblicati all’interno dell’Annuario Pontificio 2005 (stampato in Vaticano), smentisce però questa prospettiva e lascia alquanto perplessi sull’opportunità di considerarli anche solo come semplici stime.
La prima cosa che balza all’occhio è l’arrotondamento dei dati, alquanto inusuale per qualsiasi repertorio statistico degno di questo nome. Si resta perplessi di fronte alla plausibilità di dati come quelli di Arezzo (popolazione 300.000, cattolici 285.000, non cattolici 15.000, battezzati nel 2003 1.800) o di Palermo (rispettivamente 960.000, 930.000, 30.000, 12.000). Sono arrotondamenti che nel volume si rivelano costanti e, spesso, anche alquanto grossolani. Prescindendo dalle abbazie territoriali, su 218 diocesi italiane il dato dei cattolici si presenta arrotondato in 112 casi: in 41 casi al centinaio, in 56 al migliaio, in 13 alla decina di migliaia, in 2 (Napoli e Porto) addirittura al centinaio di migliaia di fedeli.
In un caso (Teano-Calvi) la diocesi è arrivata a sostenere che non esistono acattolici sul territorio di propria competenza: 80.000 abitanti, 80.000 fedeli. Nel caso della piccola diocesi di Lamezia Terme (140.000 abitanti), invece, il dato sorprendente è quello dei battesimi che sarebbero stati impartiti nel 2003: addirittura 9.600, numero che la collocherebbe al quinto posto in Italia dopo Milano, Roma, Torino e Palermo, e ben davanti a Napoli che, per contro, dichiara una cifra evidentemente troppo bassa (2.900). Per dare un’idea del nonsenso della cifra di Lamezia, si consideri che nella provincia “italiana” di Catanzaro, su cui la diocesi lametina insiste per circa un terzo, nello stesso anno 2003 i nuovi nati furono solo 3.357. Per quanto evidentemente sovradimensionato, questo dato è stato ugualmente accolto in Vaticano come veritiero: la somma del numero dei battezzati nelle singole diocesi corrisponde infatti all’unità al dato nazionale (456.807) pubblicato nell’Annuarium Statisticum Ecclesiae 2003.
Quest’ultima è l’altra pubblicazione statistica vaticana che esibisce le cifre aggiornate al 31 dicembre, presentate in questo caso nazione per nazione. È degno di nota che i due annuari divergano invece per la popolazione (59.781.160 nel Pontificio, 57.610 migliaia nell’altro) e per il numero di cattolici (57.715.651 nel Pontificio, 55.752 migliaia nel secondo). Il fatto che la percentuale di fedeli risulti più o meno la stessa (96,54% nel Pontificio, 96,77% nell’altro) autorizza a pensare che sia intervenuta una correzione, onde non stampare un volume con un numero di cittadini italiani che, rispetto a qualunque ricerca statistica ISTAT, si sarebbe rivelato decisamente sovradimensionato (perché basato sulle fonti diocesane).
L’irragionevolezza di questi dati ha imposto a questo punto un confronto con quelli precedenti, per verificare se, per caso, non si fosse trattato di errori contingenti, di una “annata storta”. Per maggior scrupolo, il confronto è stato effettuato con i dati aggiornati a due anni prima (31 dicembre 2001) presentati dall’Annuario Pontificio 2003, al fine di poter scartare anche l’ipotesi che alcune cifre fossero state “replicate” o arrotondate a causa di una tardiva consegna dei dati. Dalla verifica è invece emersa una situazione che non solo ha confermato, ma ha addirittura rafforzato la tesi dell’inverosimiglianza delle statistiche vaticane.
Gli arrotondamenti si erano infatti sprecati anche in questa occasione. Non solo, ma in numerose occasioni i dati 2003 e quelli del 2001 si sono rivelati identici: per la precisione, in 39 casi per quanto riguarda la popolazione, in 47 casi per quanto riguarda i cattolici, in 4 casi per quanto riguarda i battesimi (il che è veramente sorprendente, perché quest’ultimo dato dovrebbe essere alquanto semplice da raccogliere). In 38 casi anche il numero degli acattolici si è rivelato inalterato: una circostanza inevitabile laddove anche i dati relativi a popolazione e numero dei fedeli erano invariati (è accaduto 32 volte, ma in tre casi si è rivelato identico anche il numero di battesimi). Tuttavia, il fatto che in sei casi a restare identico sia stato il solo numero dei non cattolici non fa che accrescere i dubbi, che raggiungono il culmine con il dato di Acireale, la cui cifra spezzata (2.102) fa venir meno anche qualsiasi possibile giustificazione basata sugli arrotondamenti.
Oltre a ciò, si rileva che alcune delle incongruenze evidenziate in precedenza erano già lampanti, tali e quali, nell’Annuario di due anni prima: la diocesi di Teano-Calvi non segnalava comunque nessun acattolico, quella di Lamezia Terme evidenziava comunque 9.000 battesimi e quella di Napoli ne evidenziava comunque 2.800. In alcuni casi le modifiche sono talmente irrilevanti da apparire artificiose: per esempio, la diocesi di Siena segnala ora dieci cattolici in più e venti non cattolici in meno.
Un quadro assolutamente statico, allora? No. Nelle diocesi i cui dati sono mutati tra il 2001 e il 2003 può capitare di assistere a cambiamenti che, se fossero reali, sarebbero addirittura epocali. Limitandoci al solo dato degli acattolici, si può notare che in alcune diocesi avrebbero avuto un vero e proprio crollo nel giro di soli due anni: ad esempio Gaeta (da 7.953 a 140), Messina (da 15.360 a 1.100), Pavia (da 11.153 a 2.851) e Reggio Calabria (da 18.081 a 2.199). Conversioni di massa? No. Altre diocesi manifestano infatti un trend esattamente contrario: il numero dei non cattolici aumenterebbe infatti in modo esponenziale ad Acqui (da 3.980 a 33.982), Brescia (da 16.350 a 106.000), Ravenna-Cervia (da 380 a 19.320) e Roma (da 76.023 a 333.206). Quest’ultimo è forse il dato più paradossale di tutti, perché corrisponde (all’unità) all’aumento della popolazione, mentre il numero dei cattolici risulta identico (all’unità) a quello di due anni prima (2.454.000).
Tutto questo accade in Italia: è facilmente intuibile cosa possa accadere nel resto del mondo.
«Cresce il numero dei cattolici nel mondo, ma soprattutto in Africa e Asia, mentre in Europa si registra una certa “stabilità”. Sono alcuni dati dell’Annuario Pontificio 2005, consegnato oggi al Papa». È l’incipit della notizia così come diffusa il 31 gennaio 2005 dalla SIR (Servizio Informazione Religiosa, l’agenzia di stampa dei vescovi italiani). I miei corsivi hanno evidenziato l’uso ripetuto del modo indicativo al posto del condizionale: le statistiche sono state presentate dalla Chiesa cattolica come un dato affidabile, e come tale è stato recepito dai mass media di tutto il mondo. Come penso di aver documentato, i dati divulgati sono invece da ritenersi privi di qualunque valore scientifico, e assolutamente improbabili anche come semplici stime. Sconcerta che la Santa Sede pubblichi annualmente due raccolte statistiche che propongono numeri vecchi e/o non plausibili. Se lo fa, è perché ritiene, evidentemente, di poter contare sull’accettazione acritica degli stessi. Confido che questa ricerca aiuti a comprendere la necessità di fornire esclusivamente notizie attendibili, anche e soprattutto su argomenti religiosi.
Raffaele Carcano25 gennaio 2006
venerdì 18 settembre 2009
Perché Liberi di non credere?
Sono parole che condivido così tanto da sentirmi in dovere di riproporle, anche perchè sinceramente non saprei esprimermi meglio di come Paolo Ferrarini ha fatto in questo video di presentazione della manifestazione Liberi di non credere
La libertà uno ce l’ha dentro. Non si chiede a nessuno il permesso di avere delle convinzioni. Del resto non ho dubbi che le persone che privatamente non credono in dio, e/o nella religione, e/o nelle istituzioni religiose siano in realtà la stragrande maggioranza. Perché non c’è indottrinamento che ci possa forzare ad avere determinati pensieri nella testa, anche in contraddizione a ciò che ci piacerebbe pensare coscientemente. I pensieri semplicemente emergono in noi, così come sono, senza tener conto dei dogmi e dell’infallibilità dei pronunciamenti papali, e del nostro ardente desiderio di crederci. Quello che non si può fare, che spesso non vogliamo fare, e che di certo non siamo incoraggiati a fare, è dare libera espressione a questi pensieri, ascoltarli, svilupparli, portarli alle logiche conclusioni. Ogni giorno sento discorsi e vedo comportamenti assolutamente eretici da parte di chi afferma di credere. Vedo persone che vivono costantemente nella contraddizione, nella tensione tra ciò che da un lato li muove nella vita e dall’altro ciò in cui dicono di avere fede. Ma fermarsi, prendere onestamente atto delle proprie reali idee e affermarle, non si può. E’ un problema culturale, prima che politico, perché il criterio di giudizio con cui è valutata la moralità delle persone usa ancora oggi la “fede” come unità di misura. Finché mi autocertifico come credente, porto ufficialmente il marchio di persona morale. Non importa che io sia un mafioso o uno stupratore di bambini, avrò sempre una marcia in più rispetto a chi afferma apertamente il proprio ateismo. In questa prospettiva, la censura dell’incredulità da parte della maggioranza vociferante dei formalmente cattolici è una necessità. Accettare, tollerare e rispettare il punto di vista di atei, agnostici e razionalisti equivale ad ammettere che il monopolio della moralità non è della religione. Ma in questo caso, chi vorrebbe continuare a vivere nella contraddizione, nell’ipocrisia, nel tabù, e in ciò che in fondo si sa essere una menzogna? Se non servisse più dichiararsi credenti per sentirsi socialmente accettati, giudicati bene e magari premiati, quante persone in questo nuovo millennio continuerebbero a farlo? La politica non fa altro che portare nell’arena civica questa censura culturale. Se i programmi scolastici, la ricerca scientifica, la libertà di prendere decisioni individuali sull’inizio o la fine della vita, facessero capire al cittadino che un’alternativa al pensiero religioso è altrettanto accettabile e rispettabile, si verificherebbe un vero e proprio cambiamento di paradigma, che farebbe saltare gli intricati interessi economici e di potere che legano strettamente la chiesa e lo stato italiano. Per questo le pagine dei giornali e i programmi televisivi sono pieni di dibattiti sull’islam, sull’esoterismo, l’astrologia, la magia… Qualsiasi cosa, tranne gli argomenti del pensiero razionale. Quando si parla di atei, se ne parla in termini di persone “problematiche, in crisi, in ricerca”, insomma, come dei disturbati psichici. Intanto, le discussioni in parlamento hanno un registro più simile a quelle che si sentono in Kuwait o nello Yemen, che non nella UE. Quante volte si sente dire: “Eh, ma questo in Arabia Saudita non succederebbe mai”. Evidentemente il modello teocratico che qualcuno vuole imitare è quello.
La libertà di non credere ce l’abbiamo dentro. Ma non basta, non più. Vogliamo che sia riconosciuta e rappresentata, nelle leggi e nell’informazione.
http://www.paoloferrarini.net/ita/news/index.php
mercoledì 3 giugno 2009
LIBERI DI NON CREDERE
primo meeting nazionale per un paese laico e civile
Erano pochi milioni, cent’anni fa. Oggi sono circa un miliardo. Il formidabile aumento del numero dei non credenti è l’unica, rilevante novità nel panorama religioso mondiale degli ultimi decenni. Un fenomeno che, peraltro, nei paesi democratici non accenna affatto a fermarsi: una crescita che, significativamente, non è il frutto dell’opera di ‘missionari’ dell’ateismo e dell’agnosticismo, ma l’esito di centinaia di milioni di riflessioni individuali. Circostanza ancora più eloquente, la loro diffusione è maggiore quanto maggiore è la diffusione del benessere, dell’istruzione, della libertà di espressione. Lungi dal portare le società alla rovina, come vaticinano leader religiosi incapaci di trovare risposte più adeguate alla secolarizzazione, atei e agnostici ne rappresentano la parte più dinamica, quella che più contribuisce alla loro crescita: rispetto alla media della popolazione sono più giovani, più istruiti, più aperti al nuovo, più tolleranti nei confronti di chi viene troppo spesso dipinto come ‘diverso’: stranieri, omosessuali, ragazze madri, appartenenti a religioni di minoranza.
Quasi ovunque il mondo politico ha registrato questi cambiamenti, improntando le legislazioni nazionali a norme sempre meno dipendenti dall’etica religiosa prevalente (ancora per quanto?), e valorizzando per contro l’autodeterminazione dei singoli individui. Persino in una “nazione cristiana” quale sono ritenuti gli Stati Uniti, un americano su sette non appartiene ad alcuna religione: non è un caso che, nel suo discorso di insediamento, Barack Obama abbia esplicitamente riconosciuto il ruolo dei non credenti.
Un solo paese occidentale sembra fare eccezione, nonostante la religiosità sia in calo anche lì. È il paese con la classe politica meno apprezzata, con i livelli più bassi di libertà di espressione: un paese che tanti, in patria e all’estero, ritengono in declino. Quel paese è il nostro, quel paese è l’Italia. Un paese dove i non credenti sono i paria della società, relegati dalla legge (e dal condizionamento sociale) a cittadini di quinta categoria: l’incredulità viene buona ultima, quanto a diritti, dopo la Chiesa cattolica, le confessioni sottoscrittrici di Intesa, i culti ammessi e le confessioni non registrate. Un paese dove si può essere censurati se si tenta di scrivere che Dio non esiste. Un paese dove, in televisione, è impossibile ascoltare una critica alle gerarchie ecclesiastiche.
Eppure gli atei e gli agnostici non sono affatto pochi: anche in Italia, un cittadino su sette non crede. Ma nessuno lo ascolta. Certo, il servilismo del mondo politico e dei mass media italiani non teme, come si è detto, confronti con altri paesi. Ma anche gli increduli hanno le loro responsabilità. Se vogliono non essere discriminati sui luoghi di lavoro; se desiderano che i loro figli, a scuola, non siano confinati in un ghetto; se non accettano che ingenti somme delle (scarse) finanze pubbliche finanzino organizzazioni confessionali; se, in poche parole, pensano che l’Italia debba realmente essere uno Stato laico e democratico, che tratta tutti i cittadini allo stesso modo, è necessario far sentire la propria voce. Finora non è mai accaduto: mai atei e agnostici hanno manifestato per i loro diritti civili.
Atei e agnostici non credono nei miracoli: sanno benissimo che, per ottenere dei cambiamenti, è necessario darsi da fare. È dunque venuto il tempo, anche per i non credenti, di mobilitarsi. Per questo motivo l’UAAR, l’associazione di promozione sociale che unisce gli atei e gli agnostici, indice per sabato 19 settembre, alle ore 15, nell’area antistante lo stadio Flaminio (Piazzale Ankara) a Roma
LIBERI DI NON CREDERE
primo meeting nazionale per un paese laico e civile
La data scelta non è casuale. I diritti dei non credenti possono essere riconosciuti solo laddove non c’è alcuna religione di Stato, di fatto e/o di diritto. Il 20 settembre 1870 non venne meno solo una religione di Stato; fu abbattuto un regime teocratico all’interno del quale era impossibile dichiararsi pubblicamente atei o agnostici. Molti, quel giorno, ritennero a portata di mano la realizzazione di una società, in cui una libera Chiesa costituisse solo una parte, non privilegiata, di un libero
Stato. Quel progetto, faticosamente avviato, fu poi bloccato dal ventennio fascista, dal cinquantennio democristiano e da un quindicennio di confessionalismo bipartisan.
Ora i tempi sono cambiati. Non intendiamo rievocare con nostalgia l’epopea risorgimentale: vogliamo invece impegnarci nella costruzione di una società moderna, laica, europea.
Vogliamo l’uguaglianza, giuridica e di fatto, di credenti e non credenti
Vogliamo l’affermazione concreta della laicità dello Stato
Vogliamo la fine di ogni privilegio, di diritto e di fatto, accordato alle confessioni religiose
Vogliamo che le concezioni del mondo non religiose abbiano la stessa visibilità e lo stesso rispetto delle concezioni del mondo religiose
In particolare, chiediamo:
Avvio di un processo per il superamento del regime concordatario
Riconoscimento delle unioni civili
Aumento delle risorse pubbliche stanziate per la ricerca scientifica
Rimozione degli ostacoli frapposti alla contraccezione d’emergenza (c.d. “pillola del giorno dopo”)
Abolizione dei limiti all’accesso alla fecondazione artificiale introdotti dalla legge 40/2004
Abolizione dell’obiezione di coscienza nei reparti di ginecologia degli ospedali pubblici
Introduzione della pillola RU-486 e presenza capillare di consultori pubblici
Legalizzazione dell’eutanasia attiva volontaria
Riconoscimento delle direttive anticipate di fine vita
Rimozione di ogni discriminazione basata sull’orientamento sessuale
Possibilità per tutti i cittadini di poter abbandonare formalmente la propria religione
Disponibilità su tutto il territorio nazionale di strutture per la cremazione e di sale del commiato laiche
Disponibilità, su tutto il territorio nazionale, di luoghi solenni e tempi consoni per il matrimonio civile
Edifici pubblici laici, non contrassegnati dal simbolo della Chiesa cattolica
Rispetto delle leggi sull’inquinamento acustico anche da parte delle confessioni religiose
Abolizione delle leggi di tutela penale in materia religiosa
Fine dei privilegi delle confessioni religiose nelle strutture obbliganti (ospedali, carceri, caserme...)
Riduzione dei tempi per l’ottenimento della separazione e del divorzio
Introduzione del sistema tedesco, per il quale solo i contribuenti che vogliono espressamente finanziare la loro fede pagano la tassa di religione
Fine del versamento di fondi comunali alle confessioni religiose quali oneri di urbanizzazione secondaria
Una scuola pubblica laica: dove chi non frequenta le ore di religione cattolica non sia discriminato; dove lo stesso insegnamento religioso cattolico sia sostituito da educazione civica o studio di religioni e filosofie non confessionali; dove non si svolgano atti di culto, visite pastorali o altre azioni di evangelizzazione; dove si insegnino l’evoluzionismo e il pensiero critico; alla quale siano destinati i fondi attualmente riversati su un sistema di scuole private ghettizzante e inefficiente.
Se anche tu condividi questi obiettivi, il 19 settembre partecipa a
LIBERI DI NON CREDERE
primo meeting nazionale per un paese laico e civile
Per aderire alla manifestazione inviate una e-mail con oggetto “adesione” a: adesioni19settembre@uaar.it
Per partecipare alla manifestazione, contattate il circolo o referente UAAR più vicino
sabato 16 maggio 2009
parco del monte di portofino 11-14 maggio 09
La vetta del monte di portofino è a 610 metri sul mare e domina su portofino e san fruttuoso.
Il versante nord ha una vegetazione più alpina con boschi di conifere e latifoglie, mentre quello sud è tipicamente mediterraneo con arbusti
la flora è composta da: pino d'aleppo, pino domestico, il corbezzolo, nel versante nord verso san fruttuoso ci sono leccete praticamente pure salvo presenze di roverella, a sud castagneti, e boschi di carpino
martedì 27 gennaio 2009
comunicato anticlericale n°4
La bella notizia è che dio non esiste, la cattiva è che in italia non lo puoi dire.
Commentare con il senno di poi il polverone della campagna ateobus avanzata dall'UAAR, ovvero associazione degli atei agnostici e razionalisti, a due settimane da gli eventi è qualcosa che sento di dover fare,ma prima per chi non conoscesse la vicenda ecco un breve resoconto di ciò che è accaduto.
In alcune città europee come Londra e Barcellona, ma anche negli USA nella città di Washington, dai primi di gennaio alcuni pullman hanno un messaggio chiaro:
"Probabilmente dio non esiste. Smettila di preoccuparti e goditi la vita", l'idea è nata in Inghilterra dalla British Humanist Association.
L'eco di questa iniziativa è stato raccolto anche dall'uaar che ha proposto questo slogan:
"La cattiva notizia è che dio non esiste, la bella è che non ne hai bisogno"
che scopo ha quest'iniziativa?Negli ultimi decenni la società italiana è diventata sempre più plurale e, soprattutto, secolarizzata. I non credenti italiani sono diversi milioni, molti di più di tutte le confessioni religiose di minoranza messe insieme e sono tendenzialmente in aumento.
L’idea di avviare una campagna di ateobus rispondeva a questa semplice esigenza: dar loro visibilità, fungere da antidoto al condizionamento sociale. Un non credente che sa di non essere solo è più stimolato non solo ad affermare pubblicamente le proprie convizioni, ma anche a segnalare eventuali discriminazioni. E un clericale a conoscenza dell’esistenza di un’associazione come l’UAAR può forse pensarci due volte, prima di porre in essere una sopraffazione.
Peccato, perchè il contrordine della società concessionaria degli spazi pubblicitari della società di trasporti genovese, la IGP Decaux,ha deciso di non concedere lo spazio alla Uaar, quindi nessun autobus porterà sulle fiancate i manifesti della campagna a favore dell’ateismo.
A differenza di altre iniziative UAAR, quella degli ateobus ha ricevuto un’immediata e cospicua attenzione da parte dei mezzi di informazione. Ma dalle vicende di questi giorni, e dalla modalità di copertura che hanno riscosso, si può trarre un’amara riflessione: gli atei possono pure continuare a vivere serenamente, purché non esprimano pubblicamente le loro opinioni.
Eppure nessun ateo vuole tappare pubblicamente la bocca alla chiesa, il papa ed il cardinale Bagnasco hanno e devono avere il diritto di parola, il problema è che hanno solo e sempre loro il diritto alla parola, riguardo alla scienza, riguardo all'etica o su qualsiasi altro argomento anche se questo non è strettamente legato alla fede.
La campagna nasce proprio dal bisogno di ripristinare un pò di par condicio.
Paradossalmente però è stata proprio la bocciatura dell'iniziativa a ripristinare lo status quo, insomma: bisogna eliminare l'elemento di disturbo, Uno solo è il "verbo".
Il giorno successivo alla bocciatura della campagna italiana ateobus per le strade di Roma sono comparsi dei manifesti dei Cristiano-Riformisti che riportavano la frase:
«Dio esiste… e anche gli atei lo sanno»
I credenti si sentono offesi dall'iniziativa? Basta un minimo confronto per evidenziare che i credenti confessionalisti, ho già espresso cosa voglia significare laici, non ammettono altre espressioni all'infuori della loro, tendono semplicemente a far sparire idee che non accettano, dimostrando solo di essere permalosi.
se agli atei è vietato dire pubblicamente che Dio non esiste, un divieto analogo non deve essere esteso ai credenti che sostengono l’esatto contrario?
Molte sono state le interviste nei telegiornali riguardo alla campagna ateobus, alcuni cardinali hanno detto che gli atei dovrebbero riflettere...
ecco, questo è il problema:
io non sono diventato ateo alzandomi dal letto una mattina, ci ho messo quasi 10 anni, nei quali ho letto, mi sono informato ed ho riflettuto.
è stato un cammino, un percorso fatto di studio scientifico e riflessione e come me tutti gli altri atei ed agnostici hanno fatto lo stesso identico percorso, chi in più e chi in meno tempo... non è importante, quello che conta è che di fatto questa riflessione c'è stata.
Ed è per questo che chi parla di riflessione, dall'alto di un'educazione cattolica inculcata fin da piccoli (leggasi lavaggio costante del cervello) perpetuata grazie ad un indottrinamento che annulla sistematicamente ogni forma di libera riflessione e libero pensiero poichè il nostro deus ex machina magicamente ci discende dal cielo per risolverci ogni nostro insulso problema esistenziale, facendo evitare al nostro cervello di stancarsi troppo ed inutilmente, risulta essere semplicemente un povero ipocrita manipolato da un'ideologia che addirittura scambia l'ateismo per religione e che crede che tutto ciò sia una forma di pubblicità verso un nuovo credo anzichè un invito a riflettere seriamente su quello in cui si crede avendo un approccio critico verso la bibbia ed i vangeli, ma soprattutto cominciando ad avere un minimo di cultura in ambito scientifico.
Permettetemi lo sfogo...
l'articolo 21 della costituzione dice:
"Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione"
pulman inclusi, in questo caso cosa fà etico o non etico qualcosa di legalmente lecito? Forse il fatto che a manifestare siano pochi... quindi le minoranze ragionando così hanno idee poco etiche e non è etica la loro diffusione.
Che bel concetto di etica.
Certo, si sarebbe anche potuto scrivere: "probabilmente dio non esiste, eccetto probabilità infinitesimale che non permette la certezza assoluta, ad ogni modo precisiamo che sei comunque libero di crederci", ma è uno sloga non la solita inutile diatriba filosofica, con i credenti che rivoltano la frittata(vigliaccamente) sull'onere della prova nei confronti degli atei...
In genere l'onere della prova è di chi afferma, non di chi smentisce, e così dev'essere, paradossalmente la questione religiosa sembra destinata a sterili diatribe su chi deve provare cosa.
Come si può provare una non esistenza se proprio in quanto tale non lascia prove?
Questioni di buonsenso che come al solito viene paurosamente a mancare.
non mi è mai e sottolineo mai capitato di ascoltare un prete, compreso Ratzinger il pastore tedesco, pronunciare una frase come "probabilmente dio esiste... dunque, preghiamo lo stesso..."
Non vedo perchè un ateo dovrebbe preoccuparsi del dubbio o di essere politicamente corretto...
Sono 2000 anni che rompono l'anima con la loro religione con dio la madonna, gesù e santi tutti in colonna... vuoi vedere che adesso dobbiamo essere noi atei a preoccuparci sulla forma più politically correct di un semplice spot?
La pubblicità è anche questo: deve stupire, deve saltare all'occhio, deve rimanere impressa. Se riesce in questo, indipendentemente dalle reazioni, avremo raggiunto lo scopo.
Il mio intento, quindi, non è necessariamente far perdere la fede ai credenti, non mi interessa, non voglio proselitismi atei.
il mio obiettivo piuttosto è mostrare che ci sono molte ragioni per dubitare, certamente abbastanza per portare la gente a pensarci almeno un paio volte prima di imbottirsi di esplosivo, rigettare la scienza, odiare qualcuno o assumere comportamenti distruttivi che possono essere ricollegati alla credenza nelle divinità.
Il nostro mondo ha bisogno di scetticismo e dubbio oggi più di ieri
gli atei vengono idiati perchè frutto di pregiudizi che non possono essere scusati ad esempio, molti credenti continuano a pensare che l’ateismo sia una religione, che gli atei odino Dio o gli dei, che tutti gli atei abbiano la ferma convinzione che l’esistenza di qualunque Dio sia impossibile piuttosto che altamente improbabile, oppure che non abbiano etica o morale, che siano convinti che tutto sia concesso senza un dio...
Non è vero che tutti divengono credenti per scelta personale dopo una rifelessione, al contrario, le scelte personali in favore della religione o della miscredenza vengono quasi sempre compiute durante l’adolescenza, e tendono a restare stabili lungo il corso dell’esistenza se consideriamo che il catechismo si insegna in un'età in cui le persone sono più esposte all'apprendimento quindi "vulnerabili".
Quindi perchè vietare a chi ha riflettuto, di esprimere la propria idea e di condannare ogni forma di limitazione di essa ed ancor prima ogni forma di imposizione di idee altrui?
Se le gerarchie ecclesiastiche fossero certe della bontà delle proprie idee e dell’ampiezza del consenso che ricevono, sicuramente non avrebbero bisogno di imporre divieti, consapevoli di non poter incidere sulle coscienze attraverso argomentazioni convincenti, tornano ancora una volta a comprimere la libertà di espressione con l’aiuto del braccio secolare e del condizionamento sociale.
Probabilmente si potrà non condividere lo slogan scelto, ma non si può sicuramente negare che si sia rivelato la miglior cartina di tornasole per conoscere di quale effettivo grado di libertà dispongono i cittadini italiani.
Bisogna quindi chiedersi se è possibile, in questo paese, godere degli stessi diritti nel voler dire che Dio c’è o che Dio non c’è?
Qualora la risposta sia un NO, allora avremo la prova provata che non siamo più un paese europeo (dove slogan analoghi non hanno avuto problemi), che non siamo più un paese laico (ammesso che lo sia mai stato), che non siamo più un paese civile dove si rispettano i diritti dell’uomo, ma verrà sancita, nero su bianco, l’abrogazione de facto degli articoli 3 e 21 della costituzione.
Riflettiamoci sù.
giovedì 18 dicembre 2008
comunicato anticlericale n°3
ansa
CITTA' DEL VATICANO - Nuovo affondo del Vaticano contro la Spagna di Zapatero. A dar fuoco alle polveri della polemica è stato un esponente di primo piano della Curia romana, mons. Angelo Amato, che - prendendo spunto dalla recente introduzione nelle scuole spagnole dell' "Educazione alla cittadinanza"- ha accusato il governo socialista madrileno di imporre su famiglie e giovani l'indottrinamento laico, la "statolatria". Dal ministero dell'Educazione spagnolo la replica non si è fatta attendere a lungo: "L'Educazione alla Cittadinanza è inclusa in una legge approvata dal parlamento spagnolo sovrano. Un fatto che monsignor Amato sembra disconoscere", ha detto un portavoce all'ANSA, senza però entrare nel merito delle critIche vaticane. Ad avviso della Chiesa cattolica, l'educazione alla cittadinanza non è una semplice educazione civica, in quanto vengono proposti come modelli, , con uguale dignità rispetto al matrimonio tradizionale, le coppie di fatto e le unioni gay.
Da qui le parole estremamente severe usate, in un'intervista al periodico 'Il Consulente Re', da mons. Amato, attuale prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, già ex segretario della Dottrina della Fede, amico personale di Papa Ratzinger, del segretario di Stato card. Bertone e anche del presidente dei vescovi italiani, card. Bagnasco. L'arcivescovo, destinato a diventare cardinale già nel prossimo Concistoro, ha per la verità allargato l'obiettivo delle sue rampogne anche all'Europa, rea di promuovere la nuova categoria della 'bio-politica', e all'Italia, colpevole di assistere passivamente, all'interno dei propri confini, a persecuzioni contro i cristiani fatte non con le armi ma a colpi di "norme di legge, sentenze della magistratura, comportamenti irridenti il Vangelo, il Santo Padre, la Chiesa, la dottrina cattolica". Non vi è dubbio tuttavia che il principale imputato della requisitoria di mons. Amato sia l'esecutivo spagnolo.
"Ovviamente qui a Roma noi sappiamo bene di questo grave problema", ha osservato il presule nell'intervista, riferendosi all'avanzata del laicismo, anche nelle scuole di Spagna. "Fortunatamente - ha aggiunto - possiamo contare su una Chiesa spagnola che ha approfondito seriamente la materia e ha dato una risposta pubblica e chiara, in base al principio cattolico della difesa della libertà religiosa e dei diritti della dignità della vita e di ogni persona". "La questione - ha aggiunto - è che in tutta Europa si sta introducendo la categoria della cosiddetta biopolitica. Lo Stato cioé entra sempre più nella vita personale di ognuno: obbliga le famiglie a scegliere determinate scuole con determinate materie, non d'istruzione ma d'indottrinamento". "Avanza - ha incalzato con l'ultima stoccata - la statolatria, che, apparentemente eliminata, rientra dalla finestra. Certo la Chiesa in Spagna è molto reattiva, sta reagendo molto bene con grande dignità e grande fermezza a un'intrusione statale assolutamente illegittima sul tema dell'educazione dei propri giovani".
Apparentemente fatto 'a freddo', l'intervento di mons. Amato va letto in realtà nella grande preoccupazione con cui la Santa Sede segue ormai da anni ciò che appare ai suoi occhi la "deriva laicista" di una delle nazioni più cattoliche del mondo. Non si contano le scintille e gli incidenti di percorso avvenuti in questi mesi tra governo spagnolo da un lato, ed episcopato e Vaticano dall'altro. L'ultimo duello risale a circa tre settimane fa, quando i giudici di Valladolid decisero di rimuovere i crocefissi dalle aule di una scuola locale. "E' in atto una cristofobia", aveva tuonato l'arcivescovo di Toledo e primate di Spagna, card. Antonio Canizares Llovera, altro grande amico di Ratzinger, in procinto di trasferirsi a Roma come Prefetto del Dicastero per il Culto Divino.
Che io trovi queste dichiarazioni semplicemente agghiaccianti sembra quasi scontato, ma la mia reazione è stata ben più triste e terribile della semplice sorpresa.
Il vaticano parla chiaramente di "Religione laica" riferendosi all'educazione civica nelle scuole, l'educazione civica che se venisse insegnata sarebbe sicuramente unelemento di civiltà che molti italiani purtroppo disconoscono.
Ma per il vaticano no, è un male immorale, è statolatria, uno stato che vuole insegnare come esso funziona e che vuole insegnare il rispetto di tutti mettendo tutti sullo stesso piano sociale eliminando discriminazioni sessuali, religiose ed etniche, deve essere riportato sulla retta via.
Il vaticano si sente braccato dalla cività, perchè di fatto è nemico di ogni forma di laicità.
Cos'è la laicità?
è l'autonomia decisionale rispetto a ogni condizionamento ideologico, morale o religioso altrui.
In parole povere prendere le decisioni senza discriminare in base a religione o etnia.
Pur essendo solennemente sancito dalla Corte costituzionale, il «supremo» principio della laicità dello Stato fatica spaventosamente a trovare una sua applicazione in una nazione che si trova ad avere al suo interno (all’interno della sua capitale) uno staterello teocratico, sede della più diffusa organizzazione religiosa mondiale.
Atei, agnostici, non credenti o semplici indifferenti alla fede, fin dalla nascita sono pressoché obbligati, volenti o nolenti, a confrontarsi con questa invadente realtà.
Alla luce di tutto questo, di questa spaventosa ingerenza vaticana nella vita di tutti i giorni, quanto bruciano le incredibili parole di mons.Amato?
sinceramente fatico non poco a trovare le parole adatte per descrivere il mio sdegno, la mia indignazione, il mio disprezzo per chi pronuncia queste parole per salvaguardare i propri interessi, un'ideologia malata ed autoritaria che vuole il monopolio della sofferenza imponendola a tutti i costi perchè a detta loro avvicinerebbe al divino...
Non è un comportamento da biasimare?
La scorsa settimana il vaticano ha respinto un documento presentato dalla francia per depenalizzare l'omosessualità.
Perchè?
Perchè l'omosessualità è contro natura, ma cosa ne sa la chiesa di cosa è natura dato che ha una concezione tutta sua della natura?
Perchè sul caso riguardante Eluana Englaro deve opporsi così ferocemente contro una decisione della magistratura che ha sancito lo stop all'alimentazione ed all'idratazione come sarebbe successo naturalmente senza un intervento esterno?
La presunzione di onniscenza di fronte al mondo ed alle sue leggi fisiche è quantomeno sconcertante, se poi alla presunzione si impone una imposizione verso tutta una società, allora la situazione assume proporzioni bibliche, tanto per rimanere in tema.
ripropongo la visione di questo videoclip creato dall'UAAR unione degli atei agnostici razionalisti, circolo di roma
mercoledì 10 dicembre 2008
comunicato anticlericale n°2
guardare, riflettere, diffondere
il figlio
personalmente non posso dire se Yeshua/Gesù sia realmente esistito
ma storicamente non esiste prova alcuna dell'esistenza dell'uomo, eccetto i soliti vangeli apocrifi, giudicati inattendibili durante il concilio di Micea
ed i 4 vangeli sinottici di Marco, Luca Matteo e Giovanni(che molti non considerano neppure)...
le prime notizie risalgono alla metà del primo secolo dopo cristo, ma la figura più importante che ne parla è Paolo, quindi lettere di una persona che dichiaratamente non ha mai conosciuto colui che va predicando.
In queste lettere inoltre non fornisce nessun dato biografico su Gesù, ma sono più che altro un collage dell'immagine popolare diffusa nella cultura dell'epoca, che in segiuto sono diventate parte integrante del cristianesimo
non si parla mai di lui nemmeno nei documenti contemporanei
ovvero:
Plinio il giovane
Tacito
Svetonio
Flavio Giuseppe
Mentre i primi tre accennano vagamente alla figura di Cristo o cresto, quindi non specificamente riferiti alla persona, ma al mito popolare.
l'ultimo invece è considerato una fonte falsa da molto tempo, il passaggio in cui parla di un gesù come uomo saggio che compì opere straordinarie, che fu crocifisso e che resuscitò...ecc, risale alla fine del primo secolo dopo cristo, quindi decisamente poco attendibile, oltre che al soldo della gens Flavia nella quale fu accolto.
inoltre c'è la figura di pilato, altro elemento che storicamente non collima, Tacito lo descrive come procuratore, ma in altri testi è citato come prefetto, questo induce a pensare che lo stesso Tacito Nei suoi Annali parli semplicemente per sentito dire, cosa retroattiva anche per quanto riguarda la figura di Gesù(tra l'altro sono appena poche righe).
A questo punto è giusto porre una piccola riflessione: se queste poche fonti tra l'altro nemmeno cristiane ma pagane ed indirette(per sentito dire), per rigor di logica non sono sufficienti ad accreditare la storicità dell'uomo, allora ci si deve basare solo ed esclusivamente sulle fonti del nuovo testamento
Con lo stesso metro di giudizio, se i vangeli dicono il vero, allora qualsiasi fonte che parla di dei può essere giudicata veritiera, quindi anche l'iliade ha il diritto di essere presa sul serio.
Ma allora perchè nessun cristiano si sognerà mai di farlo?
P.s. l'ambientazione storica non è una prova, anche Schliemann ha trovato troia grazie all'iliade, ma questo non significa che gli dei dell'olimpo esistano o siano esistiti, lo stesso vale per gli eroi del poema.
Va da sè che un testo non è convalidato o confermato da un contesto storico narrato, però può subire il dubbio se questo comporta numerose contraddizioni, ed i vangeli se sono intrisi all'inverosimile.
Passiamo ai già citati vangeli ed in particolare alla cronologia
secondo i romani il vangelo di marco sarebbe stato scritto intorno al 70 dc.
secondo i greci e gli ebrei i vangeli di Matteo e Luca nel lasso di tempo tra i 70 ed il 100 dc
mentre Giovani, che mette d'accordo un pò tutti intorno al 100 dc. Inoltre quest'ultimo non sarebbe altro che una rielaborazione tardiva dei precedenti vangeli.
Ora, appare evidente che chi ha scritto i vangeli che sono stati considerati veritieri durante il concilio di Micea non è contemporaneo di Gesù
o che molto probabilmente non l'ha mai nemmeno conosciuto ma si basa escusivamente su fonti precedenti o anora più plausibilmente su dicerie popolari
Innanzitutto si Matteo che Luca riportano il primo per intero, il secondo per almeno 2/3 il vangelo di Marco(il più corto, solo 661 versetti a discapito degli oltre 1000 di entrambi)
e che quindi:
I due evangelisti abbiano attinto da ben due distinte fonti comuni ed infine da altre fonti proprie
Una delle perdute ed ipotizzate fonti comuni è definita la fonte Q, la quale sembra possa essere semplicemente una trascrizione di dicerie popolari.
Oppure si ipotizza si tratti del vangelo di Matteo, che si ritrova con 235 versetti in entrambi i vangeli citati ma non in quello di Marco.
Inoltre non fa minimamente cenno a nessuno degli elementi che renderebbero speciale o quantomeno straordinaria la figura del Cristo, cioè passione, morte e resurrezione, anzi non lo chiama nemmeno cristo.
La seconda fonte è un perduto protovangelo della comunità di Gerusalemme, tradotta in greco e poi interpretata in varie versioni che spiegano le discordanze tra Matteo e Luca.
quindi concordanze di massima ma discordanze nel dettaglio, ad esempio il discoso della pianura di Luca e della montagna secondo Matteo conferito in sintesi e rimaneggiamenti postumi pliurimi nel "Padre nostro".
ualche chiarimento importante:
1) gesù non ha mai scritto nulla, non ci è mai pervenuto nessun vangelo di gesù
2) non ci sono testimoni oculari dei suoi miracoli
3) i suoi apostoli erano persone semplici e probabilmente analfabeti
4) i vangeli sono scritti in greco(ora, se gli apostoli a malapea sapevano l'aramaico, come facevano a scrivere i vangeli in greco?)la risposta è: erano rivolti a non ebrei e per essere tollerati a Roma, e nei paesi sotto il suo dominio, dovevano eliminare qualsiasi riferimento circa l'attività politica svolta da Gesù. (quindi eliminando riferimenti politici e addossando la colpa sui deicidi ebrei che hanno subito nei loro confronti un odio bestiale per 2000 anni!)
5) Al di fuori dei soliti vangeli, nessuno ha mai testimoniato per iscritto gli eventi relativi alla sua nascita, ai suoi miracoli, al processo, alla sua morte o quant'altro lo riguarda. (ma dato che stiamo parlando di una persona che avrebbe cambiato l'umanità e sconvolto il mondo di allora seguito da una enorme folla di seguaci pare decisamente strano e pone dei seri dubbi sulla sua esistenza...)
6) Tutto ciò che si sa di gesù è stato scritto qualche secolo dopo la sua presunta esistenza, facendo man bassa su tutti i miti allora esistenti e noti nell'ambito dell'Impero Romano (e non solo), con una fantasiosa costruzione a tavolino resa poi "ufficiale" e "credibile" dagli interventi autoritari di Costantino nel quadro del Concilio di Nicea.
7) si tratta di opere di fede, finalizzate alla diffusione di un credo, chiuse nel loro contesto e quasi sempre in disaccordo con gli eventi storici
8) di nessun vangelo, canonico od altro, esiste lo scritto originale; oggi disponiamo solo di copie che durante i secoli hanno subito innumerevoli manipolazioni e modifiche per adattare i loro contenuti alle esigenze ad agli interessi del clero
9) i vangeli, in generale, non sono d'accordo su nessuno dei fatti più importanti della vita di Gesù. Nessuno degli autori ha mai conosciuto Gesù ed ascoltato le parole che vengono trascritte con tanta enfasi; i vangeli sono stati redatti su voci, racconti e miti ripresi, in maggior parte, da altri culti.
10) la presunta verginità della madonna è un dogma stabilito a posteriori nel concilio di Micea come l'umanità e contemporaneamente la divinità di gesù.
il resto... è mito
venerdì 28 novembre 2008
Termoli, una città un pò più verde
Da poco meno di una settimana è inizata in alcuni quartieri di Termoli, Difesa Grande, Colle Macchiuzzo, Rio Vivo, la Zona Artigianale e quella industriale, la raccolta differenziata, in poco tempo questa realtà si estenderà all'intero comune potenziando il servizio e portandolo a pieno regime, una vera prova di maturità culturale dei cittadini termolesi.
Perchè riciclare?
Perchè noi a livello pro-capite produciamo quantità industriali di rifiuti, consciamente o inconsciamente, siamo abituati non preoccuparci di quel che gettiamo via, eppure facendo l'esempio di un pranzo per una sola persona ecco cosa potremmo gettare via:
poniamo l'esempio di un primo piatto, una comune pasta, è in una sua confezione che nel venire terminata viene gettata via, poi abbiamo un condimento, che possa essere del tonno o un barattolino di sugo preconfezionato, bene... altro rifito.
Poi non sazi vogliamo anche un secondo piatto, poniamo caso una bella spinacina, anche questa ha il suo incarto che dovremo gettar via, ed infine una mela, da sbucciare, altro rifiuto.
Così facendo siamo costretti a produrre scarti che dovranno essere smaltiti, certo non da noi ma da una società preposta che si occupa di togliere di mezzo ciò che non vogliamo più tra i piedi.
Poniamo questo piccolo esempio in grande scala, a livello famigliare, quindi almeno una coppia o più persone per tre pasti fondamentali al giorno, più altri spuntini durante l'arco della giornata, aggiungiamoci altri rifiuti dovuti ad attività quali uno sgombero di un box auto, giardinaggio, il semplice pulire casa, moltiplichiamo queste attività giornaliere per trecentosessantacinque giorni l'anno e consideriamo che sarà una produzione senza soluzione di continuità, praticamente siamo invasi da rifiuti che dovranno essere raccolti, gestiti selettivamente, e quindi smaltiti.
Ma attualmente gli smaltimenti più comuni sono solo due, ovvero:
incenerimento;
discarica.
Molte regioni e molte province puntano sui termovalorizzatori, ma prima di bruciare rifiuti misti si deve fare una opportuna selezione.
Il perchè è ovvio, le sostanze che compongono i materiali che maneggiamo giornalmente sono spesso tossiche, vengono prodotte con l'uso di solventi, resine plastiche, metalli pesanti, e molte sostanze che già di per se possono essere pericolose, immaginiamo cosa possono produrre se bruciate oltre alla diossina ed alle polveri sottili come il pm10 fino al pm1.
Che ciò abbia ricadute sulla salute dei cittadini credo sia abbastanza evidente, stiamo parlando di sostanze tossiche e cancerogene.
Le discariche sono il sistema decisamente più comune, ma allo stesso tempo costituiscono una sconfitta, una exterma ratio secondo la quale non avendo alternativa si decide di seppellire i panni sporchi, ma questi spesso rimangono lì in eterno e colmata una discarica bisogna crearne un'altra.
Questa operazione non è indolore e non la si può certo effettuare ovunque, servono aree geologicamente adatte, il rifiuto si ossida, ha dei liquami che possono percolare nel terreno e inquinare la falda acquifera,dalla quale estraiamo un elemento vitale.
E' evidente che esiste un pericolo più che fondato, senza contare che quel terreno non è più salubre e certonon potrà essere agricolo, tantomeno ad uso edile.
Come ovviare a tutto ciò? Semplicemente facendo due operazioni:
la prima è il riutilizzo o il riciclo, la seconda che si augura prenda a livello in graduatoria della prima, ovvero la drastica riduzione di rifiuti a livello pro-capite.
Quindi un vero taglio alla radice del problema.
Badiamo bene che i rifiuti sono la primaria fonte di inquinamento e la cultura italiana ha sempre dimostrato di essere attenta ai problemi solo quando questi ci stanno sommergendo, a differenza degli stati del nord europa, sicuramente più attenti di noi.
Questi stati fanno di tutto per accaparrarsi i rifiuti, perchè hanno scoperto che i rifiuti sono un bene prezioso, badate bene, il riciclo èuna fonte di materie prime a bassissimo costo impressionante.
Non hanno più bisogno di essere trattati, basta solo un piccolo trattamento per rimodellare plastica, metallo, vetro e rivenderli alle imprese che li utilizzano per contenere i loro prodotti, insomma tanti soldi.
un pò di normative in materia di rifiuti:
D.Lgs 152/2006 art. 178. La gestione dei rifiuti costituisce attività di pubblico interesse al fine di assicurare un'elevata protezione dell'ambiente e controlli efficaci, tenendo conto della specificità dei rifiuti pericolosi nonché al fine di preservare le risorse naturali.
I rifiuti devono essere recuperati o smaltiti senza pericolo per la
salute dell'uomo e:
a) senza determinare rischi per l'acqua, l'aria, il suolo, nonché per la per la fauna e la flora;
b)senza causare inconvenienti da rumori o odori;
c) senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse, tutelati in base alla normativa vigente.
La gestione dei rifiuti è effettuata conformemente ai principi di precauzione, di prevenzione, di proporzionalità, di responsabilizzazione e di cooperazione, e di … “chi inquina paga”.
A tal fine la gestione dei rifiuti è effettuata secondo criteri di efficacia, efficienza, economicità e trasparenza.
art. 183
la GESTIONE dei rifiuti comprende:
la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti,compreso il controllo di queste operazioni, nonché il controllo delle discariche dopo la chiusura;
179, (c 1)
PRIORITA’
- favorire prioritariamente la prevenzione e la riduzione della produzione e della nocività,
- l'immissione sul mercato di prodotti concepiti in modo da non contribuire o da contribuire il meno possibile, per la loro fabbricazione, il loro uso o il loro smaltimento, ad incrementare la quantità o la nocività dei rifiuti e i rischi di inquinamento;
- sviluppo di tecniche appropriate per l'eliminazione di sostanze pericolose contenute nei rifiuti destinati ad essere recuperati.
179 (c 2)
le misure dirette al recupero dei rifiuti mediante riutilizzo, riciclo
o ogni altra azione diretta ad ottenere da essi materia prima secondaria sono adottate priorità rispetto all'uso dei rifiuti come fonte di energia.
180 (c1)
Agli strumenti di prevenzione tradizionali (eco-bilanci, sistemi di certificazione ambientale, analisi del ciclo di vita dei prodotti) vengono affiancati:
-Informazione e sensibilizzazione dei consumatori;
-Uso di sistemi di qualità;
-Sviluppo marchi ecologici di prodotto;
-previsione di clausole di gare d’appalto che valorizzino le capacità e le competenze tecniche in materia di prevenzione della produzione di rifiuti;
-la promozione di accordi e contratti di programma o protocolli d’intesa anche sperimentali finalizzati con
effetti migliorativi, alla prevenzione ed alla riduzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti.
art.181 Recupero attraverso:
a) il riutilizzo, il riciclo o le altre forme di recupero;
b) l'adozione di misure economiche e la determinazione di condizioni di appalto che prevedano l'impiego dei materiali recuperati dai rifiuti al fine di favorire il mercato dei materiali medesimi;
c) l'utilizzazione dei rifiuti come combustibile o come altro mezzo per produrre energia.
Oneri dei produttori, Priorità
a) autosmaltimento dei rifiuti;
b) conferimento dei rifiuti a terzi autorizzati;
c) conferimento dei rifiuti ai soggetti che gestiscono il servizio pubblico di raccolta dei rifiuti urbani;
d) utilizzazione del trasporto ferroviario di rifiuti pericolosi per distanze superiori a 350 km quantità
eccedenti le 25 tonn;
e) esportazione transfrontaliere;
condizione per l’esclusione della responsabilità del produttore per il corretto smaltimento per conferimento
ad impianti diversi dal servizio pubblico di raccolta è il “certificato di avvenuto smaltimento”
L'autorità d'ambito
struttura dotata di personalità giuridica costituita in ciascun ambito territoriale ottimale delimitato dalla competente Regione, alla quale gli Enti locali partecipano obbligatoriamente ed alla quale è trasferito l'esercizio delle loro competenze in materia di gestione integrata dei rifiuti.
art. 205
misure per incrementare la raccolta differenziata.
In ogni ambito territoriale ottimale deve essere assicurata una raccolta differenziata dei rifiuti urbani pari alle seguenti percentuali minime di rifiuti prodotti:
a) almeno il 35% entro il 31 dicembre 2006;
b) almeno il 45% entro il 31 dicembre 2008;
c) almeno il 65% entro il 31 dicembre 2012
Addizionale del 20% se obiettivi non raggiunti
Quindi, tutto questo discorso non è semplicemente legato al fatto che sono un inguaribile ambientalista, ma è una questione di legislazione a livello europeo in primis, e statale in conseguenza inoltre di coscenza civica che spesso latita e si dovrebbe notevolmente incrementare, capita invece che in molti si rivolgano a me dicendo: "a me non frega niente della raccolta differenziata, non la faccio perchè non mi interessa" oppure "è una scemenza", ecco bisogna smetterla di pensarla in questa maniera idiota e svegliarsi dal torpore letargico della noncuranza, visto che su questa palla che galleggia nel vuoto ci siamo tutti e la noncuranza dei pochi si riflette sul malessere dei molti, riflettiamoci e passiamo parola.
video realizzato per la campagna per la raccolta differenziata della regione lazio















